Durissima filippica di Giuseppe Bono, amministratore delegato di Fincantieri, a margine del varo tecnico di Msc Seaside nello stabilimento di Monfalcone. Al termine del float out del “mostro d’acciaio” (ne parliamo in un altro articolo nella sezione dai Cantieri), il numero uno della società controllata al 73% da Fintecna, la finanziaria del ministero dell’Economia e delle Finanze, si è tolto qualche sassolino dalle scarpe. Dopo aver ringraziato il governo per “un’attenzione veramente importante verso l’industria cantieristica, anche attraverso l’ultima delibera del Cipe del 9 novembre che ha aumentato il plafond delle garanzie che Sace assicura agli armatori nostri clienti”, è partita una bordata al vetriolo all’indirizzo delle amministrazioni locali. Le quali “dovrebbero proteggerci per l’eccellente lavoro che facciamo anziché trattarci come un’associazione a delinquere. Noi non chiediamo applausi, ma almeno rispetto”.
In sostanza Bono ha voluto ricordare agli enti locali che per crescere “c’è bisogno di tutti, e io sono pronto a collaborare con tutti. Quello che noi stiamo facendo oggi non esiste in nessun cantiere del mondo, tanto che nel mondo siamo considerati punto di riferimento assoluto. In Patria, purtroppo, non è così. Stiamo facendo il nostro dovere in un Paese in cui tutti parlano di lavoro, ma fatichiamo a trovare tecnici, ingegneri navali e saldacarpentieri. Continuando con questo atteggiamento non andremo da nessuna parte. Questo Paese va cambiato profondamente a prescindere da tutte le condizioni politiche”.
Acclarato il mittente, vediamo chi sono i destinatari. Lo spunto è stato offerto dal servizio – a nostro avviso un po’ faziosetto – mandato in onda da Piazzapulita. L’accusa: “Per la produzione delle navi, Fincantieri utilizza soltanto il 20% di personale diretto”. In cifre – secondo i Formigli boys – a Monfalcone ci sarebbero 900 lavoratori diretti, 3.400 da subappalto e circa 1.400 da appalto. Fin qui nulla di male, tenuto conto della “libertà di manipolazione”… Quanto basta, però, perché si accenda un led nella testa di qualcuno. Appena sveglio, infatti, forse sorseggiando un caffè, Massimiliano Fedriga, capogruppo della Lega Nord alla Camera, si mette a studiare (con il sindaco leghista di Monfalcone, Anna Maria Cisint) una proposta di legge per chiedere una commissione d’inchiesta sui presunti abusi di Fincantieri. Da segnalare, a questo proposito, anche un duro confronto Cisint-Bono poco prima della chiusura dell’evento.
Ma c’è un altro destinatario. Anzi, un’altra destinataria: si chiama Debora Serracchiani, di professione governatrice del Friuli Venezia Giulia e vicepresidente del Pd. In ottobre, infatti, raccogliendo le richieste dei sindacati, Serracchiani aveva chiesto al gruppo guidato da Giuseppe Bono una verifica su “eventuali abusi e irregolarità varie nei subappalti”. Per la cronaca, la governatrice non era presente all’evento. Ma ha inviato un messaggio di congratulazioni per il varo tecnico di Msc Seaside.
Nota a margine: premesso che né Fincantieri, né Giuseppe Bono hanno bisogno di difensori, ci risulta che l’indotto del gruppo di Trieste interessi oltre 400 aziende attive nella Regione guidata dalla Serracchiani. Signori, questo si chiama Lavoro! Può bastare, ma non prima di una breve riflessione. Anzi, una domanda: perché mai la priorità della politica (in generale) e del sindacato (in generale) – oltre all’assalto alla diligenza perpetrato scientificamente e quotidianamente – è quella di distruggere quel poco di buono che è rimasto in questo dannato Paese? Quante altre eccellenze italiane dovranno ancora sparire?
“Abbiamo bisogno di un sindacato che ci stimoli. Questo non è un problema solo di Fincantieri, ma del Paese”, l’amara conclusione di Bono.
Già, i sindacati. Da Medioevo, secondo lo stesso presidente del Consiglio. Un amico, politologo americano trapiantato a Milano, un giorno mi disse: “Mi sai spiegare perché Marchionne quando va in America parla con Obama mentre quando è in Italia è costretto a discutere con il signor Landini e con la signora Camusso?”. Vi risparmio la mia risposta.
Ma è significativo questo passaggio di Giuseppe Bono: “Vogliamo forse tornare ai tempi in cui il tasso di assenteismo era al 17% e Monfalcone era il meno efficiente tra gli otto cantieri del gruppo? Il contratto integrativo era stato firmato prima dell’estate da tutte le componenti sindacali, Fiom compresa, ad eccezione delle Rsu di Monfalcone che poi, in settembre, ci hanno chiesto di sottoscriverlo quasi di nascosto…”.
L’è tutto sbagliato, l’è tutto da rifare? Forse il grande Bartali aveva previsto tutto con qualche anno d’anticipo.
Bono: “Fincantieri non chiede applausi, ma rispetto”
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