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"Nel ricordo di Alessandro Risolo"

La prima di m2atelier per Azimut è in Grande stile

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Gente di Mare 2.0 svela in anteprima assoluta le immagini degli interni dell’Azimut Grande Trideck realizzati dallo studio di architettura e design m2atelier. La preview, insieme ai nuovi Grande 30M e 36M, sul blu carpet del prossimo Salone di Cannes

di Olimpia De Casa

Le immagini dell’Azimut Grande Trideck, che debutterà al Cannes Yachting Festival 2025 insieme al Grande 30M e al Grande 36M, rendono giustizia all’intenso e lungo lavoro che ha visto Azimut Yachts e m2atelier sviluppare e realizzare il nuovo volto degli interni (gli esterni sono di Alberto Mancini) delle ultime imbarcazioni della fortunata Serie Grande. Talmente fortunata, che la scommessa in questione è considerata particolarmente challenging da entrambi. Per lo studio di architettura e design fondato nel 2011 a Milano da Marco Bonelli e Marijana Radovic è stata oltretutto una prima assoluta per il cantiere di Avigliana. Che, dal canto suo, ha voluto puntare sulla partnership, forte di una connaturata predisposizione a guardare lontano, a innovare e a investire con determinazione e lungimiranza nella ricerca e contestuale sviluppo di soluzioni e proposte compiutamente evolute. All’avanguardia dei contenuti tecnici si è così accompagnata una cura alle dinamiche legate alla vita di bordo, che per Azimut interessa da sempre tanto lo studio del layout, quanto quello delle conseguenti scelte di fruibilità e gestione di tutte le aree vivibili, del progetto di arredo e di illuminazione, dello stile. Con quali propositi il cantiere ha puntato sulle capacità, ampiamente riconosciute in vari ambiti dell’architettura e del design, dei due architetti? «A Marijana e Marco è stato chiesto di ricodificare un nuovo linguaggio stilistico per Azimut basato sul concetto di Integral Design, un approccio che prevede di disegnare ogni elemento del progetto, dalla scatola architettonica al mobilio sino al design della maggior parte delle loose furniture. Questo, per noi, è il modo di creare un progetto di grande fascino, dato da coerenza stilistica e unicità creativa, e al contempo perfettamente funzionale perché plasmato sugli specifici spazi e sulle nuove modalità di vita a bordo» spiega Federico Lantero, Head of Product Design di Azimut Yachts.

«Con questo yacht si apre quindi una nuova stagione per la linea Azimut Grande, una Serie che in questi ultimi anni è cresciuta a ritmi veramente sostenuti. Abbiamo annunciato qualche mese fa che nel 2026 lanceremo addirittura un 44 metri sempre nella gamma Grande. Azimut è molto attenta a proporre agli armatori soluzioni di interior design segnatamente specifiche, particolari, ricercate. Sono quelle realizzate ad esempio nel corso della lunga e soddisfacente collaborazione portata avanti con lo studio di interior design precedente. È tuttavia insito nella nostra storia attivarci per diversificare e rendere distintiva la nostra offerta, che sta crescendo non solo con la costruzione della nuova ammiraglia di 44 metri, ma anche nelle misure intermedie. Il Grande 30M che lanceremo a settembre sarà il primo ingresso per un armatore nel mondo del superyacht di casa Azimut. Di fatto, è stato progettato quasi in contemporanea con il Grande Trideck e il Grande 36M, che invece sono modelli esistenti, ma che sono stati oggetto di un rinnovamento stilistico che ha riguardato il progetto degli interni. Oggi parliamo di questo ultimo aspetto, ma chiaramente, per dare continuità e coerenza agli ambienti in cui ci si muove a bordo, anche l’arredamento delle terrazze condivide il tratto di m2atelier. Ci apprestiamo quindi a presentare tre barche tutte a loro firma in un unico momento». Da quali modelli è oggi composta la Serie? «Dal Grande 26M, che da settembre sarà affiancato dal Grande 30M, una barca su tre ponti molto interessante per i contenuti offerti, l’impronta stilistica e l’innovazione delle soluzioni abitative introdotte da Alberto Mancini, dal Grande 36M, dal Grande Trideck, che è lo yacht con cui il mondo Grande è stato oggetto di un’attenzione particolarmente importante da parte del pubblico, e dal Grande 44M che lanceremo l’anno prossimo». Quindi il Grande 27M uscirà di produzione? «Vedremo. È infatti una barca che continua a essere fortemente desiderata dal mercato. Porta avanti l’eredità di Stefano Righini, il designer con cui Azimut ha fatto la storia. È un modello che propone un grandissimo equilibrio tra bellezza stilistica e spazi vivibili, un megayacht contenuto nelle dimensioni in cui siamo però riusciti a contemplare tutte le caratteristiche che contraddistinguono le unità più grandi».

