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"Nel ricordo di Alessandro Risolo"

Nautica: se non adesso, quando?

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di Antonio Risolo | Nautica, rialzati e cammina. Se non adesso, quando? La Liguria fa la prima mossa coraggiosa. Ma non basta. Dal Tirreno all’Adriatico c’è una lunga filiera in pieno dramma. Del Piano per la riapertura programmata delle attività della filiera, messo a punto da Confindustria Nautica nelle scorse settimane e “accolto favorevolmente dal governo”, si sono perse le tracce. Mentre la raffica dei cosiddetti Dpcm del presidente del Consiglio, Giuseppe Conte – ben 12 conferenze stampa di soli annunci – è servita a ben poco se è vero, com’è vero, che a oggi nessun provvedimento è diventato operativo. E se tutto andrà bene, il decretone di aprile annunciato in pompa magna verrà sbloccato a maggio! La potenza di fuoco rimane una pia intenzione anche se la Commissione Ue in queste ore ha dato il via libera al Decreto Liquidità. Ci penserà poi la burocrazia ad allungare i tempi. A che cosa sono serviti i 149 decreti – tra l’altro scritti male a detta di alcuni tecnici delle varie commissioni parlamentari – se non a creare una grande confusione e a metterci tutti quanti agli arresti domiciliari? Ma non è tutto: in un momento di grande emergenza sanitaria ed economica, con le imprese e i cittadini comuni alle prese con bollette, affitti, mutui e tasse (a giugno la resa dei conti), spunta l’ideona patrimoniale camuffata da contributo di solidarietà. Vero Graziano Delrio? Non solo: c’è pure chi invoca senza vergogna la rapina notturna sui conti correnti come quella perpetrata dalla coppia Amato-Ciampi nel 1992. E niente, il partito delle tasse perde il pelo ma non il vizio. I fatti, piaccia o no, sono questi. Nessun italiano di buon senso può difendere l’indifendibile, tranne un manipolo di invasati di ideologia.
Detto questo, uno dei settori che vanno riaperti subito, oltre all’edilizia e alle opere pubbliche – grandi e piccole – è quello della nautica, comparto ad alta stagionalità che proprio in questo periodo ha capannoni e piazzali pieni di barche pronte per la consegna. Se non adesso, quando? Se i cancelli non riaprono subito, i cantieri rischiano di perdere anche tutto l’esercizio 2021. Non è un mistero, infatti, che il 90% della produzione di yacht, super e megayacht sia destinata all’export.
Un plauso al coraggio del governatore della Liguria, Giovanni Toti, che con un’ordinanza ha autorizzato (a partire dal 14 aprile) la riapertura delle piccole attività legate alla nautica, ai settori balneari, all’edilizia e alla silvicoltura. Un esempio pratico di riapertura graduale ai tempi di un governo immobile, indeciso, confusionario.
“Bisogna ripartire da alcune attività – ha spiegato Toti – come le attività dei cantieri della nautica propedeutici alla consegna delle imbarcazioni già allestite; controlli alle imbarcazioni da parte delle darsene; giardinaggio, sia a scopo professionale sia personale; coltivazione di piccoli terreni; manutenzione straordinaria e allestimento delle attività balneari e dei piccoli chioschi; piccoli lavori di edilizia, sia privata sia pubblica”.
Inascoltato, infine, anche l’appello di Licia Mattioli, candidata alla presidenza di Confindustria: “Moda, edilizia, acciaio e tutto l’export, nautica compresa, devono ripartire per salvare l’Italia”.
C’è da chiedersi, infine, perché l’inquilino di Palazzo Chigi si sia circondato di cinque team composti da oltre 200 persone tra tecnici, professoroni & scienziati vari. Ultimo in ordine di tempo quello capeggiato da Vittorio Colao, il top manager che viene dal mondo dei telefonini. Nella sua squadra c’è perfino uno psichiatra, nessun industriale serio e competente, nessun rappresentante delle attività produttive, vale a dire personaggi in grado di portare contributi preziosi e di buon senso.
Egregio signor presidente del Consiglio dei ministri, se non adesso, quando?

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