Gli effetti della serrata imposta dal #coronavirus non tardano a farsi sentire nel mondo della nautica. Molte aziende, soprattutto le piccole, cominciano a fare i conti con la liquidità che si assottiglia sempre di più. Com’era prevedibile, del resto. A oggi, la potenza di fuoco annunciata dal premier Giuseppe Conte ha sortito l’effetto di un petardo. La vagonata di miliardi resta per ora sulla carta se è vero, come è vero, che del decretino del 25 marzo e dell’annunciato decretone (400 miliardi) non ha ancora beneficiato nessuno. Ammesso che la promessa liquidità si materializzi in fretta, rimane il lato comico che recita più o meno così: lo Stato mi impone di chiudere, poi mi chiede di indebitarmi con le banche per riprendere a lavorare. Aziende e lavoratori tedeschi, svizzeri e americani hanno già ricevuto sul conto corrente bonifici veri. A fondo perduto. A questo proposito registriamo un appello agli imprenditori di tutto il settore lanciato da Emanuele Maria Valdenassi, titolare dell’omonima azienda di Arma di Taggia che commercializza arredamenti esterni per yacht e superyacht. Di seguto l’appello:
“Cari colleghi imprenditori nautici, paghiamo i fornitori – scrive Valdenassi – Paghiamo perché è giusto nei confronti di chi ci ha fornito beni e servizi, paghiamo perché è giusto rispettare i contratti, paghiamo perché le nostre aziende sono serie, paghiamo perché siamo consapevoli che ciò va a beneficio di tante persone. In questo momento noi imprenditori abbiamo una grandissima responsabilità. Dalle nostre azioni dipende la vita di tante persone che direttamente e indirettamente lavorano per noi. Non spezziamo la catena dei pagamenti perché contribuiremmo ad affondare la filiera nautica. Tutti noi ci troviamo ad affrontare una carenza o mancanza di liquidità dovuta al fermo delle nostre aziende e per far fronte ai prossimi pagamenti dobbiamo immettere soldi nelle nostre aziende, soldi personali con un finanziamento soci. Dobbiamo farlo a tutti costi, dando fondo ai risparmi di ciascuno di noi. Dobbiamo salvare le nostre aziende e tutte le aziende della filiera nautica. Dobbiamo farlo oggi – conclude la lettera – perché domani potrebbe essere troppo tardi. Dimostriamo a tutti il nostro coraggio, la nostra tenacia, il nostro attaccamento alle nostre aziende e alla nautica. Quando sarà passata questa tempesta, al prossimo salone nautico, dobbiamo poterci guardare negli occhi e riconoscere in ciascuno di noi il capitano coraggioso che non ha abbandonato il timone della sua nave”.
Nautica, Valdenassi: “Cari colleghi, paghiamo i fornitori”
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