Dopo due anni, è tempo di bilanci. Vediamo quali sono i vantaggi che la rete Together We Boat è in grado di offrire ai cantieri nautici
Da dove arriva l’innovazione per un cantiere? Spesso, dai suoi fornitori. Uno yacht non è una cosa sola, ma tante cose insieme. E più è grande, più è facile che sia così. È un mezzo per navigare, un albergo, un ristorante, un luogo per socializzare e per condividere il tempo libero con la famiglia e gli amici. La storia di molte aziende di fornitura italiane, è una storia di aziende familiari. Tecniche, innovative, in grado di contribuire all’innovazione di una barca con i loro prodotti, ma pur sempre familiari. Il mercato, quello della nautica soprattutto, è globale. Un armatore può decidere cosa installare a bordo, in coperta e in sala macchine, ma un cantiere propone i suoi fornitori e questa selezione vale indipendentemente da dove navigherà lo yacht.

La scelta dei fornitori è quindi ponderata e la necessità è quella di avere un numero ristretto di interlocutori. Da qui è nata la tendenza delle acquisizioni delle aziende che producono accessori e impianti. Un cantiere o una grande azienda che acquisisce i piccoli fornitori avrà il vantaggio di sviluppare “internamente” le sinergie, ma non è detto che le sappia valorizzare. Acquisisce il know how, ma il rischio è che si inceppi su creatività e innovazione. Molte aziende italiane di successo hanno raggiunto traguardi importanti perché sono alla costante ricerca di innovazione. Non si limitano a raccogliere gli input che arrivano dai cantieri, ma propongono soluzioni. Lo fanno proprio perché sono aziende familiari, spesso fatte da persone che vanno in barca e sanno di cosa c’è bisogno a bordo di uno yacht. La dicotomia è quindi tra aziende familiari innovative e grandi gruppi che possiedono numerosi marchi a seguito di acquisizioni.

Besenzoni Spa
L’azienda ha più di 50 anni ed è sempre stata condotta dalla famiglia Besenzoni. È presente in circa 60 paesi nel mondo e ha a catalogo 200 prodotti tra passerelle, poltrone, scalette e piattaforme, solo per citarne alcuni.

HP High Pressure
Fondata nel 1995, HP Watermakers produce una gamma di dissalatori per barche, yacht, navi e resort di lusso in grado di produrre da 35 a 10.000 l/h di acqua desalinizzata. utilizzando tutte le tensioni AC/DC standard.

Mapei Spa
È un’azienda che non ha bisogno di presentazioni che offre prodotti in numerosissimi campi, l’ultimo dei quali è stato il progetto di restauro della cattedrale
di Notre-Dame di Parigi. È presente in oltre 100 Paesi nel mondo.

F.E.I.T. Srl
Nasce a Torino nel 1946 e nel 1997 è stata rilevata dalla famiglia Calabrò che ancora oggi la guida. L’attuale sede di Volpiano in provincia di Torino è di 4.000 m2. Pompe, autoclavi, ventilatori, avvolgicavo, separatori aria/acqua e serrande costituiscono la principale produzione per la nautica.
Together We Boat è la terza via, l’alternativa che permette di garantire ai cantieri ciò che cercano senza rinunciare ai vantaggi offerti delle aziende familiari che investono molto in ricerca e sviluppo e fanno parte di quello che, con orgoglio, chiamiamo Made in Italy. “Facciamo rete per collaborare sia nella parte commerciale, sia per l’assistenza in tutto il mondo”, afferma Gianni Zucco, co-fondatore di HP. “I nostri sono prodotti tecnici che necessitano di assistenza per l’installazione e per il post vendita”. Together We Boat è nata solo due anni fa, ne fanno parte HP High Pressure, Besenzoni, F.E.I.T. e Mapei. Tutti gli intervistati fanno un bilancio positivo di questa esperienza e la sensazione che ho vis-à-vis è che non si tratta di una risposta di rito. Sono tante le aziende che hanno chiesto di aggiungersi, molte anche straniere.


Il Made in Italy però non è in discussione, è una caratteristica a cui i partecipanti non vogliono rinunciare. “La collaborazione inizia a monte – dichiara Giorgio Besenzoni – ogni volta che ci incontriamo condividiamo le esperienze, in questo modo si amplia la conoscenza del mercato, aumenta la conoscenza delle esigenze dei cantieri che ciascuno di noi ha e dell’assistenza di cui c’è bisogno”. “Noi siamo gli ultimi arrivati – racconta Andrea Gerardini di Mapei – ma ci siamo subito integrati. Abbiamo meno esperienza nella nautica degli altri, per noi è un mercato più nuovo, ma l’azienda è presente in ben 100 paesi nel mondo e quindi abbiamo messo a disposizione magazzini, tecnici e personale locale e questo ha aiutato sia per la parte commerciale, sia per l’assistenza post-vendita”. Together We Boat non prevede alcuna fusione, né partecipazione azionaria. Chi ne fa parte collabora dal punto di vista organizzativo. “Ogni azienda mantiene la sua identità e la sua autonomia, ma, al tempo stesso, ci proponiamo come gruppo”, – afferma Pietro Calabrò di F.E.I.T. Innovazione, integrazione e assistenza, sono queste le parole chiave che spiegano il successo di questa iniziativa. È ciò che un cantiere cerca ed è ciò che trova in Together We Boat senza che le aziende che ne fanno parte vedano stravolto il loro Dna. La sensazione è che il numero di aziende che compongono questa rete possa in futuro crescere, senza perdere di vista le caratteristiche fondamentali che si devono aver per partecipare: essere aziende italiane, essere aziende che propongono un prodotto “tecnico”.
(Together We Boat – We are family – Tratto da Barche, Maggio 2025)


