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"Nel ricordo di Alessandro Risolo"

Katia Paracchini, limpida come l’acqua, forte come l’acciaio

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Nel 2013, Elka partecipa al Dubai Boat Show negli Emirati Arabi Uniti dove presenta Cellini, rubinetto realizzato a mano in oro 18 carati e diamanti.
Opera d’arte. Nel 2013, al Dubai Boat Show, Elka ha presentato l’iconico Cellini, rubinetto realizzato a mano in oro 18 carati e diamanti.

Katia Paracchini non è soltanto un’imprenditrice di successo. È, prima di tutto, una donna che non si è arresa alle difficoltà. E ai colpi bassi. La sua tempra potrebbe essere un balsamo molto efficace per ungere gli ingranaggi della paura. Dell’inadeguatezza. Del timore di non farcela.
Capelli corti, neri come il buio, occhi dal taglio nipponico, schietta e concreta, visibilmente allergica a pizzi e merletti, racconta della sua Elka che, se non fosse per l’indiscussa notorietà, evoca in chi ascolta atmosfere fantasy. Ma Elka non è una principessa diafana uscita dalla penna dei fratelli Grimm, sotto scacco di una strega cattiva e non abita in qualche castello della Sassonia.
È il nome della sua azienda di San Maurizio d’Opaglio, nel Novarese, una realtà specializzata, ormai da un ventennio, nella produzione di rubinetteria, rinomata anche – e sempre di più – nel mondo dello yachting. Detto ciò, è certamente un nome che suscita parecchia curiosità. «È l’unione delle prime due iniziali di Elvira, la mia più cara amica, e di Katia, cioè della sottoscritta. Siamo cresciute insieme, abbiamo condiviso pezzi di vita importanti. Elvira è sempre stata al mio fianco, anche quando, a un certo punto, smarrita e confusa, cercavo di capire che cosa avrei voluto fare da grande. Pertanto, la scelta del nome è stata naturale, la definirei una forma di sincera riconoscenza» spiega. Ma è anche curioso che questa donna abbia a che fare, per via della professione che svolge, con due elementi molto precisi, l’acqua e l’acciaio. Dal punto di vista metaforico descrivono molto bene il suo carattere: Katia Paracchini è davvero trasparente come l’acqua, pulita, onesta, e inossidabile come l’acciaio. È un libro aperto, stampato su una carta che non si piega. Non fa grinze.

Uno scorcio del quartier generale di Elka, a San Maurizio d’Opaglio, nel Novarese.

Per la verità, nella vita dell’imprenditrice, oltre a Elvira, c’è un’altra persona che ha fatto la differenza, che l’ha sostenuta in ogni sua decisione, che ha saltato con lei senza avere la matematica certezza che il paracadute si sarebbe aperto sempre e comunque: il padre Agostino. In The Town, avvincente pellicola del 2010, Doug McRay (Ben Affleck) si rivolge così a James Coughlin (Jeremy Renner): «Ho bisogno del tuo aiuto, senza spiegarti il perché e senza che tu me lo possa chiedere… Aggiungo che qualcuno si farà male». Lui risponde: «Con che macchina andiamo?». Ecco, Agostino, per tutti Tino, è una specie di James. «Il mio papà…» sospira (e si commuove). Le bastano due secondi per pronunciare questa brevissima frase, eppure l’intensità del suono sottintende l’idea di un tempo infinito, scandito da condivisioni profondissime e amore incondizionato. «Da quando partecipo alle fiere, in qualunque paese si tengano, il primo giorno i miei genitori devono essere con me. Sono i miei ospiti d’onore. Ricordo la soddisfazione nel 2019 a Singapore. Feci vedere loro che Elka era a bordo delle barche più belle del mondo». Insomma, il paracadute si è aperto, eccome.

È proprio così. Dal 2006, anno in cui l’azienda ha debuttato nel settore nautico, Katia Paracchini riceve commesse prestigiose. Anche poco prima dell’intervista è squillato il telefono. Dall’altra parte, un signore a capo di un cantiere molto molto importante (area toscana) che le ha chiesto un incontro. È felice Katia e commenta con un prudente, ma compiaciuto «Vedremo… Chissà?». Be’, le premesse affinché l’interrogativo si trasformi in una nuova e proficua collaborazione ci sono tutte. Basta citare, a riprova, alcuni dei numerosi clienti di Katia Paracchini: il Gruppo Ferretti, Azimut|Benetti, Bluegame (brand di Sanlorenzo), The Italian Sea Group, Fiart, Sacs Marine….

Per l’esattezza, l’approdo dell’azienda piemontese al mondo nautico è avvenuto dopo tre anni dalla sua fondazione. Galeotto fu un camper. Il core business di Elka, infatti, inizialmente era la rubinetteria per i caravan. «Ero arrivata a produrre fino a mille e 500 piccoli rubinetti per questi mezzi che, ovviamente, a causa degli spazi ridotti richiedevano specifiche particolari. Non c’erano sabati e domeniche, lavoravo sette giorni su sette, 24 ore su 24, con l’aiuto di mio padre. Un giorno come tanti, per alcuni rilievi, sono salita su un camper. Era arredato in stile nautico. Ricordo che mi piacque moltissimo. Da lì si è accesa una lampadina. Oltretutto, devo ammettere che lo yachting mi ha sempre affascinata e l’idea di poter entrare in questo settore con i miei prodotti è sempre stato un sogno». Pienamente realizzato.

La prima commessa significativa è arrivata nel 2006 da Airon Marine, precisamente per un 43 piedi. Ma a Lezzeno, sul Lago di Como, Katia Paracchini non ha fatto soltanto il suo «battesimo dell’acqua»: seduto al tavolo con i vertici del cantiere c’era anche l’allora capo ufficio tecnico del cantiere, Luca Dosso. Chi è Luca Dosso? L’uomo che è diventato dapprima suo marito e infine prezioso collaboratore. È l’altra metà (perfetta) della mela, una bellissima storia “casa e bottega”.

Luca Dosso_Elka Design_Interviste nautiche
Luca Dosso

«Siamo entrambi creativi, anche se devo ammettere che in questo Luca ha una marcia in più. Io sono quella che ha il rapporto più diretto con il cliente, si tratti di cantiere o armatore». Armatore? «Sì, a volte capita che siano gli stessi proprietari degli yacht a contattarci e questo per noi è motivo di enorme soddisfazione. In un mercato così importante, esigente e competitivo, Elka c’è».
Vero, Elka c’è. Con le sue tre collezioni: una dedicata soltanto al Gruppo Ferretti, una di prodotti in serie (illustrata nel copioso catalogo consultabile anche sul sito elkadesign.it) e una custom per soddisfare i desideri dei tailor made addicted. A proposito di desideri, Katia Paracchini ha decisamente coronato il suo: «Volevo portare la mia azienda nel mondo. Senza presunzione posso dire di esserci riuscita».

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