Giovanna Vitelli ha il potere, rassicurante, di riuscire a trasmettere una consapevolezza che mette immediatamente al riparo dal rischio fraintendimenti. La sua visione manageriale è chiara, strutturata, consolidata, frutto di un’autorevolezza maturata sul campo che la pone tra le protagoniste più influenti del panorama nautico internazionale. Vice presidente di Azimut | Benetti, il Gruppo leader mondiale nella costruzione di yacht sopra i 24 metri, è entrata nell’azienda di famiglia fondata dal padre, Paolo Vitelli, quando la sua carriera aveva di fatto già imboccato la strada dell’avvocatura. E non, ça va sans dire, in uno studio legale qualunque, ma nella sede di New York di quello specializzato in operazioni societarie in cui aveva lavorato per cinque anni a Milano.
Quindi non esattamente un destino scritto…
Giovanna Vitelli e il suo ingresso in Azimut | Benetti
«DIREI PIUTTOSTO UNA LIBERA SCELTA, ma anche una scelta saggiamente condotta. Erano gli inizi del 2000, gli anni delle acquisizioni e del boom della Borsa. In quello studio ho trascorso i miei primi cinque anni post laurea, una bella palestra nell’ambito delle operazioni societarie. In questi grossi studi è prevista, naturalmente, una grande gavetta, cominci a vedere la luce quando ti propongono di trasferirti nello studio partner all’estero. Era arrivato il mio turno, destinazione Stati Uniti. Avevo accettato l’incarico con grande gioia, avevo già il mio visto e il biglietto aereo pronto».
CHE COSA HA TRATTENUTO GIOVANNA VITELLI DAL RAGGIUNGERE IL GATE? «Il tentennare un attimo di mio padre. Se fossi partita la mia strada sarebbe stata un’altra e, senza ricambio generazionale, lui avrebbe probabilmente valutato un’offerta di acquisto arrivata proprio in quel momento. Le sirene per l’azienda di famiglia ebbero il sopravvento. Sedevo già, dall’età di 21 anni nel Consiglio di Amministrazione, stracciai biglietto aereo e visto e uscii dallo studio legale, lasciandomi comunque aperta la porta per poter tornare nel giro di un anno. Sono ancora qui, non sono tornata indietro. Fu intelligente la scelta di mio padre di lasciarmi la libertà così come intelligente fu farmi capire quello che avrei perso. È stato utile, lo consiglio sempre quando mi invitano a parlare agli incontri delle associazioni delle aziende famigliari, misurarsi con il mondo esterno: aiuta a decidere consapevolmente, a capire veramente ciò che si vuole e ciò che si sa fare. Anche perché quella che ci si assume è una responsabilità prima di tutto sociale. La nostra azienda ha 2000 dipendenti diretti e altrettanti dell’indotto, dimensioni che mi fanno sentire molto l’onere di questa assunzione di responsabilità».
Giovanna Vitelli, cosa vuol dire essere vice presidente di Azimut | Benetti
A QUESTO PROPOSITO, COSA SIGNIFICA PER GIOVANNA VITELLI ESSERE VICE PRESIDENTE DEL GRUPPO LEADER A LIVELLO MONDIALE, DA 22 ANNI CONSECUTIVI, NELLA COSTRUZIONE DI YACHT SOPRA I 24 METRI? «Ti ringrazio per questa domanda. Oltre che un onere è sicuramente un onore perché è una leadership mondiale in un settore in cui l’Italia detiene il primato, soprattutto nella costruzione di megayacht. Un’eccellenza del made in Italy, mi piace ricordarlo, di cui poco si conosce rispetto al design, alla moda, ai gioielli. In questa supremazia siamo in vetta e lo siamo da 22 anni: un onore perché mantenere salda questa leadership per un arco temporale così lungo significa non aver inventato una ricetta al momento ma aver costruito fondamenta solide e profonde. Ho il privilegio di aver ereditato questo gioiello da mio padre che l’ha fondato, ma anche la responsabilità di traghettarlo verso il futuro. Un Dna di prodotto, ma anche di etica aziendale, tipica forse delle aziende di famiglia in generale, che vogliamo preservare».
