Emergenza Salento
"Nel ricordo di Alessandro Risolo"

Rapporto Cna: ripresa sì, ma la filiera è decimata

Pubblicato il:

Condividi:

Presentato a Viareggio, a margine di Versilia Yachting Rendez-vous, il quinto Rapporto Cna sulla filiera nautica del diporto. Un vero e proprio focus sulla piccola nautica e sula filiera di supporto alla costruzione di barche e yacht che trova nel nostro Paese realtà produttive di eccellenza in grado non solo di supportare il cantiere nella costruzione, ma di proporsi con soluzioni progettuali innovative.
Nel corso del convegno anche la testimonianza di uno degli imprenditori del settore, Andrea Giannecchini titolare di un’azienda leader nel campo della subfornitura nautica nazionale e internazionale che opera nel settore della domotica applicata alla nautica. Ma anche le policy avanzate dalla Cna alle due relatrici, Manuela Granaiola (Commissione Industria, Commercio, Turismo al Senato) e Deborah Bergamini, vice presidente della Commissione Trasporti, Poste e Telecomunicazioni alla Camera).
Infine le conclusioni con Claudio Giovine, direttore della Divisione Economica e Sociale che ha evidenziato l’importanza della giornata in uno dei luoghi simbolo dell’eccellenza nautica del nostro Paese, la Versilia, “con l’auspicio che proprio da qui possa ripartire la cultura della nautica”.

I NUMERI DEL QUINTO RAPPORTO CNA
Su dieci imbarcazioni da diporto che navigano in tutti i mari del mondo una è costruita in Italia, secondo produttore assoluto dopo gli Stati Uniti con un eccellente 43% del mercato internazionale, davanti a Regno Unito e Olanda, Germania e Francia, tutti molto distanziati. Per ora, l’arrembaggio dei produttori asiatici sembra sotto controllo, benché il resto del mondo, Cina compresa, rappresenti ormai oltre un quinto della produzione nautica globale e sia in costante crescita. Un quadro che fa ben sperare.
In Italia, tuttavia, nonostante nonostante il podio saldamente detenuto da Azimut-Benetti, Ferretti Group e Sanlorenzo Yachts, la crisi ha aggredito con violenza inaudita anche questo comparto, filiera compresa. Nel 2008 il fatturato complessivo della nautica italiana aveva superato quota sei miliardi, ridotto a 1,7 miliardi nel 2014. Colpa della crisi, certo, ma anche dalle discutibili politiche imposte dal governo – il peggiore della storia della Repubblica – guidato da Mario Monti, quel signore che avrebbe dovuto salvare l’Italia per intenderci.
Seguono due anni di ripresa e di crescita a due cifre: +15% nel 2015, +11% nel 2016. Grazie all’export che sul fatturato complessivo incide per oltre il 90%. Performance di rilievo sul mercato Usa. Ma quando si parla di nautica made in Italy ci si riferisce soprattutto alle micro e piccole imprese, specialisti di altissima qualità capaci di firmare il su misura richiesto dal committente, alto valore aggiunto di ogni imbarcazione.
Poi il declino, iniziato nel 2009: in appena cinque anni sono state spazzate via 446 imprese (-13,9%), quasi 3mila lavoratori sono rimasti disoccupati (-21,4%) con un picco tra i dipendenti (-23,9%), variazione più pesanti di quelle riscontrate nell’intero settore manifatturiero, che ha perso il 9,7% delle imprese, l’8,9% degli addetti e il 12,2% di dipendenti. Le imprese con dipendenti sono diminuite del 13,9%, calando al 52,9%, e la media di addetti per impresa si è ridotta da 4,4 a quattro addetti.
Non tutte però le micro e piccole imprese della filiera nautica sono state colpite dalla crisi devastante: le più penalizzate sono state le società di persone (-25,9%) e ditte individuali (-16,9%), mentre il numero di società di capitali è rimasto pressoché intatto (-2,9%). Ecco, quindi, la necessità ”di incentivare e valorizzare l’integrazione funzionale tra i cantieri e la rete dei sub-fornitori e componentisti specializzati, partendo – è una della proposte formulate dalla Cna nel corso del convegno – dall’esperienza positiva dei distretti presenti in alcune regioni italiane e tenendo presente che anche il motore di questo comparto è l’artigianalità, che va quindi tutelata, stimolata, sostenuta”.
E ancora sul fronte dei servizi. Secondo il Rapporto Cna è necessario cercare di attirare la clientela straniera, vista la situazione del mercato interno. Va snellita la normativa e vanno razionalizzati e semplificati regimi amministrativi e controlli, come nei Paesi concorrenti, dalla Francia alla Spagna, dal Montenegro alla Croazia, dalla Grecia alla Turchia. E va potenziata la rete infrastrutturale (porti e approdi turistici). In buona sostanza, conclude il Rapporto Cna, vanno messe in campo ”politiche industriali per l’indotto della nautica, vero depositario delle competenze e del know how dell’artigianalità del prodotto. Politiche industriali non rivolte solo al mondo dei grandi cantieri, ma anche alle tante Pmi presenti sul territorio”.

(photographer Massimo Sestini)

 

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui