Essenziale il contributo del Centro Nato per la Ricerca Marittima e la Sperimentazione nello sviluppo della componente marittima del progetto europeo Icarus in cui robot aerei e di superficie si integrano e collaborano in autonomia
Nei giorni scorsi, presso la Base della Marina Portoghese di Alfeite (Lisbona), 24 partner di 9 Paesi hanno presentato il sistema “Icarus” (Integrated Components for Assisted Rescue and Unmanned Search Operations) prodotto finale dell’omonimo Progetto Europeo (http://www.fp7-icarus.eu/)
finanziato dalla Commissione Europea nell’ambito del Settimo Programma Quadro.
Iniziato nel 2012, “Icarus” ha sviluppato robot che potranno aiutare i soccorritori a localizzare e salvare persone in pericolo in zone colpite da disastri e calamità, in mare e in terra. La ricerca e soccorso robotizzata (in inglese: Unmanned Search and Rescue, Sar) può essere di grande aiuto ai soccorritori per operare più velocemente, in maggior sicurezza, e salvare così più vite umane. In mare, dove i tempi di sopravvivenza per un disperso sono ridotti e anche la vita dei soccorritori può essere a rischio in particolari condizioni, l’aiuto dei robot è ancora più essenziale. Veicoli di superficie senza pilota (Unmanned Surface Vehicles, UsVs) in grado di trasportare e rilasciare zattere di primo soccorso possono fare la differenza.
La dimostrazione, che ha avuto luogo, a Lisbona ha coinvolto i partner di progetto portoghesi (Cinav, Inesc, Esri), spagnoli (Eurecat e Integrasys), svizzeri (Ethz), italiani (Calzoni), polacchi (Imm) e belgi (Space Application Services), oltre ovviamente agli esperti del Cmre. Nelle acque del Tago è stato simulato un disastro marittimo. “Pensiamo per esempio a una nave passeggeri in difficoltà o addirittura a un naufragio, magari in condizioni meteo-marine proibitive. I robot possono essere di grande aiuto alle squadre di soccorso soprattutto quando per queste è impossibile operare in sicurezza”, spiega Aníbal Matos, ricercatore della Inesc Tec (Inesc Technology and Science) e docente alla facoltà di Ingegneria dell’Università di Porto, tra i responsabili dell’evento.
Nella dimostrazione sono stati utilizzati veicoli autonomi di superficie (Unmanned Surface Vehicles, UsVs) e aerei (Unmanned Aerial Vehicles, UaVs), in grado di lavorare insieme in una rete, che ne accresce interoperabilità e quindi indipendenza. Nel progetto, il Cmre si è occupato proprio dello sviluppo di questa capacità, integrando nuovi software su una piattaforma Usv esistente creata dall’azienda italiana L3 Calzoni. “Grazie all’apporto tecnologico, assolutamente all’avanguardia, del Cmre, il sistema è in grado di portare a termine missioni Sar con minima supervisione da parte dell’uomo. Tutte le componenti robotiche collaborano tra loro nel network Icarus, compresa la piccola piattaforma di salvataggio studiata da Inesc-Tec per l’avvicinamento fisico ai naufraghi” , dice Stefano Fioravanti, Scientist in Charge Cmre per Icarus.
Il sistema sarà operativo a inizio 2016, quando il progetto verrà chiuso ufficialmente. Tra gli utilizzatori finali vi sono i team Sar della Marina belga e di quella portoghese che hanno già espresso interesse per le future applicazioni.


