La navetta Gonca è stata restaurata magnificamente a Tuzla da RMK Marine sotto la direzione dell’architetto navale Özgür Numan
by Bruno Cianci – photo by Bruno Cianci and Hakan Günes
La navetta Gonca è tornata in quella che per più di vent’anni è stata la sua casa: il Rahmi M. Koç Müzesi. Questo museo, fondato a Istanbul nel 1994 e allargatosi nel 2001 all’attuale sede sul Corno d’Oro, porta il nome del suo fondatore che, per fortuna, è vivo e vegeto. In Turchia, infatti, è tutt’altro che insolito intestare musei, infrastrutture o navi a persone viventi. Presidente onorario di Koç Holding, gruppo da 85 miliardi di dollari di fatturato annuo (2022), questo gentiluomo nato ad Ankara nel 1930 è un incallito collezionista di oggetti legati alla storia dell’industria e della navigazione, al punto che ha dovuto fondare dei musei per raccoglierli e renderli visibili a tutti. Possiede così tante barche da non sapere quante siano. Qualcuno le arrotonda a cinquanta per praticità, ma quasi certamente sono di più. Alcune, come Romola, Lady Edith, Rosalie, Maid of Honour e Gonca, sono pezzi unici. Gonca non è il più antico (il rimorchiatore olandese Rosalie, che è del 1873, è la barca più vecchia della collezione), ma è una delle più affascinanti, anche perché la sua storia è avvolta in una coltre di fumo. Fumo prodotto da macchine a vapore, ça va sans dire…

La storia
Nonostante siano state condotte approfondite ricerche, le origini di Gonca (la lettera ‘c’ si pronuncia come la ‘g’ in ‘gelo’) sono tuttora avvolte nel mistero e difficilmente, alla luce dei documenti disponibili, sarà possibile trovare il bandolo della matassa. La sua storia è nota solo dopo il secondo dopoguerra, mentre tutto ciò che è accaduto prima è frutto di tesi. La teoria più accreditata vuole che la navetta – che al pari delle macchine è del tutto priva di targhe e di punzonature – sia stata costruita in un cantiere navale britannico nei primissimi anni del Novecento, il che è deducibile da alcuni indizi, il primo dei quali è la presenza di macchine di fattura inglese; altri indizi riguardano la strumentazione e altre parti realizzate ancora una volta in Gran Bretagna.

Il progetto tecnico è stato ideato da Camper & Nicholsons, con interni firmati Ken Freivokh Design.




