Dall’autunno del 2023 riveste il ruolo di direttore vendite per i grandi yacht di Prestige, marchio che fa capo a Bénéteau. Gruppo che lui, Andrea Cragnotti, conosce come le sue tasche, dal momento che il suo ingresso nella galassia francese risale al 2007.
Fresco di nomina si è posto immeditamente un obiettivo ambizioso, all’altezza del nome del brand per dire: «Prestige» ha dichiarato il manager «è diventato in questi ultimi dieci anni l’attore principale del settore dei motor yacht tra i 42 e i 59 piedi per numero di unità prodotte. Siamo i leader incontrastati di questo mercato perché vendiamo più di tutti i nostri concorrenti. Ora dobbiamo portare questa leadership anche nella fascia dai 60 ai 70 piedi e, probabilmente, un giorno anche più in là».
Gente di Mare 2.0 lo ha incontrato e come prima cosa gli ha chiesto…
Come pensa di farlo?
«Riservando all’armatore la massima attenzione sin dalla prima stretta di mano. Il mio ruolo in questo preciso momento è proprio quello di creare una comunicazione diretta con lui, senza filtri, per poter comprendere fino in fondo i suoi desideri, fugare dubbi, perplessità… Un percorso totalizzante che contempla anche la trattativa economica».
Un B2C?
«Esattamente. Per il range tra i 60 e i 70 piedi bisogna avere piena contezza del prodotto, una conoscenza profonda del brand, del suo heritage. L’armatore deve essere coinvolto al 100%. La cura nei suoi confronti è la conditio sine qua non per realizzare un’imbarcazione custom degna di chiamarsi tale».
E i dealer nel mondo? Non si sentiranno un tantino esclusi?
«Ne contiamo circa 150. Nessuno fa fuori nessuno, per carità. Stiamo solo cercando di razionalizzare la rete perché non tutti hanno la capacità, anche semplicemente logistica, di gestire barche di queste dimensioni. È un’evoluzione necessaria, fisiologica. Tutto qui».
Se invece parliamo di produzione? Qual è la strategia?
«La volontà è quella di spostarla sempre più in Italia dove c’è la struttura di Monfalcone, storicamente in grado di produrre imbarcazioni di altissima qualità. Si tratta in ogni caso di un processo che richiede tempo. A oggi su 200 barche, 150 sono ancora prodotte in Francia».
Il saper fare italiano, alla fine si arriva lì…
«Assolutamente. Prestige non a caso sta diventando sempre di più un marchio italo-francese o franco-italiano, se preferisce, con un sito produttivo, quello di Les Herbiers, eccellente nella serialità, e Monfalcone, come dicevo, attrezzato per barche più grandi e customizzate».
Può fare l’identikit dell’armatore che sceglie uno yacht Prestige?
«Imprenditore, generalmente cresciuto con noi negli anni. Stagione dopo stagione alza l’asticella. Compra la barca per usarla, cioè per navigare. Ama il quiet luxury, non ostenta , vuole privacy, ma allo stesso tempo desidera condividere la vita a bordo con i suoi amici. Sa che può contare su ineccepibili doti marine e una straordinaria razionalizzazione degli spazi. Il nostro Prestige 520, ad esempio, è stato il primo flybridge 50 piedi ad avere accessi separati per armatore e ospiti, soluzione peraltro “scopiazzata” da vari competitor (sorride). Segnalo, inoltre, che il nostro M8 è l’unico catamarano ad avere la cabina armatoriale tra i due scafi, grazie alla creazione di un mezzanino. Insomma, cerchiamo sempre di sorprendere il cliente. Come diceva il mitico Jean-François De Prémorel, tra i più grandi fautori della grandezza di Prestige, “surprice is inside”».
Da quali paesi arrivano questi armatori per gustarsi la sorpresa?
«Dall’Europa. Siamo molto forti in Francia naturalmente, ma anche in Croazia, Turchia, Olanda, Inghilterra. Poco meno del 50 %, arriva da Canada, Stati Uniti e Latinoamerica».
Dall’Italia? Quanti?
«Ah, qui bisogna lottare, perché l’offerta è molto ampia. Ma abbiamo sicuramente margini di crescita».
Un paese di più recente conquista che invece l’ha stupita?
«Dubai senza dubbio. Più che di recente conquista, parlerei di gradito ritorno. Sparito dai nostri radar, questo mercato è ricomparso e ci sta regalando molte soddisfazioni. Credo sia il paese in cui abbiamo venduto negli ultimi tempi il più alto numero di catamarani di piccole dimensioni, intendo i 48 piedi».
Rispetto al design, Prestige vanta una collaborazione storica con lo studio Garroni. In un’intervista proprio a Gente di Mare 2.0, Camillo Garroni ha sottolineato con un certo orgoglio di essere l’unico tra tutti i designer che hanno collaborato con il cantiere ad avere ottenuto un contratto di esclusiva. Che cosa ha capito che gli altri non hanno colto?
«Oltre a essere indiscutibilmente un grande professionista, per quanto riguarda le barche più piccole si adatta molto bene alla serialità. Sa stemperare il narcisismo tipico del creativo. Progetta avendo totale consapevolezza delle esigenze del cantiere».
A proposito di imbarcazioni, che cosa vedremo al prossimo Cannes Yachting Festival?
«Naturalmente il nuovo F5 della linea flybridge. Mentre nel sito produttivo di Monfalcone stiamo lavorando alla costruzione di un nuovo catamarano. Sarà un prodotto che andrà a coprire il gap dimensionale tra l’M48 e l’M8».
Salutiamoci uscendo dalla sua comfort zone. Un uomo che dichiara di essere sempre in giro per il mondo, ovviamente per lavoro, ha tempo per coltivare qualche passione?
«Forse sarò banale, ma una delle mie più grandi passioni è la musica. Il mio cantante preferito è Bruce Springsteen. Ora però la faccio ridere».
Sono pronta.
«Adoro la musica country e pure quella cubana».
Ho capito, questo significa che lei è anche un ballerino. Impossibile non accennare qualche passettino se parte una Rumba…
«Ma no, no, figuriamoci! Ho un senso del ritmo prossimo allo zero. Piuttosto è mia moglie che mi trascina in pista. Mi obbliga».
Meglio vendere barche…
«Decisamente».


