La soddisfazione di Ucina-Confindustria Nautica attraverso le dichiarazioni della presidente, Carla Demaria: “Nel Codice vigente non erano adeguatamente normati i superyacht, il noleggio e anche la locazione di piccoli natanti. C’erano complicazioni per il cambio di bandiera e la dichiarazione d’esportazione”
La Camera approva in via definitiva la legge delega per la riforma del Codice della Navigazione e del Diporto e spedisce tutto sul tavolo del Consiglio dei ministri. Il governo infatti, è chiamato a emanare uno o più decreti legislativi, volti a semplificare il regime amministrativo e la navigazione delle unità da diporto, comprese quelle adibite ad attività commerciale, e le attività di controllo – che oggi vedono ancora troppe sovrapposizioni fra sette diversi corpi di polizia – nonché l’aggiornamento della normativa di sicurezza. che dovrebbe occuparsi delle nuove norme che andranno poi alle Commissioni competenti. Si tratta di un primo passo avanti, comunque tardivo e ripetutamente sollecitato da Ucina-Confindustria Nautica, atteso soprattutto dagli operatori del turismo da diporto.
Per Michele Meta, presidente della Commissione Trasporti, Poste e Telecomunicazioni della Camera, il settore «sta uscendo da una crisi pluriennale, rappresentando sempre più una realtà significativa per l’economia italiana».
«Il vecchio codice – spiega il deputato Pd – risale a un decreto legislativo di dieci anni fa. Da allora molto è cambiato, sia da un punto di vista amministrativo sia burocratico: con il superamento progressivo delle Province c’è bisogno di individuare un nuovo soggetto istituzionale competente, che sia in grado di produrre normative uniformi in tutto il Paese. Con il tramonto dell’era cartacea, poi, è sorta l’esigenza di una semplificazione delle procedure e di una loro informatizzazione. È inammissibile, ad esempio, che ancora oggi le patenti nautiche vadano ritirate nelle singole capitanerie, che vengano conservate in un archivio cartaceo e che possano essere rinnovate solo nel luogo di rilascio. Le nuove norme che il governo dovrà emanare – conclude Meta – consentiranno inoltre di inasprire la lotta alla contraffazione e agli abusivismi, che purtroppo rappresentano ancora un fenomeno diffuso nel settore, e adegueranno finalmente l’Italia al quadro normativo comunitario. Anche per la nautica, insomma, sta per finire l’era analogica e comincia finalmente quella digitale».
«Il valore della nautica per il nostro Paese – il commento del deputato dem Alberto Pagani – è costituito innanzitutto dal grado di ricchezza e occupazione reale che questo settore riesce a generare, conciliando due fattori di rilevante importanza, quali quelli dell’innovazione e della bellezza. A questo si aggiunga la peculiarità di un Paese come il nostro, che più di qualsiasi altro sembra sposarsi perfettamente con le esigenze e le richieste di questo particolarissimo comparto. Dalla varietà delle coste, alle bellezze naturali e paesaggistiche, dalle ricchezze architettoniche alle qualità enogastronomiche. La nautica è quindi uno dei nostri brand di successo nel mondo. Per questo è un comparto che va tutelato e sostenuto».
“Occorreva colmare le lacune della stesura originaria del 2005 – spiega Carla Demaria – D’altro canto oggi si provvede anche a un aggiornamento necessario e conseguente allo sviluppo di questi dieci anni di nautica, a cominciare dalle normative di sicurezza”. Nel Codice vigente non erano adeguatamente normati i superyacht, il noleggio e anche la locazione di piccoli natanti. C’erano complicazioni per il cambio di bandiera e la dichiarazione d’esportazione, anche se alcune di queste criticità sono state almeno parzialmente risolte dagli interventi legislativi e regolamentari ottenuti da Ucina nell’ultimo biennio. C’erano poi delle vere e proprie aberrazioni, come il visus richiesto per il rilascio della patente, che non era come quello necessario per la patente automobilistica, ma piuttosto assimilabile a quello dei piloti d’aereo. Ora per rilanciare concretamente il mercato sono stati previsti la semplificazione degli adempimenti a carico dei diportisti, la destinazione d’uso per la piccola nautica delle strutture demaniali che presentino caratteristiche idonee per essere utilizzate quale ricovero a secco di piccole unità, la regolamentazione dell’attività di locazione dei natanti – oggi rimessa a una moltitudine di ordinanze locali – e la verifica delle procedure di Port State Control, attualmente penalizzanti per l’incoming estero. I piani formativi scolastici si schiudono alla cultura del mare e all’educazione marinara.
Non si è dimenticata la correttezza dei comportamenti – è infatti previsto un inasprimento delle sanzioni per la guida pericolosa, in stato di ubriachezza, sotto stupefacenti o nell’ambito delle aree riservate alla balneazione – e la solidarietà, con l’esplicita previsione di accessi per i disabili nei porti turistici. Anche l’ambiente ha la sua parte, con la previsione di campi di ormeggio attrezzati. La legge delega è il frutto di due intensi anni di lavoro che hanno visto Ucina quale unico interlocutore delle istituzioni.
“Devo essere grata agli organi associativi e alla struttura che, ciascuno per la sua parte, hanno contribuito fattivamente a questo risultato – conclude Carla Demaria – Sono doppiamente soddisfatta, per il successo di Ucina e perché è un successo a beneficio di tutta la filiera, anche di chi è o si ritiene molto distante da noi. Per il lavoro svolto in questi 24 mesi di intenso percorso legislativo, ringrazio sentitamente i relatori, Raffaele Ranucci e Mario Tullo, il presidente della Commissioni competenti, Altero Matteoli e Pompeo Meta, i Capogruppo del Pd alla Camera, Ettore Rosato, e al Senato, Luigi Zanda, il governo e in particolare il ministro Graziano Delrio e i sottosegretari Umberto Del Basso De Caro e Paola De Micheli”.