Azimut | Benetti, il Gruppo in grado di soddisfare ogni tipo di richiesta
DEL RESTO LA CIFRA CHE, SIN DALLE ORIGINI, HA CONTRADDISTINTO LA CRESCITA DEL GRUPPO È STATA LA CAPACITÀ DI PENSARE E CONCEPIRE PRODOTTI INEDITI E DI POTER CONTARE SU UNA GAMMA AMPIA, IN GRADO DI SODDISFARE OGNI TIPO DI RICHIESTA. «Rispetto al primato tutto italiano, che si colloca, in particolare, nella fascia di imbarcazioni comprese tra i 24 e i 50 metri, dove noi rappresentiamo il costruttore che in assoluto produce i più alti volumi forti di un prodotto molto differenziato, copriamo anche – e siamo gli unici nel Sud Europa – la fascia dei megayacht dai 50 agli oltre 100 metri, dove, invece, è storicamente molto forte la concorrenza Nord Europea, olandese e tedesca. Loro non sono riusciti a scendere nella fascia più bassa, viceversa gli italiani faticano a imporsi in quella superiore ai 50 metri, dove importanti più che mai diventano professionalità, puntualità nella consegna, alta qualità esecutiva. Noi ci siamo, e questo è un fatto».
CHE SI AGGIUNGE ALLE “SPALLE LARGHE” DI UN’AZIENDA che, per coprire questa ampia richiesta del mercato, è sempre stata in grado di affrontare investimenti molto importanti nel rinnovamento del prodotto e, non ultimo, di strutturarsi managerialmente – il passaggio dall’essere cantiere a Gruppo è un atout fondamentale – per costruire quella continuità e longevità certificata da una leadership mondiale che dura da 22 anni.
«Credo faccia parte del processo di crescita ed evoluzione passare dall’”uno e uno solo”, in cui si riconosceva l’azienda all’epoca della fondazione, a un gruppo e a un team coeso, animato dalla capacità di fare squadra e dalla volontà di maturare nella condivisione delle rispettive competenze – ha aggiunto Giovanna Vitelli – Al risultato, mi sono accorta nel tempo, ha contribuito l’essere riuscita, insieme con una squadra di manager altamente qualificati ed esperti, ad essere un buon interprete di quell’approccio pioneristico che aveva il papà quando ha fondato l’azienda. All’elemento tecnologico, insito nell’innovazione del prodotto, ho quindi legato quello estetico, del design, dell’architettura, dell’ingegneria e dello studio delle carene. Ho quindi portato avanti le intuizioni e le idee della nascita, declinandole in funzione dell’epoca e dei momenti».
Il mercato della nautica secondo Giovanna Vitelli
QUELLO ATTUALE È UN BEL MOMENTO? «Nella mia vita professionale, che comincia a essere lunghetta, non ho un ricordo di un boom di mercato come quello che stiamo vivendo. Nell’aprile 2020, quando eravamo in pieno lockdown e il mondo parlava solo di beni essenziali, confesso di aver avuto paura. Invece è proprio in quel momento che la barca è tornata alla ribalta per la sua caratteristica più bella, un luogo in cui scegliere con chi e dove essere, un mezzo per poter continuare a respirare la libertà, in quel momento perduta sulla terra ferma. Da qui il grande boom, registrato un po’ in tutti i segmenti. Ma se si guarda attentamente il portafoglio ordini, i marchi che hanno fatto il salto più alto sono quelli che hanno proposto prodotti molto innovativi. Noi, in particolare, abbiamo avuto la fortuna e la capacità di anticipare la tendenza, proponendo un utilizzo più informale e istintivo dell’oggetto barca, tecnologie sostenibili e, come nel caso del Magellano 25 metri, sistemi di aerazione e purificazione dell’aria che funzionano anche contro i batteri. Insomma, tutta una serie di cose che andavano nella direzione, poi confermatasi vincente, di un ritorno al concetto più intrinseco e bello dell’universo barca».
COME SI RIESCE A STARE DIETRO AGLI ORDINI? «Oggi la grande sfida è proprio quella produttiva: al grande boom della domanda corrispondono enormi difficoltà legate all’approvvigionamento dei materiali e, in parte, alle misure di prevenzione Covid, che hanno comportato alcune assenze per quarantena o isolamento fiduciario. Ci siamo quindi tutti focalizzati maggiormente sulla strategia, l’organizzazione e l’unione più marcata e sentita, che trovo molto bella, tra azienda e sindacato, a testimonianza della missione comune: lavorare e produrre barche fa bene a tutti. Siamo stati tra le aziende che si sono fermate meno perché abbiamo attuato una politica molto prudenziale all’inizio, che ci ha consentito di non chiudere mai i reparti, tutelando maggiormente i lavoratori e l’azienda».
