Tranquilla, sicura, rilassante. Questo è, da sempre, il Dna Prestige che si riscontra anche nell’F5.7 disegnato da Camillo Garroni
photo by Jean Francois Romero
Quando ti spiegano che sono arrivati alla terza generazione della gamma F-Line capisci che si tratta di una barca che ha segnato la storia recente della nautica. Ci sono infatti migliaia di persone in tutto il mondo che hanno navigato su un fly prodotto da Prestige. F5.7 è il secondo modello, il primo è stato F4.9 che ha fatto la sua comparsa solo poco tempo fa.

Tanto spazio, ben sfruttato e ampi camminamenti per muoversi a bordo con facilità.

Il progettista è sempre Camillo Garroni che assomiglia al nucleo della fusione nucleare. Non si esaurisce mai. Riesce sempre a innovare, modificare e migliorare le sue creazioni. Il segreto forse è proprio la lunga relazione con il cantiere francese. La produzione in serie permette di avere un riscontro incredibile dagli armatori e riuscire a farne tesoro è il modo migliore per indovinare i gusti dei clienti. Il gruppo è stato recentemente riorganizzato proprio per affrontare le sfide che abbiamo davanti e si è strutturato in tre filoni: uno dedicato al marketing, uno al prodotto e uno alla clientela. “È inutile nasconderlo, questo è un periodo difficile– afferma Michelangelo Casadei, General Manager Motor Yachting Business Unit del Gruppo Bénéteau – ma è proprio in momenti come questi che si deve osare e proporre innovazione tecnologica come il sistema di assistenza e monitoraggio che è stato installato su F5.7”. Tutte le funzioni, dall’aria condizionata alle pompe di sentina, sono facilmente leggibili. Il sistema appare come una sorta di computer di bordo che consente di avere tutto sotto controllo senza dover essere un ingegnere informatico per comprenderlo.
Le cabine non sono fatte solo per dormire. Lo spazio a disposizione, i volumi di stivaggio e le ampie superfici calpestabili intorno alle cuccette le rendono ideali per lunghe permanenze a bordo.
Ma innovare significa introdurre novità senza gettare alle ortiche ciò che di buono è stato fatto finora. Ed è questa la sensazione che si prova salendo a bordo di F5.7. Riconosco il Dna, ma percepisco anche soluzioni nuove. L’integrazione tra spazi interni ed esterni mi sembra perfino migliorata rispetto agli standard già elevati a cui Prestige ci ha abituato. Il living in dinette gode di una vista a 360° grazie alle numerose finestrature e la cucina che si affaccia sul pozzetto sporge proprio verso l’esterno. Non è solo una cucina, ma anche una sorta di bancone bar per chi si trova sui divanetti a poppa. Il portello a finestra completa l’opera. I divanetti in pozzetto sono contrapposti ma collocati orizzontalmente in modo da non compromettere la vista sul mare.

«È inutile nasconderlo, questo è un periodo difficile ma è proprio in momenti come questi che si deve osare e proporre innovazione tecnologica come il sistema di assistenza e monitoraggio che è stato installato su F5.7». Michelangelo Casadei, General Manager Motor Yachting Business Unit del Gruppo Bénéteau.
Nel ponte inferiore si trovano tre cabine: l’armatoriale a prua, la Vip e la terza cabina con letti paralleli a centro scafo. L’allestimento, in particolare della cabina Vip, grazie alla cuccetta matrimoniale collocata in diagonale, consente di muoversi agevolmente intorno al letto. L’attenzione dei progettisti è stata dedicata anche alla facilità di muoversi a bordo, sia all’esterno, sia sul fly, ma anche nelle aree interne. Il fly, oltre a ospitare la postazione di guida esterna, è dotato di mobile grill, divanetti, sedute e prendisole. Particolare è la struttura che sostiene il softtop dato che poggia su quattro montanti robusti e dipinti di nero che ricordano quelli di un walkaround più che quelli di un flybridge di oltre diciassette metri di lunghezza fuori tutto. È un dettaglio che contribuisce a “snellire” l’estetica della barca e non è facile dare questa sensazione su questa tipologia di barca.


