Mani cinesi sui porti italiani. Governo e Parlamento ci fanno gli auguri di buone feste svendendo il nostro sistema portuale a Pechino. Sì, sotto l’albero c’è anche questo “pacco” da… aprire già nei prossimi mesi. L’ennesimo, direte voi. La notizia è stata sbattuta in prima pagina da Libero, il quotidiano di Vittorio Feltri, mentre l’articolo firmato da Nino Sunseri riporta anche alcune dichiarazioni dell’economista Giulio Sapelli, il quale predice scenari drammatici per la nostra Economia del Mare.
Immediata la durissima reazione di Conftrasporto che, attraverso il suo presidente, Paolo Uggè (vicepresidente di Confcommercio) denuncia un’altro scandalo tutto italiano.
“Vendono ai cinesi i nostri porti per quattro soldi – dice Paolo Uggè – Il titolo di Libero riaccende i riflettori, lasciati colpevolmente spenti da altri organi d’informazione, su un pericolo gravissimo per il futuro economico del nostro Paese, pericolo che forse in pochi hanno davvero capito, ma che di certo in troppi hanno invece perfettamente compreso, preferendo però fingere di non vedere. Ovvero che la Via della Seta, il mega progetto da 113 miliardi di euro varato dai cinesi per conquistare i mercati dell’Occidente, possa trasformarsi per l’Italia da una grande opportunità in un devastante rischio. L’importanza vitale di una scelta che la politica italiana è chiamata a fare di fronte a un crocevia decisivo per lo sviluppo del Paese. Solo mantenendo la gestione dei propri scali l’Italia potrà percorrere la Via della Seta per raggiungerei importanti traguardi. Cedendo ad altri la gestione trasformerà un’opportunità in un terribile boomerang. Svendendo ai cinesi un tesoro che l’Italia possiede e di cui non ha purtroppo compreso il valore”.
Un tesoro (la sua posizione geografica, di autentica piattaforma logistica del Mediterraneo) destinato ad avere un immenso valore solo se, come lo stesso presidente di Conftrasporto afferma da tempo ” verrà valorizzato attraverso una politica realmente capace di varare un sistema portuale, davvero in grado di saper progettare e realizzare una rete di infrastrutture che dai porti italiani conduca, via asfalto e via rotaia, in tutta Europa. Perché senza una visione globale della gestione dei nostri scali, senza una rete di infrastrutture adeguate che colleghino la retroportualità con le grandi vie di collegamento con il vecchio continente l’Italia sarà bypassata, come denunciamo da tempo, creando un collegamento sulla terraferma che dal Pireo, porto guarda caso acquistato dai cinesi, conduca nel Nord Europa attraverso i Balcani”.
Una manovra destinata a tagliar fuori l’Italia dalle sfide commerciali del futuro, ma che ora sembra vedere la Cina fare retromarcia, disposta a tornare a guardare con interesse alla nostra portualità dopo averle preferito la Grecia, grazie soprattutto alla nostra incapacità politica di dare risposte concrete.
“Naturale – continua Uggè – Nessun altro Paese affacciato sul Mediterraneo può offrire le stessa potenzialità che offrono sia il Tirreno sia l’Adriatico con i porti di Genova, Savona, La Spezia, il sistema portuale di Trieste, Venezia e Ravenna. Il progetto di scavalcare l’Italia, colpevole di avere una macchina burocratica oggettivamente capace di affondare qualsiasi velleità imprenditoriale, aprendo un corridoio balcanico, esiste sempre e rappresenta per l’Italia un pericolo mortale. Ma ha diversi rovesci della medaglia e i cinesi questo lo sanno benissimo. Per questo sono sempre interessati a ripartire dai nostri porti. Se l’Italia svendesse davvero ai cinesi i propri scali commetterebbe un errore fatale. Dobbiamo gestire noi il sistema. Solo così la Via della Seta potrà davvero rappresentare una straordinaria opportunità. Il professor Giulio Sapelli ha fatto un quadro preciso e spietato della situazione”.


