La spunta il Salone, irrompe Graziano Delrio con la sua dichiarazione più attesa. E, a dispetto delle cassandre, spara: “Il governo sosterrà la manifestazione e finanzierà il Salone Nautico”. Si conclude così la farsa del “tavolo” aperto da Ivan Scalfarotto nel tentativo di riscrivere il copione della soap opera C’eravamo tanto amati… protagonisti Ucina e Nautica Italiana. Per il suo bene, consigliamo a Scalfarotto di non aprire altri tavoli. Si metta comodo in pantofole e si goda il divano di casa. Pazienza se i contribuenti continueranno a pagarlo. Le mense della Caritas impallidiscono di fronte alla pubblica mangiatoia.
Detto questo, finalmente arrivano i contributi pubblici. Non proprio bruscolini, bensì 1,5 milioni di euro.
“Questo Salone e la nautica made in Italy – ha poi aggiunto il ministro alle Infrastrutture e Trasporti – hanno numeri di crescita impressionanti, adesso recuperiamo l’orgoglio italiano”. In attesa che si risvegli l’orgoglio nazionale, soprattutto di coloro che a vario titolo hanno maltrattato il quinto settore dell’economia nazionale, registriamo l’orgoglio di Ucina Confindustria Nautica e della sua presidente, Carla Demaria. Orgoglio di aver allestito il Salone più affollato degli ultimi anni.
Intanto Delrio, il viceministro all’Economia Luigi Casero e il presidente di Confindustria, Vincenzo Boccia, hanno potuto toccare con mano i numeri: fatturato 2016 in crescita del 18,6% rispetto al 2015, per un valore di 3,4 miliardi; +24,1% quello destinato al mercato interno; 2,8 miliardi di contributo al Pil nazionale, in crescita del 18,9%; 18.480 addetti (+1,9%). E ancora: una vetrina di 1100 barche, 884 espositori, 70 nuovi marchi presenti fra esordi e ritorni. L’export della cantieristica italiana, in particolare, ha messo a segno il secondo miglior incremento dopo i prodotti della cosmetica passando da 354 milioni del 1996 a 1,7 miliardi del 2016. Numeri che hanno impressionato anche il governatore della Liguria, Giovanni Toti, il sindaco di Genova, Marco Bucci e il presidente della Camera di Commercio, Paolo Odone.
“Il mercato è tornato e si tratta di una crescita solida, superiore a quella di altri comparti – ha aggiunto Carla Demaria – Il salone nautico è lo specchio di un settore che si è ripreso da una crisi lunghissima e durissima, la più lunga mai sofferta dal comparto, anche a causa di leggi inutili quanto pericolose. Ora c’è un rapporto nuovo e si lavora insieme. Quanto fatto con il nuovo codice della nautica è un passo in avanti, ma non basta, e in proposito ho avuto assicurazioni che ci potremo mettere mano per migliorarlo”.
“Abbiamo tolto le norme del 2011-2012 – le ha fatto eco Luigi Casero – provvedimenti che avevano decretato la morte del settore, cercando di dare sostegno alle imprese che investono nella tecnologia e nella crescita”.
A quest’ora il signor Mario Monti dovrebbe avere le orecchie di un cocker…
Forte il sostegno – al Salone e a Ucina – del capo di Confindustria. Vincenzo Boccia, infatti, ha parlato di una “Vetrina dell’Italia della bellezza, del design e dell’equilibrio. Il salone – ha aggiunto – si può fare dappertutto… purché sia a Genova. Bisogna stabilire delle priorità, capire in modo chiaro e netto che questa è la finestra del Paese che presenta un pezzo di industria italiana nel mondo. Chi viene dall’estero deve sapere che il Salone è qui. Non si deve fare confusione con le priorità del Paese, se Confindustria non avesse chiaramente preso posizione oggi avremmo due Saloni, e questo non servirebbe a nessuno. Sono qui più determinato che mai a sostenere il lavoro e l’impegno della nostra associazione di categoria”.
Il Nautico è servito. Le cassandre pure.






