Il Majesty 100 Terrace ha una carena semi-dislocante di 32,25 metri e soli 2 di pescaggio, contiene 199GT di stazza su 145 tonnellate dislocanti distribuite in poco più di 7 metri di baglio e 3 ponti sovrapposti
by Sacha Giannini
Il Majesty 100 Terrace è il restyling del precedente superyacht MK1 100, uno tra i modelli entry level più celebrati nella storia di Gulf Craft, il più importante cantiere nautico del Medio Oriente e protagonista mondiale nella costruzione di grandi yacht in composito. Più simile al Majesty 111 (un altro progetto in collaborazione con Phathom Studio) per soluzioni d’involucro, finestrature e volumi upper deck, rinnova la prua in una soluzione ibrida con un insolito foredeck lounge semichiuso ad uso guest cabin & crew, preso in prestito dagli all season terrace sempre più apprezzati dai progettisti, ma dove spesso inediti panorami, salpancore e bitte d’ormeggio si ritrovano tuttavia a scrutare insieme l’orizzonte. Se alcune componenti funzionali di conduzione non possono essere più di tanto mediate dall’estetica, anche questa di ormeggio, tra catene, corpi morti e cime, vive una prossimità forzata con quella di loggia intima ed esclusiva, sospesa sopra argani e catene che limitano le reciproche funzioni, ma tuttavia ugualmente le estendono. Con questo semplice paradigma di partenza, si costruisce il fondamento su cui si struttura il percorso esistenziale del 100 Terrace sospeso tra il desiderio, l’imitazione e nuove identità, con una sintesi d’uso e compositiva davvero chiara ed efficace.
La barca non spiega tanto quel che vedono i nostri occhi, piuttosto ciò che percepisce il nostro inconscio anche solo attraversandola con lo sguardo, osservando il flusso continuo tra gli ambienti interni ed esterni, tra pieni, vuoti ed inedite nuove trasparenze. Un contenitore d’emozioni che in qualche modo ci suggerisce di cogliere l’anima interna e di leggerla attraverso scelte di design che plasticizzano le vicende, gli usi, i costumi di bordo per dare vita a chi l’abiterà. In una tensione chiara che cerca di moltiplicare gli spazi di bordo, la contaminazione con il residenziale e l’hospitality, segna e marca sempre più l’enfasi nell’uso delle trasparenze, del vetro e delle aperture, come nelle porzioni delle basse impavesate strategiche del mai deck che disegnano una “facciata” dinamica ma sempre aderente alla propria funzionalità interna.
I principi che hanno ispirato il design degli interni sono nelle piccole variazioni di colore percepibili, con qualche complessità decorativa soprattutto nel corpo centrale della scala, dove pannelli a taglio curvo del parapetto e del vano, gole corrimano, specchi e scuri illuminati rendono gioioso e fantasmagorico tutto l’avvicendarsi.
È una barca trasformista che vuole in qualche modo convertire gli spazi esterni in protetti e viceversa, potenziando il concetto di lusso attraverso una sensazione, uno stato d’animo, una preferenza, una circostanza, per aggiungere tra un “servizio e un vizio” esclusivo di bordo, anche quello del Tempo, proprio per avere a disposizione il lusso e la scelta di poterlo anche non seguire. L’uso del vetro fumé, a tratti retro verniciato di nero, oltre a portare dentro la bellezza del fuori e viceversa, esplora il tema del doppio speculare nel riflesso dove ogni azione interna è osservata e si riflette sulle translucenze dei “temperati”, dei lucernai e degli specchi, per espandersi in una immagine di luogo interiore, di paesaggio intimo. La luce che riesce a passare diventa lucente, accendendosi in un bagliore che appare a tratti diafano, altre volte mediato per far intravedere l’immanenza di ciò che è visibile con l’invisibile.

Elka Design ha realizzato tutti i rubinetti e accessori in finitura nera, scelti per definire l’eleganza e la raffinatezza degli ambienti bagno e wellness a bordo del Majesty 100 Terrace.
