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Baglietto – Una storia lunga 170 anni

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1854-2024: diciassette decadi a cavallo di tre secoli e due millenni in cui il marchio del Gabbiano ha costruito la sua storia e la sua reputazione sulla scia delle competenze maturate nei settori militare e yachting, da sempre accomunati da know-how, capacità ingegneristiche e costruttive, innovazione, genio creativo e ricerca stilistica

Il compleanno che ricorre nel 2024 è uno di quelli che vanno festeggiati con tutti i crismi: 170 candeline non sono uno scherzo né un traguardo scontato per nessuno. Il cantiere, dal 2012 di proprietà della Famiglia Gavio, uno dei gruppi industriali più solidi, attivo nei settori delle infrastrutture, trasporti, logistica e gestione di reti autostradali, nasce nel 1854 a Varazze quando Pietro Baglietto decide di iniziare a costruire piccoli scafi nel giardino di casa. Da lì alle prime unità da diporto il passo è breve, tanto che nel 1888 realizza un’imbarcazione addirittura per Papa Leone XIII. Il varo dei primi motoscafi avviene a inizio Novecento, seguito a ruota da alcuni importanti primati: nel 1906 mette in acqua Giuseppina, il più grande yacht da crociera (22,60 metri di lunghezza) con “motore ad esplosione” mai costruito in Italia, e nello stesso periodo costruisce il primo prototipo di aliscafo al mondo. Alla sua morte, i figli Bernardo e Giovanni Battista iniziano a collaborare con il governo italiano, producendo dirigibili e idrovolanti per l’Aeronautica Militare.

Baglietto
Beniamino Gavio.

Beniamino Gavio, Presidente di Baglietto, ha fortemente voluto che il cantiere tornasse ad essere il simbolo per eccellenza della nautica italiana, recuperando elementi e concetti della gloriosa tradizione, rivedendo le linee senza sconvolgerne la memoria.

Allo scoppio della Grande Guerra, Baglietto mette a punto per la Marina Italiana il più avanzato progetto di unità motosilurante. Con i MAS – acronimo di Motoscafo Anti Sommergibile – si inaugura una nuova generazione di imbarcazioni militari contraddistinte da elevata robustezza, ottima manovrabilità ed eccellente tenuta di mare, che in breve superano tutti i record di classe arrivando, nel 1936, ad infrangere la barriera dei 50 nodi. Baglietto riceve ordini per realizzare imbarcazioni per Vittorio Emanuele III (ME 91 di 15 metri consegnato nel 1938) e Gabriele D’Annunzio, che nel 1932 diventa proprietario del 12 metri Alcyone e conia il celebre “Memento Audere Semper”, motto che rappresenta la sua personale interpretazione della sigla MAS. La lunga collaborazione con la Regia Marina e poi con la Marina Militare Italiana, la Guardia di Finanza e le Capitanerie di Porto, che impongono capitolati estremamente complessi, consente a Baglietto di costruirsi una competenza e una cultura tecnologica d’avanguardia che mette immediatamente a profitto nel diporto. Nel dopoguerra, grazie anche all’ampliamento del cantiere, la produzione Baglietto è pronta a creare imbarcazioni a motore su larga scala.

BAGLIETTO CONTA 2 SEDI PRODUTTIVE, A LA SPEZIA (HEADQUARTER) E CARRARA (SEDE OPERATIVA). LA SEDE DI LA SPEZIA SI ESPANDE SU UNA SUPERFICIE DI CIRCA 35.000 M².

Il marchio del Gabbiano lancia tra il 1958 e il 1962 la serie in legno, con carene derivate dai leggendari MAS, dedicata alle isole mediterranee: Elba (11,50 metri), Ischia (16 metri), Capri (14 metri), Minorca (20 metri), Maiorca (22 metri). L’avvento del compensato marino, che sostituisce il fasciame con grandi tavole monolitiche, facili da tagliare, leggere e robuste, consente di applicare nuove tecniche di costruzione, utilizzate soprattutto per la realizzazione degli interni. Risale a questi anni la prima collaborazione con il designer Paolo Caliari, che interpreta il materiale introducendo uno stile spigoloso e angolare che permette di ottenere nuovi spazi e volumi per una maggiore abitabilità interna e più ampie superfici esterne.

