Maurizio Balducci, figlio del fondatore di Overmarine, insieme alla sorella Katia è alla guida del gruppo. Gruppo che, dal 1985 – senza se e senza ma – è un punto di riferimento della nautica italiana nel mondo. Persona estremamente riservata, allergica all’uso e abuso di aggettivi, molto concreta e dotata di mirabile capacità di sintesi, traccia qui un’efficace panoramica dello stato dell’arte del settore. In duplice veste, da costruttore e da vice presidente di Confindustria Nautica.
Suo padre ha scritto alcune delle pagine più belle della storia della nautica. Può raccontarne “una” che più di altre suscita in lei particolari emozioni?
«Più che un singolo episodio, mi piace ricordare la sua instancabile voglia di fare. Non facevamo in tempo a terminare un progetto, che si trattasse di una nuova nave o di un nuovo sito produttivo, e già pensava a quello successivo».

Lei è un costruttore, ma è anche un uomo delle istituzioni per via del suo ruolo in Confindustria Nautica. A chi da sempre lamenta criticità legate a Genova, offerta turistica e viabilità in primis, che in qualche misura avrebbero ricadute negative sul Salone, che cosa risponde?
«Genova è un Salone in continua crescita. Con il completamento dei lavori del Waterfront avremo il più bel quartiere fieristico con spazi che faranno invidia agli altri Saloni affacciati sul mare. La viabilità è un problema, vero, ma le nuove opere pubbliche, già in fase avanzata di realizzazione, miglioreranno questa situazione. Negli ultimi anni inoltre è anche migliorato il rapporto che la città ha con il Salone, Salone che – ricordo – ha un impatto economico complessivo sul territorio di 72 milioni di euro (valori da indagine Nielsen). Senza contare i numerosi eventi collaterali organizzati proprio nei giorni della fiera. Diciamo che ci sono tutte le condizioni perché il Nautico diventi sempre più bello e attrattivo per gli amanti del mare».
Se invece parliamo di prodotto in generale, che cosa risponde a quanti sostengono che oggi ci sia una certa omologazione nel modo di costruire le imbarcazioni? Sempre più esercizi di stile, sempre più case, sempre meno barche.
«Questa osservazione è corretta. Molte barche all’interno sembrano delle abitazioni. Per quanto ci riguarda, i nostri arredi sono completamente personalizzabili e anche quando un cliente ci chiede una soluzione più “home design”, gli ricordiamo che siamo a bordo di una nave e pertanto dobbiamo coniugare lo stile con la praticità e funzionalità, aspetti per noi essenziali».
Sulla scia di questa domanda, cito una sua dichiarazione: «Abbiamo sempre costruito, con passione e anche divertendoci, gli yacht che avevamo in mente e che, fortunatamente, sono stati apprezzati anche dagli armatori». Questo significa che non seguite i trend di mercato?
«Bisogna analizzare i singoli trend di mercato. Se per esempio si parla dell’importanza di avere più luce a bordo e di avere sempre in tutti i locali un contatto con il mare, noi siamo stati tra i primi a farlo nostro. Ci sono altri trend che invece non condividiamo e che pertanto non seguiamo. Posso quindi confermare la mia affermazione».
Avete stretto partnership con BTWO Marine in Turchia per consolidare la vostra presenza e offrire servizi in loco alle unità Mangusta, puntando su un mercato nautico in crescita. È stupito da questo exploit della Turchia? Ci sono altri mercati che lei ritiene essere in espansione nei prossimi anni?
«L’ascesa del mercato turco è stata veramente sorprendente. Abbiamo venduto diverse navi importanti ad armatori esperti che dopo aver acquistato diverse altre navi sono approdati al nostro prodotto. Credo che al termine delle guerre in corso – che mi auguro avvenga in breve tempo – Russia ed Israele torneranno a essere mercati interessanti».
In merito al grande tema della sostenibilità, quali sono i risultati raggiunti finora dal gruppo e quali i prossimi step?
«Forti della nostra esperienza di costruttori di navi sportive e veloci, dove i temi dell’efficienza e della riduzione dei pesi sono sempre stati importanti per raggiungere le migliori prestazioni, a partire dal 2010 abbiamo riprogettato le nostre barche per ottimizzare i consumi, che abbiamo ridotto del 30%, sacrificando anche 5, 10 nodi di velocità massima. Stiamo continuando a studiare soluzioni in questa direzione, ma non bisogna pensare che nel prossimo futuro nel nostro settore ci saranno grandi innovazioni tecnologiche. Ci vorranno ancora anni prima che le nuove generazioni di motori, che sono al momento in fase di progettazione, arrivino sul mercato. Ma ripeto: tutto quello che si poteva fare per la sostenibilità lo abbiamo fatto e questo senza che sia un obbligo per la nostra industria».
Chi è il vostro armatore tipo? E che cosa chiede?
«È un armatore esperto che di solito ha già avuto diverse barche e che quindi vuole costruirsi una nave da personalizzare, completamente per quanto concerne gli arredi interni, con l’idea di utilizzarla per diversi anni. Sono pochi i nostri clienti che rivendono la loro nave dopo qualche stagione, la maggior parte la usa per molto, molto tempo».
A proposito di tempo, che anni ha davanti a sé il settore nautico, tenendo conto della situazione politico-economica internazionale decisamente instabile?
«Sono convinto che nel mondo ci saranno sempre persone che vorranno acquistare delle nuove navi. L’importante, quando ci sono periodi di minore richiesta, è avere delle belle navi, ben costruite, da poter vendere».
Può fare qualche accenno a nuovi progetti?
«Al Salone nautico di Monaco abbiamo presentato il Mangusta Oceano 52, una nave dislocante in acciaio e alluminio che permette all’armatore di poter scegliere tra 12 diverse configurazioni. Una di queste permette di avere anche la cabina armatore a prua del main deck. Attualmente stiamo lavorando a tre nuovi progetti che presenteremo nei prossimi anni. Non posso aggiungere altro».
Lei è una persona molto riservata. Ma tentar non nuoce: quando smette i panni di imprenditore, a quali passioni si dedica?
«Una delle mie passioni è sicuramente il mare. Passione cui tuttavia in questi anni non ho potuto dedicare il tempo che avrei voluto. Mi sono ripromesso di farlo a partire dalla prossima estate. Spero che non si riveli una promessa da marinaio!».