La Fenêtre en longueur nera che fascia a tutta altezza il main deck, esce di piano per cingere di vetro anche il lounge & wheelhouse dell’upper deck superiore, in un gioco cromatico che sembra proprio conferire levità e inconsistenza. Pur lavorando su una gerarchia spaziale e di confini ben definiti, l’ordine gigante del dritto di prora si innalza estendendosi ben oltre l’altezza del piano di coperta per ripiegarsi sull’estensione prodiera a sheer line inversa, del ponte superiore che ripara la foredeck area, come fosse una “altana” inferiore collegata direttamente alla master cabin e al sun deck superiore. È una barca immediata, percepibile e costruita non tanto sull’utopia ma piuttosto sulla negazione della “distopia”, sempre più percepita oggi soprattutto in quel segmento luxury che sostanzia e sentenza la crisi della società del presente. L’immagine della barca è di futuro, costruita sulla conquista per raccontare il fascino del possibile e del benessere, attraverso segreti, abitudini, costumi ed interni sempre più conoscibili e comuni. È anche una barca particolarmente efficace, perché contemplativa e spirituale nell’esplorazione ma anche pronta a mostrare parti di sé, per distrarsi, rilassarsi e liberarsi.

Gli interni sono molto curati nelle finiture chiare e monocromatiche con un layout semplice e razionale, attento sia alla funzionalità notturna, sia a quella diurna. Sei cabine ospiti, 4 di equipaggio, 7 bagni privati, più di 15.000 litri di carburante, 3.000 di acqua e un best range cruising di 1.000 miglia a 12 nodi consentono lunghe traversate e permanenze a bordo tra terrazze, sbalzi e insoliti portici privati.
Non è una barca casuale di un luogo qualunque, ma appartiene alla stratificazione storica del suo territorio che la rende specifica, dove le antiche tradizioni degli Emirati Arabi Uniti si fondono con le tendenze più moderne, dove la bellezza surreale del deserto dialoga con grattacieli e il mare si confronta con 43 anni di esperienza di Gulf Craft nella costruzione di scafi luxury in composito da 10 metri fino a oltre 50 metri. Dall’Hamoor 30 e Ambassador 24 degli Anni ’80, al piccolo Dolphin 31, all’Adora 53, fino alle linee Majesty Yachts (2003), Oryx Cruisers (2006), Silver CAT(2008) e Nomad Yachts, sono tutte particolarmente apprezzate nei mercati chiave come Stati Uniti, Australia e Asia che riconoscono il valore di costruire scafi compositi rispetto all’acciaio, perché più leggeri e con bassi “pescaggi” che consentono la navigazione anche in acque poco profonde, come intorno alla Florida, alle Bahamas e ai Caraibi e dove l’alternanza di sole e pioggia richiede una notevole versatilità degli spazi di bordo.


L’uso del vetro fumé, a tratti retroverniciato di nero, oltre a portare dentro la bellezza del fuori e viceversa, esplora il tema del doppio speculare nel riflesso dove ogni azione interna è osservata e si riflette sulle traslucenze dei “temperati”, dei lucernai e degli specchi, per espandersi in una immagine di luogo interiore, di paesaggio intimo.
“Built for Life” è lo slogan del cantiere che suggerisce e promette solidità e longevità ai propri scafi, tutti costruiti in composito, per rimanere leggeri, durare e resistere anche a livelli eccezionali di calore. Se la modernità e il benessere sono spesso sinonimo di luce e trasparenza, apertura verso l’esterno, l’uso di “fasciare” lo spazio indoor fuori galleggiamento con molto vetro, dietro funzioni e finzioni, diventa tuttavia il segno distintivo della barca che informa chiaramente sulle proprie intenzioni di rendere immateriali i volumi che ospitano la vita di bordo. Nel 1923, Le Corbusier scriveva come le navi erano “…i prodromi delle nuove architetture fondate su modelli abitativi alternativi”.
Ovunque domina il bianco, il rovere chiaro, il riflesso e qualche marcata linea nera del telaio degli infissi scorrevoli, dove mobili disegnati su misura, pannellature di rivestimento, controsoffitti e qualche sagoma hanno un insolito decoro ascensionale “ad onda”.