LA STORIA DI BAGLIETTO RACCONTA 170 ANNI D’ITALIA PASSANDO ATTRAVERSO GUERRE, IL BOOM ECONOMICO, CRISI E GRANDI SUCCESSI INTERNAZIONALI, PROPONENDO SEMPRE IMBARCAZIONI CARATTERIZZATE DA INNOVAZIONE TECNICA, STILE E MASSIMA QUALITÀ PROGETTUALE E COSTRUTTIVA.

Nel 1962 lo stile Baglietto conquista un altro illustre armatore: Giovanni Agnelli. Per lui viene realizzato il 27,50 metri GA 30 disegnato da Paolo Caliari e dotato di una carena derivata dal repertorio del cantiere militare inglese Vosper. Negli Anni Cinquanta e Sessanta, il marchio del Gabbiano riprende anche il filo di una tradizione agonistica ricca di vittorie con la costruzione di diversi 5,5 metri S.I. Alla fine degli Anni Settanta, con la morte di Vittorio Baglietto “il fondatore della nautica italiana” come lo definisce il Time -, la famiglia Baglietto decide di ritirarsi. Gli Anni ’80 coincidono con l’era dell’alluminio: la confidenza con il materiale della Famiglia Rodriquez, leader mondiale nella produzione di aliscafi e nuovo proprietario del cantiere dal 1983, apre la strada per una nuova sfida che Baglietto raccoglie con entusiasmo, forte anche dell’esperienza nell’utilizzo del materiale nelle costruzioni militari navali ed aeronautiche.

L’inizio di Baglietto

A metà dell’Ottocento Pietro Baglietto avvia la sua attività a Varazze costruendo piccoli scafi di gozzi e dinghy. Nel 1888 realizza la barca per Papa Leone XIII. Nel 1891 il famoso yacht “Miss Mary”. All’inizio del Novecento inizia a costruire i primi motoscafi, allora chiamati “canotti automobile”. Nel 1906 vara il più grande yacht a motore italiano dell’epoca, il “Giuseppina” di 22,60 m. Durante la Prima Guerra Mondiale Baglietto mette a punto i MAS (Motoscafo Anti Sommergibile), mezzi d’assalto per la Marina Italiana che nel 1936 infrangono la barriera dei 50 nodi di velocità. La serie dedicata alle isole mediterranee (Elba, Ischia, Capri, Maiorca e Minorca) e quella metrica (18M, 16,50M e 20M) rappresentano una parte significativa della storia nautica italiana.

Baglietto
Enterprise, photo by Paradisi.
Pachamama.

L’UNITÀ OPERATIVA DI CARRARA CONTA 2 AREE DI 5.000 M2 CIASCUNA DESTINATE UNA ALLA COSTRUZIONE DELLE IMBARCAZIONI MILITARI, L’ALTRA, CON 4 NUOVI CAPANNONI, ALLA COSTRUZIONE DI YACHT FINO A 50 METRI.

Barche sempre più grandi

Pioniere delle costruzioni in alluminio, Baglietto inizia a dedicarsi alla realizzazione di unità di grandi dimensioni. La prima è Al Fahedi, un 44,82 metri disegnato dall’architetto Giovanni Zuccon per l’emiro del Dubai con carena dell’ingegner Alcide Sculati, cui fa seguito, nel 1987, il 35 metri Adler, considerato il primo vero megayacht italiano. Disegnato da Alberto Mercati e spinto da propulsione a idrogetto, è in grado di raggiungere 36 nodi di velocità. Il capolavoro dell’epoca è il Chato, l’ultima realizzazione di Baglietto per il barone John von Neumann, estroso armatore americano che voleva la barca più veloce del Mediterraneo. Il cantiere gliela costruisce nel 1988: il 26 metri, che disloca 60 tonnellate, è inizialmente motorizzato con due Mtu da 2.610 cavalli, ma il barone non si accontenta e Baglietto accoppia ai due idrogetti KaMeWa i potentissimi Mtu da 3.480 cavalli. Alle prove in mare, la costruzione in alluminio, con due sole cabine e quasi 7.000 cavalli, raggiunge 62,5 nodi.