Come hanno affrontato Marco Bonelli e Marijana Radovic il percorso di avvicinamento all’universo Azimut e, in particolare, alla “galassia” Grande? «Abbiamo intrapreso il cammino partendo dalla volontà, necessaria, di conoscere in maniera approfondita la storia, l’identità, i valori e i tratti distintivi del brand. Lo abbiamo fatto accompagnati per mano dal team del cantiere che è riuscito a trasmetterci anche gli aspetti meno immediatamente manifesti della produzione a cui, vale la pena ricordarlo, era già attribuita una qualità reale e percepita assolutamente altissima. Questo per dire che sarebbe stato molto più semplice per noi arrivare ad Azimut con una flotta pregressa meno interessante e meno d’appeal. Riuscire a ottenere di più non era affatto scontato» premette Marco Bonelli.
«Abbiamo puntato sul nostro approccio tipico, che è quello di analizzare, feedback dal mercato alla mano, abitudini e gusti dell’armatore specifico» prosegue Marijana Radovic. «Dovevamo in sostanza creare un’architettura flessibile e al passo con richieste in continua evoluzione che, fedele al linguaggio comune che contraddistingue le nuove imbarcazioni di gamma, consentisse al cliente di “co-partecipare” a un design, a uno stile che ha l’ambizione di farlo sentire in qualche misura protagonista degli spazi di bordo. L’impegno è stato quindi condotto con la cautela necessaria imposta da una produzione che è comunque parte di una Serie e che riscuote consensi unanimi a ogni latitudine del globo». «L’armatore di oggi è meno formale di un tempo così come ama essere coinvolto e avvolto sempre più nella definizione dei suoi spazi. Questo vale sia in ambito residenziale, sia in ambito yachting» aggiunge Bonelli. «L’obiettivo è stato quello di assecondare il più possibile questa richiesta, questa minor “rigidità” di fondo, proponendo uno yacht coerente al Dna del brand».
Federico Lantero concorda, facendo presente che il Dna di casa Azimut è proprio quello di arrivare sul mercato con progetti che siano decisamente riconoscibili e che abbiano personalità: «Questo deve fare il paio con l’altro obiettivo, ossia con la capacità del designer di riuscire a creare il suo stile per Azimut, lasciando all’armatore la possibilità di adattarlo e personalizzarlo in accordo al suo gusto specifico. Azimut approccia del resto, e non casualmente, una clientela veramente internazionale e culturalmente multiforme».
Dato per assodato che i margini di intervento del cliente dipendano in prima battuta dalle dimensioni dell’imbarcazione, quali sono gli aspetti del progetto che rimandano concretamente al concetto di flessibilità? «Dai mobili free standing al décor, sino al cambio d’uso degli ambienti, da non confondere con le modifiche alla compartimentazione interna che sono ipotizzabili su taglie più importanti, c’è tutta la libertà di dialogare con i nostri designer per arrivare alla soluzione che meglio esprima l’intimo sentire e vivere l’imbarcazione» risponde l’Head of Product Design di Azimut.

Di quale ambiente è particolarmente orgogliosa Marijana Radovic?
«Della master cabin, il cui layout estremamente funzionale ci ha consentito di garantire il “flow” tra suite e sala da bagno riuscendo tuttavia a nascondere alla vista le porte di accesso, quelle per “lui” e per “lei” a cui siamo ormai abituati. Ci sono, ma non si vedono e questo risultato è comune a tutte e tre le imbarcazioni. Il concetto di open space è indubbiamente bello, ma spesso compromette la dimensione utile, intesa come identità e intimità, dei singoli ambienti. Stilisticamente siamo poi andati a lavorare molto sulla scatola architettonica con dettagli che definirei “sussurrati” e, in definitiva, in linea col nostro motto “less is enough”, che potremmo tradurre con “poco, ma buono”. Non sono “strillati”, né immediatamente manifesti, ma si scoprono e si apprezzano ogni giorno di più vivendo l’imbarcazione. Abbiamo ad esempio lavorato su due layer di soffitto che alternano l’essenza al tessuto, che sembra volare come una vela, sottolineando l’importanza delle grandi vetrate che si affacciano sul mare e, più in generale, il richiamo alla “vita in veranda” e a quella che, impronta luxury a parte, dovrebbe essere sempre garantita dal contesto barca. Abbiamo utilizzato superfici più e meno riflettenti e pochi materiali, ma lavorati in modo diverso in un’alternanza di opaco e lucido, che risultano piacevoli, poco “divisivi”, potenzialmente apprezzabili da un’audience vasta e con un’impronta m2atelier piuttosto evidente. Un altro aspetto su cui si è basata l’architettura della cabina è stato quello del lighting design, un elemento progettuale che, al pari delle scelte stilistiche e materiche, risulta oltremodo caratterizzante. Siamo riusciti a ottenere il risultato desiderato, ed in particolare a trattare la luce indiretta come elemento di valore architettonico in funzione dello sviluppo orizzontale o verticale che si doveva perseguire, anche grazie all’apporto di Azimut che ha messo a disposizione il suo esperto di illuminazione, davvero bravo nel creare l’atmosfera richiesta in ogni ambiente, più o meno privato».

Il dettaglio più apprezzato dal cantiere? «Mi limito a citare quello su cui a mio avviso (sta rispondendo Federico Lantero, ndr) m2atelier ha lavorato davvero con grande tenacia, ossia le pareti di fondo che ritroviamo nel salone in ognuno dei tre progetti. Qui Marijana e Marco hanno introdotto una visione molto sofisticata che ha previsto una decorazione scevra dal ricorso a materiali “ricchi”, ma intrisa dell’immaginifico del creativo che, grazie a un intenso lavoro di ricerca, ha voluto realizzare una “quinta” lavorata e colorata ogni volta in maniera assolutamente unica e personale. Un risultato che deve inorgoglire tutti: m2atelier in primo luogo, ma anche Azimut che ha saputo trovare i partner giusti, i fornitori e gli artigiani capaci di tradurre perfettamente quanto prodotto dall’estro e dalla matita dei designers».
In attesa delle anteprime in Costa Azzurra, non resta che (ri)osservare gli scatti degli interni proposti in gallery per apprezzarne, con maggiore e più consapevole padronanza di lettura, tutte le suggestioni evocate dal racconto fatto a Gente di Mare 2.0 dagli artefici del progetto.

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