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Christian Grande, il pensiero laterale

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La sua formazione arriva dal car design, il suo studio progetta anche per il mondo dell’architettura, dell’arredamento e della pelletteria. Nella nautica, Christian Grande è ormai uno dei nomi di riferimento e firma brand come Cranchi, Sacs e Invictus

photo by Pietro Bianchi

Abbiamo incontrato Christian Grande, progettista che arriva dal mondo del Car Design. Oggi è un punto di riferimento della progettazione nautica internazionale. Ha una visione trasversale e incontaminata con cui interpreta il presente e immagina il futuro.

Qual è la visione dello studio e sua nell’approccio al cliente?
Per primo, senza dubbio, parlerei di capacità adattativa, intesa come abilità di saper interpretare i tratti distintivi del cliente. La mia formazione, che viene dal car design, assieme al mio percorso professionale, mi portano a non forzare un mio stile individuale, quanto a trovare quello più appropriato al brand con cui sto collaborando. Bisogna capirlo a fondo partendo dal suo posizionamento, i suoi linguaggi, i suoi codici stilistici che sono significativi, riconoscibili, allettanti per il mercato.

«Se sei un vero designer non puoi pensare di poter ripetere gli stilemi da un marchio all’altro, è ridicolo. Oltre che poco etico. Devi capire chi è il tuo cliente, qual è la sua anima, e tirare fuori i segni che lo rappresentano. Se sei bravo crei degli stilemi che si adegueranno nel tempo, ma resteranno sempre, inconfondibilmente suoi, di quel brand».

Quindi, il brand prima di tutto.
Sì, questo per me vuol dire rinunciare ad esasperare il tratto nell’intento di rendere il prodotto riconoscibile come mio. Il mio intento è piuttosto la riconoscibilità della marca. Quello che deve fare un buon designer è quello che accade nel mondo delle auto dove, facendo un esempio, una Mercedes è sempre individuabile come tale grazie ai suoi linguaggi stilistici. Ed è quello che cerco di fare io in modo che, tra le centinaia di barche in esposizione in un Marina, un Sacs sia immediatamente riconoscibile come tale, un Cranchi come un Cranchi, un Invictus come un Invictus e così via.

Christian Grande

Il Magnifica 78 di Cranchi è un oggetto raffinato, per un armatore distinto. Una barca bilanciata, destinata a durare nel tempo e che non annoierà.

Possiamo dedurre che in questo tipo di visione il designer sia a stretto contatto con il marketing del cantiere.
Sì, prima di tutto perché parliamo di cantieri che producono in serie, fanno tante barche di dimensioni non esagerate. È importante dare valore al brand. Come designer veicoli il posizionamento della marca cercando di creare dei parametri che anche in futuro saranno una sua proprietà. Questi parametri sono anche un’anticipazione sul prodotto in un linguaggio di marketing. Infatti nel mondo della comunicazione tutto parte dal prodotto stesso. Se disegno un maxi-rib della Sacs che ha forme organiche, che esprime potenza e muscolarità in un suo modo caratteristico, questi elementi saranno lo spunto propositivo per iniziare a comunicare il prodotto. Per farti l’esempio: lo presenterò in scuro, non nel bianco. Le forme sono anche colore non solo geometrie.

E il colore, è da sempre molto importante per il vostro studio.
Per me il colore è un’arma importantissima per disegnare, alcuni rappresentano meglio delle forme, altri le smorzano. Questa consapevolezza ti permette di modellare: puoi esaltare o mettere sotto tono le forme. Il tutto per far sì che il prodotto acquisisca un grande equilibrio, una visione capace di esaltare i tratti che ti interessano. Per questo usiamo alcuni colori grigi e medi che esaltano le geometrie. Quando invece diventano molto chiari o molto scuri annientano la forma. E ci sono delle situazioni in cui fa molto comodo farla sparire, annientarla, come nel caso di un hard top molto alto. Oppure, se vuoi esaltare un elemento per la sua plasticità lo metti a contrasto con lo stesso colore, ma opaco anziché lucido. Ottieni delle forme differenti proprio perché la luce si ferma in maniera diversa sulle superfici opache o lucide. Le superfici lucide creano dei riflessi che impreziosiscono, fanno brillare, risplendere. Allo stesso modo sono anche meno oneste, perché spesso il riflesso, un abbaglio, può camuffare una forma. Lo si nota bene sulle automobili con verniciatura opaca, ci si rende conto di quanto è autentica la lettura delle forme. L’opaco è come il velluto, ci sono progressioni di luci e ombre che non vengono disturbate dal riflesso.

IL CLIENTE INVICTUS CURA I DETTAGLI IN MODO MANIACALE. LO RICONOSCI SUBITO DA COME SI VESTE E DA COME SI COMPORTA.

Il mondo del colore è molto complesso.
Conoscere i significati dei colori, non è facile, e cambiano a seconda degli ambienti in cui li metti. Gli scuri di base sono mistero, forza, raccontano della potenza intrinseca di un prodotto. I chiari sono più nudi, più accoglienti tendenzialmente votati “al buono”. Volendo semplificare, il nero, all’opposto, va verso il “cattivo”. In mezzo ci sono milioni di sfumature. Facendo un altro esempio i colori caldi sono significato di eleganza e in un ambiente marino a volte diventano un po’ mimetici, vedi il bronzo, che richiama il linguaggio delle scogliere. All’opposto dei colori freddi, che conducono all’idea del metallo, del titanio, che nel nostro immaginario collettivo sono riconducibili ai luoghi della meccanica e della forza.