«Oggi posso affermare con soddisfazione che Baglietto può contare su una squadra forte che ci permette di affrontare il futuro con concretezza e lungimiranza». Diego Michele Deprati

«Oltre ai progetti di gamma che proponiamo siamo felici di poter mantenere anche la capacità di rispondere alle richieste di unicità dei nostri clienti con la produzione totalmente custom, segno della grande flessibilità del cantiere e della sua propensione a rispondere a qualunque richiesta». Fabio Ermetto

«L’attività di R&S non può più prescindere dal capitolo sostenibilità. I nostri sforzi sono sempre stati orientati alla riduzione dei consumi a 360°, dal progetto di carena alla selezione mirata di vernici antivegetative, impianti di illuminazione e condizionamento e allo studio di sistemi di produzione energia alternativi ai motori a combustione interna». Guido Penco

Baglietto e Paszkowski

Ha inizio l’epoca delle grandi esplorazioni stilistiche che, sotto la guida dell’imprenditore Giampiero Moretti, che rileva il cantiere da Rodriquez, si traducono, nel 1991 e 1993 rispettivamente, nel Maffy Blue e Alba firmati dall’architetto Cichero. Sono i modelli che segnano l’inizio del concetto di “serie” e stabiliscono nuovi standard per il segmento degli yacht plananti, grazie a linee esterne innovative e interni decisamente lussuosi. Risale a questi anni l’inizio della collaborazione con Francesco Paszkowski, che esordisce nel 1994 con Opus, primo open di 29 metri capace di navigare a 40 nodi.

Nel 1999, con l’acquisizione dei Cantieri Ferrari di La Spezia, la capacità produttiva del marchio subisce un rinnovato impulso. Dopo il brillante esordio di Opus, Francesco Paszkowski diventa il protagonista assoluto della felice stagione di inizio terzo millennio che, con la Famiglia Orsi al timone, divenuta nel frattempo proprietaria del cantiere, durerà ininterrotta per otto anni. Nel 2000, il designer fiorentino firma il 30 metri Charly Boy, destinato a segnare la direzione degli anni immediatamente successivi. Nel 2001 viene infatti presentata Thunderball, prima serie di “Fast Yachts” da 34 metri. Tre anni più tardi Tommaso Spadolini progetta due unità molto originali: RC, 41 metri per lo stilista Roberto Cavalli, e Nina J, evoluzione allungata a 42 metri vincitrice, nel 2005, del premio Compasso d’Oro. Nello stesso anno Baglietto cambia nuovamente proprietà, con l’acquisizione da parte di Camuzzi Group.

Sempre pilotati con stile inconfondibile da Francesco Paszkowski, i progetti di Baglietto si concretizzano nelle tre tipologie di plananti da 34 metri, come B 17, Bolaro e Apache II, di open come Pure Insanity, sempre di 34 metri, e di dislocanti come Annamia e Ancora di 43 metri, Gitana e Barakadi 53 metri e l’originale Natori di 42 metri con interni di Bannenberg & Rowell Design, ispirato alla tipologia in ascesa degli explorer. Forte di questi successi, il matrimonio tra Baglietto e Paszkowski si consolida in un’alchimia perfetta che prelude alla contemporaneità e ai nuovi progetti di rilancio del marchio del Gabbiano ad opera del Gruppo Gavio, proprietario di Baglietto da 12 anni.

Francesco Paszkowski.

IL CANTIERE BAGLIETTO È SPECIALIZZATO NELLA COSTRUZIONE DI NUOVE IMBARCAZIONI PLANANTI IN ALLUMINIO DA 38 A 50 METRI E MEGAYACHT DISLOCANTI E SEMIDISLOCANTI DAI 40 METRI IN ACCIAIO E ALLUMINIO.

La strategia di crescita e sviluppo di Baglietto oggi si realizza attraverso quattro linee di prodotto (TLine, Fast, DOM e XO), cui si aggiunge la parte del “su misura” totalmente personalizzato e, extra diporto, quella dedicata alla costruzione di unità militari a marchio Baglietto Navy. Con 105 dipendenti e un indotto medio giornaliero di 600 persone, nei due stabilimenti di La Spezia e Carrara, il cantiere costruisce una media di 6/7 imbarcazioni all’anno. Alle due sedi italiane si affiancano la filiale Baglietto Americas di Fort Lauderdale, in Florida, nata per presidiare uno dei mercati strategici dell’Azienda, quella recentemente aperta in Australia, oltre a tre nuove rappresentanze in Brasile, Repubblica Dominicana e Singapore.

