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OTAM 1954 – 2024: 70 anni sulla cresta dell’onda

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A colloquio con Matteo Belardinelli, direttore vendite di OTAM, per parlare di modelli, libertà di espressione, artigianalità, performance e stile di una produzione custom di super nicchia che da sempre conquista per l’unicità e la sportività delle sue imbarcazioni “fast and iconic”

di Olimpia De Casa, foto di Andrea Muscatello e OTAM
Non c’è che dire: i suoi 70 anni di onorata e ininterrotta attività, OTAM se li porta davvero bene. Da cantiere di rimessaggio (il nome, una volta con i puntini dopo ogni lettera, deriva da Organizzazione Tigullio Assistenza Motoscafi) a costruttore di imbarcazioni iconiche (termine utilizzato in senso proprio) per armatori provenienti da ogni parte del mondo, il passo non è stato breve né scontato, ma frutto di una serietà d’approccio che ha riguardato i processi ideativo, produttivo e, non ultimo, identitario. Fattori che, insieme a una connaturata avversione alle mode del momento, sono maturati nutrendosi di orgoglio, coraggio, senso di appartenenza: valori costruiti e tramandati all’insegna di una maestria e un’artigianalità coltivate con dedizione e intelligenza. Ne sa qualcosa Mario Rocca, storico dipendente andato in pensione un anno e mezzo fa dopo ben 56 primavere vissute in cantiere.

Ne sanno qualcosa pure gli armatori OTAM, clienti nella maggior parte dei casi ripetitivi, ed evidentemente più che affezionati, testimoni diretti di una produzione interprete di quel “bello e ben fatto” italiano che il mondo ci invidia. Sono loro, probabilmente, i migliori commerciali del cantiere. Senza ovviamente nulla togliere a Matteo Belardinelli che, tra l’altro, condivide la lettura al punto da aggiungere: «Non devo convincere nessuno, è sufficiente far provare la barca, meglio se con mare formato». Esiste un cliente “tipo”? «Nel nostro caso non direi, sono persone molto diverse per provenienza geografica, età, trascorsi. Sono naturalmente accomunate dalla passione per le barche sportive ma, soprattutto, da un aspetto: sanno esattamente quello che non vogliono». I “lustrini”? «Le chiacchiere». Che detto da un direttore vendite fa un poco strano. «In effetti da questo punto di vista non devo ricorrere alle leggi del marketing: il nostro miglior biglietto da visita è il prodotto. Siamo in grado di organizzare un’uscita in mare praticamente ovunque e senza troppo preavviso». E a quel punto? «Nasce l’amore, il classico colpo di fulmine». L’immagine del fulmine, viste le performance proprie della gamma Fast and Iconic, mi pare quanto mai azzeccata. A proposito, cosa provano alla guida clienti e potenziali tali? «Il piacere di viaggiare in crociera a 40 nodi, di raggiungere in sicurezza e comodità punte di oltre 50 senza avvertire alcuna vibrazione o rumore, di poter “giocare” con i trim per ricercare l’assetto migliore, di apprezzare l’incredibile manovrabilità, di realizzare una virata di 360° nel raggio di 35 metri, di affrontare un metro e mezzo d’onda senza risentirne in alcun modo».

Immagino che questi risultati siano frutto di un bel disegno di carena e di una costruzione altrettanto ben fatta. «Sono scafi con un deadrise superiore a 21°, carena a V profonda, prua molto aperta. Barche, quindi, iper reattive, ovviamente molto veloci, che difficilmente soffrono il maltempo, restando praticamente asciutte. Un’ingegneria assolutamente solida cui segue una metodologia costruttiva accostabile a quella del mondo corse. Le paratie vengono realizzate in un unico pezzo, da carena a coperta, diventando pilastri strutturali. Lo stesso vale per il piano di calpestio, elemento di assoluta continuità strutturale, e per i serbatoi, anch’essi tutti strutturali. L’accoppiamento dello scafo, in vinilestere e aramat, alla coperta, un sandwich con rinforzi unidirezionali in carbonio, rende pertanto la barca sostanzialmente monolitica e nello stesso tempo pronta a reggere sollecitazioni e torsioni alla velocità di almeno 40 nodi in crociera e di oltre 50 alla massima potenza. Una base strutturale che non teme confronti e su cui prende vita il processo artigianale degli interni, che vengono tagliati a mano a bordo, preallestiti completamente per evitare disallineamenti e imperfezioni che altrimenti potrebbero generare vibrazioni oltre che difetti estetici. È un procedimento raro e figlio dei valori indissolubili della miglior tradizione italiana». Una scelta di grande “carattere” anche in termini produttivi e industriali… «È uno dei motivi per cui nutro profondo rispetto per la proprietà. Per un imprenditore rappresenta un modus operandi molto sfidante, che prevede costi notevoli rispetto a una produzione di massa. È per questo, oltre che per ragioni di spazio, che OTAM ha scelto di realizzare tre, massimo quattro, imbarcazioni all’anno».

