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"Nel ricordo di Alessandro Risolo"

Signore e Signori (della Nautica), datevi una mossa

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(di Antonio Risolo) Signore e Signori della Nautica, vi scrivo… Ricapitolando… Apprendo che il mercato italiano della Nautica cresce del 17% (Ucina, analisi di Marco Fortis, vicepresidente di Fondazione Edison), mentre quello mondiale segna un +12% e si attesta a 19 miliardi di euro con 800mila nuove imbarcazioni vendute nel 2015 (dati Nautica Italiana elaborati da Deloitte e Fondazione Altagamma).
Bene. Ci siamo. Finalmente la “barca” riprende il largo in acque meno burrascose. E, soprattutto, consolida la sua leadership mondiale. Signore e Signori (della Nautica), una buona notizia. Orgoglio e vanto italiano. Ma… Ma, quasi sempre, dietro la buona notizia si nasconde quella cattiva. Anzi, pessima. Che recita: guerra a oltranza tra Ucina e Nautica Italiana. Sconcertante! Onta al buon senso. A nulla è valso il monito del ministro Carlo Calenda. A nulla sono valsi i tentativi pacificatori del governatore della Liguria, Giovanni Toti. Il bollettino di guerra continua a informarci di nuove offensive e controffensive.
Mi piacerebbe (assai…) che Lamberto Tacoli, ad esempio, sotterrasse elmo e spada da centurione e tornasse a parlare di nautica, di barche, di problemi seri da risolvere e che riguardano soprattutto la nautica medio-piccola ancora in sofferenza nonostante l’evidente ripresa del comparto. Nell’interesse, comunque, di tutta la filiera. Che non sopporta più divisioni, liti, j’accuse e cannonate-alzo-zero. E, aggiungo, non le sopportano più anche molti degli addetti ai lavori esterni, cioè giornalisti e appassionati di nautica.
Mi sembra di rivivere Beautiful dei primi anni Settanta… La Nautica ne esce mortificata, vilipesa. E anche con la faccia sporca, per dirla tutta. Perché offuscare in questo modo l’immagine di una industria che tutto il mondo ci invidia? Perché non “giocare”, invece, a chi rinuncia a qualcosa? Oppure a chi propone qualcosa a chi? Qualcosa di realistico, intendo. Di serio, importante, fattibile subito.
Girando tra gli stand del Cannes Yachting Festival, ho raccolto pareri contrastanti sulla cosiddetta “linea dura” di Nautica Italiana. In sostanza ci sono soci possibilisti e aperti al dialogo. È davvero triste immaginare Genova senza quei marchi che hanno contribuito a dare lustro alla nostra Nautica. Ci diamo una mossa?
Non solo, e qui mi riferisco ad alcuni colleghi giornalisti, pochi, in verità. Da qualche giorno leggo titoli e articoli del seguente tenore: “I grandi marchi hanno scelto Cannes e abbandonano Genova”. Consentitemi una umile richiesta di “rettifica”. È più corretto: i grandi marchi non saranno presenti a Genova. Se le parole hanno ancora un significato, il concetto risulta diverso considerato che i grandi marchi a Cannes ci sono sempre andati, tutti gli anni, da 39 edizioni. La scelta è un’altra: “Non saremo a Genova”. Punto. La Croisette, per storia e per altre ragioni, non è in grado di sostituire la rassegna più importante del Mediterraneo. Cannes val bene una messa, ma il Nautico per antonomasia merita qualcosa di più. Se non altro per un comune senso di gratitudine: proprio a Genova i grandi marchi sono diventati tali. Insieme con i loro attuali manager. Nautico dopo Nautico.

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