Beniamino Gavio non ha bisogno di presentazioni. Non deve certo la sua fama di grande imprenditore alla nautica. E precisa: “Ho preso Baglietto, Cerri Cantieri Navali e Bertram per passione”. Gentedimare 2.0 lo ha incontrato a Genova davanti al nuovo Bertram 35 (costruito in Florida) e a Ridoc MV19, il motoscafo veloce che reinterpreta i celebri Mas (Motoscafo Armato Silurante oppure Motoscafo Anti Sommergibile) costruiti proprio da Baglietto e impiegati nei due conflitti mondiali. Come sempre, disarmante la sua semplicità di espressione: concetti chiari, periodi compiuti senza lasciare nulla alla libera interpretazione dell’interlocutore.
Gavio parla di barche e di progetti. Ne ha uno in particolare: l’acquisizione di un altro marchio importante. “Ma per ora è solo un’idea… Non dico nulla…”, sottolinea. Intanto esprime la sua opinione anche in merito alle stucchevoli schermaglie tra le due associazioni di categoria: “Non ne posso più di invidie, gelosie, personalismi. Perché di questo si tratta. Ho qualche idea semplice da proporre, e lo farò presto nelle sedi più opportune. Potrebbe essere l’uovo di Colombo se tutti fossero d’accordo… Sono tornato al Salone di Genova e non sono pentito – conclude Gavio – e ho partecipato alla cerimonia dell’inaugurazione. Anche qui qualcosa si muove ed è un bene per tutto il settore, unico obiettivo che deve starci a cuore. Voglio dare il mio contributo, lavorare per navigare ancora insieme. Quest’anno, poi, vedo un bel salone e ho molto apprezzato la dedica della rassegna a Carlo Riva. Il resto è noia. E tempo buttato via”. Più chiaro di così.
Intanto, com’è noto, gli scissionisti usciti da Ucina Confindustria Nautica circa due anni orsono fanno quadrato – apparentemente – in un’altra parrocchia: Nautica Italiana. Un terremoto che ha fatto una vittima certa: la filiera nautica. Tuttavia, sondando gli umori di alcuni esponenti di spicco, nell’associazione guidata da Lamberto Tacoli c’è qualche mal di pancia. Più d’uno, si dice. Insomma, si avvertono sinistri scricchiolii. Idillio finito? E per colpa di chi? Un conto è il palco, sul quale gli attori danno il meglio di sé, sorridono, mandano baci e fanno inchini alla platea per chiamare l’applauso. Ben altro succede dietro le quinte, dove tutto è più ovattato, anche gli scontri feroci.
In effetti non siamo i soli a percepire quel che sta accadendo. Lo stesso Lamberto Tacoli, presidente di Nautica Italiana e al vertice di un marchio prestigioso come Perini Navi, in un’intervista rilasciata agli amici e colleghi del Secolo XIX/The MediTelegraph – si lascia andare a qualche confidenza, dicendosi disponibile al confronto con Ucina.
“C’è la volontà di lavorare per un riavvicinamento – il Tacoli-pensiero – cosa che peraltro cerchiamo da tempo: prima di tutto per il bene di questo settore e delle aziende che tutti noi rappresentiamo. Oggi noto un clima più disteso. Molti degli attuali soci di Nautica Italiana hanno fatto parte di Ucina. Alcuni sono ex presidenti, ci conosciamo molto bene. Le scelte vengono fatte dalle persone. Ma sono convinto che ragionando meno di pancia e più con la testa, aspettando i tempi giusti, sarà anche possibile tornare assieme sotto il cappello di un’unica associazione. La nautica deve essere un settore meno geloso e più orgoglioso”.
“”Registriamo con piacere le parole del presidente di Ucina che parla di dialogo – le conclusioni di Tacoli – Dialogo che Nautica Italiana ha sempre auspicato fin dalla sua fondazione. Oggi, come allora, Nautica Italiana è disponibile a un percorso di dialogo con l’obiettivo di sviluppare una potenziale progressiva integrazione delle due associazioni. L’auspicio sarebbe la creazione di un modello che le vede unite sotto un unico cappello. In particolare Nautica Italiana pone quali primi temi sui quali lavorare il coordinamento degli eventi espositivi e dell’attività legislativa”.
Con queste premesse, la pax può scoppiare da un momento all’altro. Datevi una mossa, signore e signori.
AR





