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Pezzini (Floating Life): in barca ai tempi del Coronavirus

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In barca ai tempi del #coronavirus? Si può. E c’è chi può, isolandosi sul proprio yacht lontano da rischi e pericoli. Nel momento di massima emergenza, Floating Life, società di management e charter, esperta anche nel settore sicurezza, ha preparato lo yacht di un fortunato armatore deciso a partire con il suo yacht per isolarsi almeno due mesi in mare. Un’impresa non semplice dalle mille sfaccettature tra normative nazionali e internazionali, sicurezza dello yacht, del personale di bordo e dello steso armatore. Tutto questo, tuttavia, riguarda anche la stagione crocieristica, ormai alle porte. Quali precauzioni si dovranno usare anche quando la pandemia sarà finita? Ce le spiega con Andrea Pezzini, amministratore delegato di Floating Life, società fondata insieme con la moglie Barbara Tambani nel 2002.
“Abbiamo capito l’esigenza del cliente e abbiamo accelerato al massimo i lavori di preparazione, consci che il tempo era la chiave di tutto – racconta Pezzini a Gentedimare2.0 – Dalla richiesta del cliente al suo arrivo a bordo abbiamo impiegato due settimane con un grosso sforzo di pianificazione per comprimere al massimo i tempi: una buona pianificazione è la base del successo di queste operazioni”.
Ma è consentito imbarcarsi nonostante le severissime restrizioni?
“Non ci sono restrizioni specifiche sull’argomento, valgono quelle delle autorità locali (sia della nazione di partenza e soprattutto quella di arrivo) – aggiunge Pezzini – Floating Life si è accertata di tutte le restrizioni e le raccomandazioni delle autorità competenti, prima di far partire i clienti. Non è stato semplice: le regole e le disposizioni per il contenimento della pandemia continuano a cambiare giornalmente sia a livello locale sia globale, ma ci siamo riusciti”.
Insomma, si salpa verso una quantantena di lusso… Ma con quali rischi?
“Stare a bordo con sei persone dedicate full time alla propria vita e al proprio benessere fa la differenza, starsene in una baia caraibica dove puoi alzarti e fare un bagno in acque cristalline, prendere serenamente il sole… Beh sì, è una quarantena di lusso che pochi possono permettersi. Rischi? Se una persona rimane a bordo e si attiene alle regole del Paese che la ospita non rischia niente. Noi teniamo costantemente informati i clienti di ogni cambiamento e loro si adeguano alle nostre indicazioni”.
Può spiegarci in dettaglio che cosa avete preparato?
“Abbiamo provveduto a fare i service ai macchinari di bordo essenziali al tipo di uso richiesto e imbarcato pezzi di rispetto e materiale di consumo necessario per una lunga navigazione. Abbiamo fatto rifornimento al 100% di gasolio e abbiamo creato una cambusa di viveri secchi, surgelati e freschi considerando il periodo previsto di permanenza in mare isolati e il numero di persone presenti a bordo. Le barche non sono come le case, hanno già scorte alimentari e di primo sostentamento pronte; abbiamo soltanto implementato quelle già presenti per il lungo termine e soprattutto preparato tecnicamente la barca per un periodo di utilizzo lungo e continuativo”.
Quali misure di sicurezza avete adottato per l’equipaggio?
“A bordo niente di particolare, le misure di protezione personale vengono applicate a chi scende a terra per fare rifornimenti o per smaltire i rifiuti. Noi lo consigliamo per lungo periodo.
Come sarà assicurato il rifornimento carburante e di viveri?
“Abbiamo fatto tutti i calcoli dei consumi e concordato con comandante e armatore come usare la barca per ridurre al minimo la necessità di rifornimento di carburante. Acqua da bere e viveri vengono organizzati con almeno due settimane di anticipo, con consegna a bordo da parte degli spedizionieri. Si cerca di limitare al minimo le uscite del personale a terra.
In caso di controlli, chi risponde alle autorità?
Come da normale prassi è sempre il comandante con il nostro supporto remoto che si interfaccia con le autorità. L’armatore non viene coinvolto direttamente ma soltanto informato.
Quali sono gli itinerari che avete suggerito?
“La barca è già partita, attualmente si trova nei Caraibi. Tendenzialmente rimarrà lì per tutto il periodo necessario. Ovviamente teniamo d’occhio il meteo e l’evolversi della pandemia, riadattando e concordando con gli armatori volta per volta le destinazioni. Sappiamo che non sarà facile ma il servizio di management si esprime al massimo in queste situazioni”.
Parliamo di sicurezza, soprattutto dal punto di vista igienico.
“Noi abbiamo specifiche procedure particolari sull’igiene a bordo – risponde Andrea Pezzini – Quindi abbiamo chiesto al personale di attenersi alle disposizioni locali oltre che alle raccomandazioni sulle protezioni personali da noi suggerite quando scende dallo yacht. Tutto il materiale che arriva a bordo, valigie, pacchi ecc… deve essere lavato con disinfettante a base alcolica; quanto impacchettato viene scartato e gli involucri esterni smaltiti dopo la disinfettazione. Per nostra prassi interna, già da anni, chiediamo di eliminare subito scatole di cartone e contenitori per evitare infestazione da larve e di lavare e/o disinfettare le valigie degli ospiti prima di riporle nei depositi. Quindi abbiamo implementato quanto è già di nostra prassi con le normative italiane sull’argomento contagio, che sono molto specifiche e restrittive”.
Anche in barca vale la regola del metro di distanza?
“Per quanto riguarda questa barca abbiamo imposto per equipaggio e clienti una quarantena di 15 giorni prima della partenza. Dopo questo periodo a bordo si vive come a casa. Tra equipaggio e cliente vi sono già distanze formali alle quali attenersi, il servizio con i guanti non è necessario, ma è contemplato dalle procedure di bordo su richiesta del cliente, come nei grandi ristoranti. Le distanze sono condizionate dagli spazi comuni, ma nel caso della barca che abbiamo preparato è facile stare anche a oltre un metro di distanza. Se poi si parla di normative di igiene e prevenzione per il Covid-19, ci si deve attenere alle normative dello Stato in cui ci si trova, sia per la barca all’ancora sia per la barca in porto. Poi ci sono le nostre procedure aggiuntive, di cui si è parlato prima, da applicare a prescindere da quanto richiesto in loco, se le regole fossero meno restrittive. Meglio prevenire che curare!”.
Che cosa suggerisce a chi si sta preparando per una simile esperienza?
“Di partire solo dopo aver fatto una quarantena di 15 giorni volontaria con barca in porto e tutte le persone a bordo, armatori ed equipaggi compresi – conclude Pezzini – Partire e poi scoprire di avere un caso di contagio a bordo sarebbe disastroso. E poi consiglio di avere una buona squadra a terra che segua la barca passo dopo passo. Infine consiglio di organizzarsi con almeno 15 giorni di anticipo sull’arrivo a destinazione, soprattutto se ancora a rischio contagio”.

FLOATING LIFE
E’ un’azienda-boutique fondata da Andrea Pezzini e Barbara Tambani nel 2002. La società mette a disposizione servizi di gestione tecnica e amministrativa a 360° in tutto il mondo nel settore nautico. Family office – i clienti vengono seguiti con un’offerta su misura – Floating Life è gestita da un gruppo di professionisti con esperienza pluriennale nei vari campi dello yachting. Proprio per l’elevata professionalità e qualità dei suoi servizi riguardo la gestione degli yacht, la società è stata certificata ISO 9001:2015.

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