Azimut | Benetti tra sostenibilità e sviluppo
C’È UN ALTRO CAPITOLO CHE OCCUPA BUONA PARTE DEL DIBATTITO ATTUALE ED È QUELLO, DESTINATO AD UNA CORPOSITÀ E RILEVANZA CRESCENTE, DELLA SOSTENIBILITÀ AMBIENTALE DELLA PRODUZIONE NAUTICA. «Azimut | Benetti – ci spiega Giovanna Vitelli – affronta il tema della sostenibilità ambientale da un duplice punto di vista: quello dei materiali e quello delle propulsioni. Per prima cosa, abbiamo scelto di usare il carbonio per ridurre l’impatto ambientale della barca. Il carbonio è normalmente associato al concetto di velocità, ma permette anche di alleggerire il manufatto e, abbinato a forme di carena progettate ad hoc dal nostro team R&D, ci consente di diminuire la potenza installata e così di ridurre le emissioni fino al 30%, senza compromettere la performance».
«È un dato forse meno conosciuto, ma che comporta un risultato tangibile e soprattutto valido per tutte le barche e non solo per le pochissime che hanno il diesel elettrico. Abbiamo scelto di utilizzare il carbonio consapevoli della portata del suo impiego e in questa apparente semplicità c’è in realtà moltissimo: il carbonio costa il 30% in più della vetroresina e realizzare tutte le sovrastrutture in carbonio significa offrire al cliente una barca con un prezzo in linea con il segmento di riferimento, ma con un valore intrinseco decisamente più alto e, soprattutto, concretamente più sostenibile».
C’È POI IL MONDO DELLE PROPULSIONI, un tema che affascina molto la stampa, potendo spendere più facilmente la notiziabilità ereditata dalla discussione vissuta nell’automotive. «Noi abbiamo introdotto la prima installazione diesel elettrica nel 2005 a bordo del 65 metri Ambrosia, quindi sul Magellano 50, prima barca sotto i 60 piedi a conseguire la Notazione Rina Green Plus. Si trattava di soluzioni all’epoca molto pioneristiche, il cantiere investiva a fondo perduto e con un approccio di sistema, integrando soluzioni tecnologiche all’avanguardia – ad esempio batterie o generatori – realizzate in autonomia da altri produttori. Investimenti necessari e che ci hanno consentito di sviluppare esperienza e competenze, ma fatti a fronte di una domanda di mercato ancora acerba».
«Tra pochi mesi – ci svela Giovanna Vitelli – usciamo invece con il B.Yond, la barca più green di sempre dal punto di vista delle emissioni, 37 metri con sistema ibrido sviluppato in collaborazione con Siemens. Benetti B.Yond segna un cambio epocale: non è più solo il cantiere che spinge, che innova, che investe a fondo perduto, ma è anche il mercato che inizia a manifestare un desiderio di maggiore sostenibilità ambientale. Delle nove unità già vendute, più della metà installeranno, infatti, il sistema ibrido, richiesto da clienti evidentemente pronti a pagare anche una cifra significativa in più per ridurre l’impatto ambientale».
DAL TEMA, COMPLESSO, DELLA SOSTENIBILITÀ A QUELLO DEGLI INVESTIMENTI NECESSARI ALLA CRESCITA E ALLO SVILUPPO. «Sviluppare soluzioni tecnologiche innovative e sostenibili, rispondere ai nuovi standard e alle sempre più stringenti normative europee rappresenta una delle priorità dell’agenda dell’area R&D ma anche degli investimenti di Gruppo. Abbiamo avuto e abbiamo un focus molto forte sul prodotto, e credo di poter dire che siamo all’avanguardia nel settore, e stiamo progressivamente affrontando un altro capitolo per noi molto sentito, che è quello di rendere sempre meno energivori anche i nostri siti produttivi. Siamo quindi concentrati su tre fronti paralleli: sviluppo dei cantieri in modo trasversale, propulsioni diesel-elettriche Benetti, funzionalità Hotel Mode (la capacità di usare, a zero emissioni, tutti i servizi di bordo che vengono alimentati da batterie e non più dal motore diesel, ndr) Azimut».
Se il nome della Avvocatessa Giovanna Vitelli fosse stato inciso sulla targa di un prestigioso studio legale newyorkese non avrei probabilmente mai potuto realizzare questo incontro e chissà se Avigliana, comune dell’hinterland torinese dove ha sede il quartier generale del Gruppo, avrebbe avuto una risonanza così internazionale e… autorevole.