Dopo la capacità adattativa e l’attenta gestione dei colori, cosa caratterizza ancora il vostro lavoro?
Direi la contaminazione. Lo studio lavora in ambiti molto diversi. A partire da tanta architettura. Affrontiamo tutti i progetti con una consapevolezza più ampia rispetto a quella specifica su cui stiamo lavorando.

CHI COMPRA UN MAXI-RIB DI SACS HA QUASI SEMPRE GIÀ UNA O DUE BARCHE. SONO GRANDI GIOCATTOLI, PER CHI VUOLE GODERE DEL PIACERE DELLA GUIDA E DELLA NAVIGAZIONE, PER ARMATORI CON UN EGO IMPORTANTE, E CHE VOGLIONO FARSI NOTARE.

In pratica cosa comporta?
Se facciamo una barca per un cantiere che produce in serie, ne conosciamo bene le tecniche produttive e le esigenze in termini di costi. Se progettiamo per l’architettura ci confrontiamo con un prodotto che è quasi one-off. Quando disegniamo arredamento per esterni affrontiamo problematiche molto specifiche. E ancora, quando ci occupiamo di pelletteria guardiamo, con estrema attenzione, alla cura del dettaglio. Questa interdisciplinarietà, queste contaminazioni portano non a copiare da un settore all’altro, ma a sperimentare, a creare una consapevolezza tutta nostra.

Le barche stanno diventando più belle?
È una domanda che non mi dovresti fare… è difficile e poco elegante giudicare gli altri. Diciamo che stanno diventando più varie. Mi viene in mente un paragone con l’architettura civile. Negli anni ’70 ha cominciato a valere tutto, abbiamo visto apparire palazzine e case di ogni tipo, e non si capiva più cos’era il bello e il brutto. Prima c’era il legame col luogo, con la tradizione. Poi è gradualmente scomparso.

Christian Grande

IL TEAM DI CHRISTIAN GRANDE È COMPOSTO DA PROFESSIONISTI SPECIALIZZATI IN VARI AMBITI CHE CONSENTONO ALLO STUDIO DI GESTIRE DIVERSI PROGETTI CONTEMPORANEAMENTE E DI LAVORARE SU VARI SETTORI DI PRODOTTI INDUSTRIALI, DAGLI YACHT ALLA PROGETTAZIONE DI AUTOMOBILI DALL’INTERIOR DESIGN ALL’ARCHITETTURA CIVILE.

Ma restando nel mondo marino…
Adesso nell’ambito nautico vedo dei cantieri seguiti da colleghi che fanno un lavoro meraviglioso, e poi altri brand che invece vanno avanti all’insegna del “fai da te”. Alcuni con una visione molto chiara, altri con le idee molto confuse a volte copiate da più parti, che poi non riescono a creare coerenza nel legame tra scafo e coperta. Lavori realizzati senza un direttore d’orchestra, senza una visione, che è ciò che dà durata nel tempo. Personalmente sto sempre molto attento a quello che fanno i colleghi, quelli bravi, chi fa meglio di me. Sono uno spunto, non per copiare perché sono ben cosciente della mia identità, ma perché magari hanno risolto bene un problema progettuale e allora dico: bravi! Lo dico con ammirazione, c’è spazio per tutti.

A questo proposito, cos’ha visto di bello ultimamente?
Ti dico Axopar. Apprezzo molto come hanno fatto un prodotto che nel mercato non esisteva. Fa girare la testa nella sua semplicità. Non a caso ha dato spunto a molti “copiatori”. E i numeri gli danno ragione. Io guardo i prodotti non dal punto di vista dell’artista, ma del designer e dico che questi hanno fatto centro, hanno venduto un sacco di barche.

In passato la barca era vista come oggetto, ora siamo nell’epoca della barca come fabbrica di esperienze, ma sembra che ci sia qualche richiamo al classico. Qual è la sua opinione?
La mente delle persone ha bisogno di essere confortata. Tutti abbiamo un attimo nostalgico, soprattutto chi ha un po’ di cultura del mare e del navigare è contento di rivedere alcune scene. È un richiamo che esiste e che attecchisce soprattutto su chi ha maturato una certa esperienza, e sa riconoscere degli stili. Poi il fenomeno, una volta riproposto, vedi nelle auto i casi Mini e 500, si massifica, si diffonde. Anche su chi, magari, neanche ha mai visto una vecchia Mini.

Christian Grande

«È molto importante avere la capacità di saper cambiare il punto di vista. Ci sono occasioni in cui devi saperti avvicinare agli oggetti, devi guardarli da vicino. Devi disegnare una bitta per Foresti & Suardi o una poltrona per Besenzoni. E poi devi essere capace, subito dopo, di allontanarti e capire come starà una barca in mare, o una villa sulla riva del lago».

Vedremo tentativi di vecchi Baglietto o Chris Craft ristilizzati?
No, credo che vedremo forme e segni che non saranno più quelli che quest’epoca ha voluto. Parlo di quei linguaggi aggressivi, guerrieri, tipici di una società progressista a tutti i costi e che vuole urlare “Io ce l’ho fatta”. Credo anche che gli armatori siano più maturi. Il lusso è potersi godere il proprio tempo. Non c’è bisogno di misurarsi a vicenda. Per il weekend, è forse meglio tirar fuori dal box un vecchio Duetto piuttosto che un Hammer. C’è forse più consapevolezza, meno debiti verso il prossimo.

E la barca di Christian Grande com’è?
Una barca senza tempo. Probabilmente una navetta, sicuramente dallo stile classico. Per me stare sul mare è sinonimo di rilassamento. Il momento a bordo lo ritengo romantico. La mia casa è in stile moderno, ma una villa la vorrei classica, in Toscana. Avere un luogo distaccato del tempo significa avere lo spazio per abbandonarsi a sé stessi.

(Christian Grande, il pensiero laterale – Luglio 2023)

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