Costantemente orientato a una produzione quanto più possibile rispettosa dell’ambiente, Baglietto rinnova il suo impegno tanto nell’innovazione di prodotto quanto nella ricerca di soluzioni tecnologiche avanzate e compatibili con l’ecosistema. È in questo contesto che nasce il progetto BZero, sistema che prevede l’implementazione di un modulo di produzione di idrogeno che, a partire dall’acqua di mare filtrata e deionizzata, produce idrogeno green attraverso elettrolizzatori alimentati da fonti rinnovabili. Il primo prototipo di una stazione per la produzione dell’idrogeno verrà impiegato per soddisfare una parte della necessità energetica del cantiere per poi essere implementato a bordo delle imbarcazioni Baglietto a partire dal 2026. Già dal MY Vanadis, primo yacht italiano ad aver conseguito la certificazione “Hybrid Power” dal Lloyd’s Register.

È IN ATTO UN PROGETTO DI RINNOVAMENTO DELL’INTERO IMPIANTO PRODUTTIVO CON 3 NUOVI CAPANNONI PER IMBARCAZIONI FINO A 65 METRI E BANCHINE ATTREZZATE PER OSPITARE NAVI FINO A 70 METRI.

A tenere alti, con fierezza, il nome e il valore del brand depositario di 170 anni di storia della nautica italiana, c’è Diego Michele Deprati, uomo di polso, e di mare, che ha saputo impostare la rotta credendo nella forza della squadra, delle persone e delle giovani generazioni.

A quando risale l’incontro con Baglietto?
Era il 2011. In quel periodo terminava per me un ciclo professionale presso un altro cantiere (Mondomarine, ndr) in cui ho lavorato per circa vent’anni.

Che ricordi ha di quel primo periodo?
La partenza non fu facile perché il cantiere era depauperato sia nelle infrastrutture, sia nelle risorse umane. Era necessario rimboccarsi le maniche e ripartire veramente da zero, ricostruire la squadra e rimettere in piedi sede e impianti, un impegno equiparabile a quello di una start-up. Oggi posso affermare con soddisfazione che Baglietto può contare su una squadra forte che ci permette di affrontare il futuro con concretezza e lungimiranza.

LE ATTIVITÀ DEL CANTIERE DI CARRARA PREVEDONO UNO SVILUPPO IMPORTANTE SIA NELLE NUOVE COSTRUZIONI, SIA NELL’AMBITO DELLA COSTRUZIONE DI IMBARCAZIONI MILITARI CON IL MARCHIO DI BAGLIETTO NAVY OLTRE CHE L’AVVIO DELLA LINEA ITALIANA DI BERTRAM CON IMBARCAZIONI DA 35’ E 39’ IN COSTRUZIONE.

Per quali doti manageriali le piace, o le piacerebbe, essere apprezzato e ricordato?
La carriera, i risultati economici, i successi sono importanti, ma il nostro valore è insito soprattutto in quello che lasceremo e in quello che avremo fatto per far crescere le persone attorno a noi.

Direttore Sviluppo Tecnico di Baglietto, Guido Penco è la persona che da più tempo è in cantiere. La sua conoscenza del marchio, della produzione e delle maestranze è un contributo prezioso di ricordi e punti fermi che fotografa in presa diretta i valori della storia e della memoria.
“Sono entrato in Baglietto a fine 1999”, racconta l’ingegner Penco.“Era l’epoca in cui, accanto alla consolidata linea di yacht in alluminio veloci, il cantiere iniziava ad affrontare la costruzione di dislocanti in acciaio oltre i 45 metri. A quel tempo, la struttura di Varazze non era adatta a questo tipo di realizzazioni, più pesanti e più grandi. Fu così che Baglietto individuò a La Spezia un sito produttivo adeguato nel Cantiere Navale Ferrari in liquidazione”.

Cosa significa per il Cantiere investire in sviluppo sostenibile?
L’attività di R&S non può più, ormai, prescindere dal capitolo sostenibilità. I nostri sforzi sono sempre stati orientati alla riduzione dei consumi a 360° – dal progetto di carena alla selezione mirata di vernici antivegetative, impianti di illuminazione e condizionamento – e allo studio di sistemi di produzione energia alternativi ai motori a combustione interna.

(Baglietto – Una storia lunga 170 anni – Ottobre 2024)

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