di Antonio Risolo
LA CRONACA DELL’ULTIMA ORA
“Metteremo tutta la città a disposizione di Ucina: la parte a terra sarà ospitata nel padiglione Aquae mentre le barche saranno esposte all’Arsenale e nell’area San Marco”. Parola di Luigi Brugnaro, sindaco di Venezia, al termine di un incontro con Anton Francesco Albertoni, presidente dei Saloni Nautici Spa. La fiera nautica di primavera, quindi, si farà: dal 21 al 25 aprile. “Sarà un onere e un onore – aggiunge Brugnaro – sia per noi sia per Genova. Venezia vuole contribuire concretamente al rilancio dell’industria nautica e del diporto in particolare”.
LA CRONACA DELLE POLEMICHE
Registrata la novità di giornata, faccio un passo indietro. Secondo alcuni colleghi della stampa ligure, infatti, Ucina-Confindustria Nautica e il suo “braccio armato”, I Saloni Nautici, tramerebbero per trasferire altrove il Salone di Genova proprio attraverso l’operazione Venezia. Francamente mi sembra un’ipotesi lontana da qualsiasi realtà. E che comunque può trarre in inganno. Premesso che né Ucina né I Saloni Nautici hanno bisogno di difensori, ancora meno di quelli d’ufficio, vorrei provare a rigirare la frittata. Mi spiego: siamo sicuri che, al contrario, non siano proprio le istituzioni locali a volersi liberare del Salone? Qualche dubbio è d’obbligo perché – diceva Andreotti – a pensar male qualche volta si azzecca. A mio avviso i fari della critica – legittima, per carità – sono puntati soprattutto sulla società di servizi presieduta da Anton Francesco Albertoni. Quando si costituisce una qualsiasi società si presume che gli azionisti mettano in campo risorse e strategie per produrre prodotti chiavi in mano, ma anche profitti. Nessuno investe per beneficenza, sia chiaro. Da qui I Saloni Nautici Spa, la cui ragione sociale è, non a caso, al plurale. In sostanza la società si propone di organizzare eventi – oltre al Nautico di Genova – che in un modo o nell’altro abbiano a che fare con la filiera nautica. Semplice no? No, a dar retta alle polemiche non è semplice. E allora cerco di spiegarmi ancora meglio. I due eventi di primavera (salone dell’usato a Genova e una rassegna a Venezia) sono la prova di come la società I Saloni Nautici intenda sviluppare il business in altre location. Ma vado oltre: se per Ucina – e prendo in prestito le dichiarazioni ufficiali della presidente, Carla Demaria – “Il Salone deve restare a Genova, città che ha strutture uniche al mondo…”, è anche vero che Genova non è l’unico posto al mondo dove sia possibile organizzare un evento internazionale di tale rilievo, anche con strutture meno adeguate. È necessario, a questo punto, fare un passo indietro per ripetere la domanda: siamo sicuri che, al contrario, non siano proprio le istituzioni locali a volersi liberare del Nautico? Domanda alla quale intendo dare la seguente, personale risposta: è un’ipotesi molto verosimile, soprattutto perché la società I Saloni Nautici Spa aveva aperto il capitale a soggetti pubblici e privati. In altri termini, si pensava che sarebbe toccato proprio a Fiera di Genova Spa, attraverso il suo maggiore azionista, il Comune oggi guidato dal sindaco Marco Doria, diventare il secondo socio. E qui è cascato l’asino! Non se n’è fatto nulla a causa delle solite “incomprensioni” tra pubblico e privato. Per onore di cronaca va detto che i rapporti Ucina-Fiera sono stati sempre complicati: da una parte gli imprenditori (che ci mettono la faccia) con la loro visione del lavoro e degli affari, dall’altra la pubblica amministrazione con le sue strategie visionarie improntate a una rigida ideologia passata di moda ma che, a Genova in particolare, è ancora in bella mostra. Al posto della faccia.
Siamo proprio sicuri che… Sembra un ritornello, ma ci sta. Ed ecco il secondo nodo, non meno importante: la Darsena Grande. Come si fa a chiedere investimenti a un privato se la concessione, al netto dei mesi di polemiche, dura circa un anno? Mi trovate un pazzo disposto a investire un euro senza avere il tempo per programmare alcunché?
Siamo proprio sicuri che… I responsabili del nuovo piano portuale, per finire in gloria, hanno escluso da tutti i tavoli di discussione i vertici di Ucina portando avanti, secondo Carla Demaria, “battaglie politiche personali che hanno poco a che vedere con la realtà del Salone”. La prova è la collocazione della nuova Torre Piloti che va a mortificare quella Darsena nata e finanziata proprio per dare più respiro a mare al Salone Nautico.
Sì, a questo punto siamo sicuri che alcune istituzioni genovesi siano in tutt’altre faccende affaccendate e abbiano altro a cui pensare tranne che al Nautico, al degrado, alla immigrazione selvaggia e alla sicurezza dei cittadini.
Sfruttando al massimo le non poche risorse che il Salone può offrire, la città potrebbe levare definitivamente le ancore dal quel provincialismo, vero e proprio girone infernale in cui politiche tutt’altro che illuminate l’hanno cacciata. Perché un buon Salone fa bene a tutte le casse. Anche a quelle comunali.
Ultimissima domanda. Perché il sindaco di Venezia non ha esitato un istante a sottoscrivere la proposta di Ucina? Chi vorrà leggere queste note capirà da sé e troverà la risposta più appropriata. Nel sacrosanto rispetto di tutte le opinioni.