Un cantiere dunque di super nicchia, nella nicchia italiana di riferimento, che si prepara a lanciare, al prossimo Cannes Yachting Festival, la sua nuova ammiraglia, l’OTAM 90 in versione GTS. «Uno yacht che rimane sotto i 24 metri, commissionato per affiancare una flotta privata di unità molto più grandi. Pensato, quindi, per essere utilizzato come barca giorno, mantiene un profilo molto basso e si caratterizza per un pozzetto senza porta, che potrà tranquillamente accogliere sino a 25/30 persone sedute, e un accesso facilitato a tutte le zone, compresa quella prodiera, un’ampia dinette con area relax raggiungibile comodamente grazie a camminamenti laterali da 60 centimetri. Un custom puro, estremamente godibile e con un pedigree sportivo enfatizzato da una consolle di guida che si ispira al mondo delle auto da competizione, grazie a una struttura in fibra di carbonio che ricorda il sistema protettivo “halo” utilizzato dalle monoposto di Formula 1. In sala macchine sono già stati installati i due Mtu da 2.600 cavalli che, abbinati alle collaudate trasmissioni a elica di superficie Arneson, permetteranno di superare i 40 nodi». Lo yacht, una summa di prestazioni, comodità, spazio e stile, nasce dalla felice collaborazione con Giuseppe Bagnardi dello studio BG Design Firm, una delle “firme” coinvolte dal cantiere per disegnare e sviluppare il progetto a immagine e somiglianza del suo committente. Tra gli altri professionisti illustri che compongono il Co-Design Lab di OTAM, figurano Paolo Martin, Tommaso Spadolini, Achille Salvagni, Umberto Tagliavini, Francesco Guida, JDA (Joseph Dirand Architecture) e Cristiano Gatto. «Nomi che rappresentano un valore aggiunto importante per il cliente, che ha la libertà, ad esempio, di poter coinvolgere lo yacht designer che ha già creato per lui il suo megayacht». Quale significato rappresentano invece per il cantiere? «Misurarsi con “mostri sacri” del design significa dimostrare coraggio imprenditoriale. Customizzare in maniera estrema imbarcazioni dove anche solo spostare 50 chilogrammi cambia le carte in tavola non è certo come operare in una comfort zone. Rappresenta pertanto motivo di unicità ed orgoglio per noi, oltre che fonte di attrattività per nuovi clienti dal profilo altissimo».

Quanti, invece, hanno già scelto di possedere un OTAM chiedono che le loro barche continuino ad essere affidate negli anni alle mani esperte delle maestranze del cantiere affinché possano ricevere le cure migliori. «La scelta di dedicare parte dei nostri spazi all’invernaggio e al refit crea un senso di affezione, di appartenenza e di comunità molto forte e radicato. Ci sono armatori che pur di tenere la barca da noi, in cantiere o al leggendario Pontile OTAM di Santa Margherita Ligure, la spediscono ogni anno a fine stagione o, addirittura, affrontano 10.000 miglia di mare per andare e tornare da un’isola della Germania». Anche questa è la chiara testimonianza di quanto le imbarcazioni prodotte dal cantiere soddisfino appieno la voglia e il desiderio di condurle in prima persona, di navigare davvero stando ai comandi, di poterle utilizzare dodici mesi all’anno nel Mare del Nord come in Egeo, noto per la sua imprevedibilità. «Di godere, aggiungo, della tranquillità, della sicurezza e del comfort che, unite al piacere innato dell’adrenalina, permettono di definire a ragione la nostra produzione come espressione di autentico “lusso”».

A proposito di emozioni forti, come si arriva a ottenere simili prestazioni? «Le nostre velocità massime, che variano da 50 a 58 nodi in base al modello, si ottengono grazie al controllo puntuale del rapporto peso/potenza, frutto dell’esperienza pluriennale maturata nelle gare motonautiche offshore, ma anche a processi costruttivi e a materiali, quali ad esempio il kevlar, che permettono di poter affrontare gli sforzi a cui è soggetto uno scafo da competizione, beneficiando al contempo della leggerezza richiesta per ottenere simili andature». L’efficienza ne risente in qualche modo? «Tutt’altro. Non sempre a motorizzazioni potenti corrispondono grandi consumi. Alla velocità di crociera di 40 nodi, che si raggiunge a 1.600 giri, ogni imbarcazione OTAM non supera, infatti, i 10 lt/nm. A pari velocità, imbarcazioni considerate a basso consumo registrano valori molto più alti arrivando a rapporti di 14 lt/nm. È facile comprendere che in un lasso di dieci anni di utilizzo, guadagniamo sia sul fronte manutenzione motori sia su quello delle ore trascorse in trasferimento e, quindi, in vacanza». E il tempo è uno di quei lussi che non si possono acquistare… Se volessimo salpare dal vostro Pontile di Santa Margherita alle 15 di domani pomeriggio, potremmo essere a Porto Cervo per cena? «Anche per l’aperitivo. Impiegheremmo poco più di quattro ore. Se invece optassimo per Montecarlo, basterebbe partire alle 17 per essere al Port Hercule alle 19». Sarà anche per questo che i vostri usati mantengono un altissimo appeal sul mercato? «Per OTAM la “seconda mano” è tradizionalmente molto richiesta perché sono barche costruite e realizzate per durare nel tempo, immediatamente riconoscibili sia in porto sia all’àncora e contraddistinte da linee intramontabili». Nei suoi primi settant’anni, segnati anche da collaborazioni di peso come quella con l’ingegner Fabio Buzzi o con Marine Design, il cantiere ha varato oltre cento imbarcazioni altamente customizzate, scelte in moltissimi casi come chase boats di megayacht per l’estrema libertà d’azione consentita ad armatore ed ospiti, oltre che per l’indiscussa affidabilità del prodotto e del brand. La gamma Fast and Iconic oggi composta dagli OTAM 45, 58, 70 HT e GT, 80 HT e GTS e dal nuovo 90 – è affiancata dal segmento in alluminio Custom Range inaugurato nel 2016 da Gipsy, un tre ponti di 115 piedi disegnato da Tommaso Spadolini e contraddistinto da grandi volumi e da una velocità superiore a quella di un dislocante classico. Un grande esempio di esclusività e lusso che traccia la rotta di una nuova libertà di espressione per l’armatore affezionato al processo costruttivo e al design che rendono unico e riconoscibile OTAM nel mondo.

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