Cantami o diva l’ira funesta… di un Piero Formenti mai visto così furibondo. Così parlò ZARathustra… Il vice presidente di Ucina e presidente dell’European Boating Industry (Ebi), nonché patron dei cantieri Zar Formenti, rimanda al mittente tutte le accuse piovute sull’associazione confindustriale dopo il presunto “no” di Ucina all’accordo con Nautica Italiana sponsorizzato dal Mise nella persona del sottosegretario Ivan Scalfarotto. Non ci sta Piero Formenti. Oltre a Scalfarotto, mette nel mirino anche il sindaco di Genova, Marco Doria. E sono bordate al fulmicotone.
Premesso che Gentedimare2.0 si è già occupata del sindaco e della sua voglia sfrenata di far rientrare il Nautico nei giochi della politica locale attraverso la moribonda Fiera di Genova (https://www.gentedimareonline.it/2017/diario-bordo/nautica-politica/salvate-cigno-suo-canto-tragico/), abbiamo preferito tacere sulle sue ultime dichiarazioni, a nostro avviso inutili, demagogiche e, soprattutto molto pericolose per il futuro del Nautico. Che Genova rischia seriamente di perdere. Ha ragione l’amico e collega Diego Pistacchi quando afferma: Io ho scritto un articolo, il sindaco scrive comunicati. Ecco, noi scriviamo articoli informandoci, documentandoci, verificando le notizie, cercando la verità a tutti i costi. E, nel frattempo, con un semplice clic, depositiamo nel cestino le veline di Palazzo.
– Presidente Formenti, che cosa pensano di questa situazione i vertici della nautica europea?
Che siamo alle comiche. Tutte le associazioni europee che fanno capo a Ebi (European Boating Industry) sono stupite e non capiscono perché proprio l’industria nautica più importante del mondo, seconda solo agli Usa, sia così divisa e dilaniata dalle polemiche. Nella mia veste di presidente, faccio fatica a spiegare come gli interessi personali prevarichino gli interessi di tutti. La frase più ricorrente dei miei colleghi del board europeo? Eccola: Ma Nautica Italiana propone le stesse cose che Ucina fa da anni… Al di là delle battute, tuttavia, nessuno dimentichi che a Bruxelles (quartier generale Ebi, ndr) si sta lavorando per tutti, per le aziende italiane e per quelle europee, grandi o piccole che siano, indipendentemente dalle associazioni di appartenenza. Con un obiettivo: regole uguali per tutti e, soprattutto, che non danneggino le capacità produttive delle industrie.
– Dica tutta la verità… Qual è il passaggio cruciale che ha scatenato questa sua reazione?
Ho incontrato il sottosegretario Ivan Scalfarotto circa un anno fa, nel corso di una riunione di Ice-Agenzia, e in quella occasione aveva ribadito chiaramente la priorità del Nautico su altre eventuali rassegne, complementari sì ma non in contrapposizione a Genova. Normalmente, a mio avviso, i finanziamenti pubblici si erogano alle realtà consolidate. Mi chiedo – e sono in tanti a chiederselo – in base a quali criteri si possano bloccare i contributi a una manifestazione internazionale alla soglia dei 57 anni. Forse in tanti dimenticano che, soprattutto negli ultimi anni, il Nautico ha retto l’urto delle varie crisi grazie agli sforzi degli imprenditori, e di Ucina in particolare. Abbiamo investito su Genova anche quando il mercato suggeriva il contrario. A questo punto il Mise ha proposto un accordo verbale tra le due associazioni. Una soluzione inaccettabile. Non è una questione di fiducia, ma non è più tempo della stretta di mano che vale più di una carta scritta. Perché gli imprenditori che hanno salvato il Salone – dimostrandolo tutti i giorni con i fatti – devono essere penalizzati da queste logiche?
– Marco Doria, sindaco di Genova, esce dal letargo e rilancia la Spa pubbica ora in liquidazione…
Al sindaco di Genova ha già risposto per le rime l’amico Massimo Perotti (Sanlorenzo, ndr). Vorrei aggiungere, però,
che noi siamo un sindacato. Sia chiaro. Ma la base di questo sindacato va su tutte le furie quando qualcuno strumentalizza alcune situazioni, come questa, mettendo a rischio il Salone. E’ proprio questa base che ha tenuto alta la bandiera della Nautica. I nostri sacrifici hanno già dato i primi frutti: siamo riusciti, cioè, a chiudere il bilancio in attivo, di poco, comunque un grande successo rispetto ai pesanti passivi degli anni precedenti. Non solo, con la nostra gestione diretta, siamo riusciti ad abbassare i costi, mentre il carrozzone Fiera accumulava passività insostenibili. E a chi sostiene che Ucina è debitrice della Spa pubblica di circa 400mila euro, rispondo con numeri certi: l’associazione aspetta ancora da Fiera di Genova oltre 155mila euro riferiti agli anni precedenti al 2013, mentre per il 2016, a fronte di un canone aree di 240mila euro, Ucina ha sostenuto lavori di manutenzione per circa 150mila euro per restituire un minimo di decoro al quartiere fieristico: tinteggiature, zincature, servizi igienici, biglietteria e altro ancora. Per non parlare del Red Wall, il muro rosso che nasconde quell’indecenza che un tempo era il salotto buono della piccola nautica, ovvero il Padiglione S.
– Massimo Perotti ha dichiarato che in caso di ulteriori bastoni fra le ruote il Nautico potrebbe anche abbandonare Genova. “Le alternative – ha detto – non mancano”.
Da sempre sono un convinto sostenitore di Genova. Mi piace. La mia azienda è cresciuta con il Nautico. Non esiste al mondo una struttura così, con i padiglioni sul mare. Ma non accettiamo più di essere ulteriormente osteggiati da una città che del Nautico ha bisogno. Parlo di burocrazia asfissiante, di contratti mai rinnovati in tempo e di interessi particolari che si intrecciano. Ucina deve ascoltare la base – come del resto fa tutti i giorni – Ma si dà il caso che la base abbia esaurito tutte le riserve di pazienza. Detto questo, trovare un’alternativa a Genova sarebbe davvero l’extrema ratio.
– Presidente, caso chiuso o c’è ancora qualche spiraglio?
Condivido il pensiero di Carla Demaria, presidente di Ucina. Ha perfettamente ragione quando sostiene che Ucina è aperta al dialogo, come prima, su un accordo. Ma gli accordi si scrivono e poi si firmano. Verba volant…
– Una battuta telegrafica sulla miccia che ha innescato la bagarre, cioè l’uscita da Ucina dei grandi gruppi.
Ho sempre sognato un’associazione unica e unita. Sarebbe tutto più facile se tutti mettessimo da parte il testosterone, e soprattutto l’Ego, per metterci a disposizione delle aziende, grandi e piccole. L’ho sempre detto e lo ripeto: se il mondo ci invidia l’industria nautica è grazie anche ai grandi gruppi verso i quali ho una grande ammirazione. Il mio sogno è sempre un’unica associazione in grado di far convivere le varie anime, come si è tentato di fare. Imporre i voti in base ai fatturati – come i millesimi in un condominio – non è cosa buona e giusta. Il vero problema risale a due anni fa, quando Carla Demaria venne eletta alla presidenza di Ucina con il 75% delle preferenze. Mi risulta che in democrazia è chiamato a esercitare il potere chi prende il 51% dei suffragi. E la minoranza si adegua. Tutto il resto è… chiacchiere e distintivo.