La barca appare senza possibilità di ulteriore sintesi e se in parte risulta disomogenea per i vari “pezzi” sparsi della composizione, tuttavia, ognuno acquista senso come frammento e si mostra anche come un “tutto” in cui nessun desiderio si vuole perdere, come una promessa costruita non solo per durare, ma per produrre piacere, per essere vissuta, goduta senza tempo. Incarna bene l’intuizione di Michel Foucault di “…luogo reale fuori da tutti i luoghi” in una sovrapposizione di emozioni all’interno di un solo posto. È l’Eterotopia per eccellenza, in cui la normalità viene sovvertita dalla realizzazione di desideri o di sogni. L’uso di questa normalità, che può essere letta nel design come linguaggio del banale, è invece ben ossigenato dall’esterno e non chiuso nelle proprie regole interne che porta ad un linguaggio colto, educato nel gusto e con una forza ideativa carica di aspettative.
Ci sono diverse “terrazze” all’aperto e al chiuso, aree di intrattenimento e balconi elettrici poppieri a caduta in un’architettura di carena sviluppata da Gulf Craft con esterni e interni progettati in collaborazione con Phathom Studio.
Il 100 Terrace si perfeziona di qualità quanto più dimostra interesse verso uno spazio psichico per acquisire godimento dall’esperienza luxury, e si discosta da quello geometrico, che diventa conseguenza del primo. Se liberare le barche dalla propria massa riflette quella leggerezza sempre più cercata al galleggiamento, oltre al dislocamento ridotto di bordo anche il design ha qui il suo peso con un gioco di illusioni e di temporaneità, privandosi di marcare i propri contorni per una trasparenza shape & paint che acquisisce riflessi ed inaspettati nuovi volumi abitabili. Viene convertito il passaggio dentro-fuori in modo facile e diretto per offrire agli ospiti una vasta scelta di aree nelle quali incontrarsi, rilassarsi, pranzare o cenare, oppure semplicemente ritirarsi in solitudine. Se la sostenibilità di un progetto navale sopravvive nella propria capacità di ridurre il consumo di energia propulsiva e di HVAC, anche quella di sopravvivere a sé stessa diventa necessaria per sostenere il futuro e una visione green del prodotto. Gulf Craft è a Km0, con un modello economico e sociale che resiste al tempo e dove il concept design, la ricerca e sviluppo, l’ingegneria e la produzione, vengono svolti tutti internamente presso la sede di Dubai, ed oggi il nuovo Superyacht Service Centre ad Ajman è in grado di fornire anche assistenza completa ad ogni modello Gulf Craft esistente e a tutti i tipi di imbarcazioni in acciaio, alluminio e materiali compositi fino a 80 metri di lunghezza.
GULF CRAFT/MAJESTY YACHTS
Sheikh Khalifa Bin Zayed Street
P.O. Box 666, Ajman
Emirati Arabi Uniti
contact@majesty-yachts.com
https://gulfcraftgroup.com/
www.majesty-yachts.com
PROGETTO
Gulf Craft (naval architecture) • Phathom Studio and Gulf Craft (interiors and exteriors)
SCAFO
Lunghezza f.t. 32.25m • Larghezza 7,2m • Immersione 1.87m • Gross tonnage 199GT • Dislocamento circa 145 t • Materiale di costruzione Vetroresina • Capacità serbatoio gasolio 15.142 l • Capacità serbatoio acqua potabile 3.028 l • Capacità serbatoio acque grigie 757 l Capacità serbatoio acque nere 757 l • Cabine ospiti 6, equipaggio 4
MOTORE
2x Man V12-1900, 1.397 kW @2300 rpm • Generatori 2 55 kW, 230/400V AC, 50 Hz, 3-Phase • Electrical Power System Electrical, 230/400V AC, 50 Hz, 3-Phase, 24V DC • Autonomia a 12 nodi 1.150 mn
CERTIFICAZIONE
Rina – Commercial Yacht Rule Statutory Regulation Red Ensign Group Yacht Code Part A (Short Range)
(Majesty 100 Terrace – Best range cruising – Tratto da Barche, Maggio 2025)


