BOLLINO BLU
In alcune zone dell’alto Adriatico torna l’incubo dello Stato di polizia fiscale dopo i nuovi abbordaggi delle motovedette della Guardia di Finanza. E i diportisti, a tre anni dalla famigerata legge Monti, continuano a cercare approdi più tranquilli nella vicina Croazia e in Montenegro. Ma in altre regioni costiere la GdF avrebbe allentato la morsa dei controlli
di Antonio Risolo
Istituito nel 2012, il Bollino Blu è nato con lo scopo di razionalizzare i controlli in mare e limitare l’indiscriminata “caccia alle streghe”. Anche quest’anno il ministro di turno delle Infrastrutture e dei Trasporti, Graziano Delrio, ha inviato in anticipo a tutti i corpi di polizia operanti in mare la direttiva per il rilascio del Bollino Blu, uno strumento che, a detta del ministro, “nelle passate stagioni estive ha reso più facile la navigazione da diporto evitando controlli ripetuti”. Secondo un’indagine condotta da SolovelaNet, la Guardia di Finanza avrebbe allentato la morsa dei controlli in parecchie regioni costiere. In ogni caso una realtà ben diversa da quella che ci descrivono alcuni operatori dell’alto Adriatico. Dove, quel fisco dal volto umano più volte sbandierato ai quattro venti, altro non è che uno specchietto per le allodole. Insomma, il lupo perde il pelo ma non il vizio. E vediamo perché con qualche dettaglio affatto trascurabile. La località più colpita, a sentire lo sfogo di alcuni gestori di porti turistici, è Lignano Sabbiadoro: quattro marina per oltre 2.500 posti barca. Che diventano 5mila se si aggiungono le strutture del comprensorio. Bene. In tutta la zona è tornato l’incubo del “vangelo” secondo Monti: blitz spettacolari in mare. E non solo. Ricordate il Capodanno di Cortina? Risultati? Zero virgola. O quasi. Danni? Ingenti. La lunga filiera della nautica da diporto è ancora in ginocchio. Perché per ogni evasore che cade nella rete, infatti, se ne vanno dai porti italiani almeno cento diportisti onesti che fanno rotta verso la Croazia o il Montenegro. “Quest’anno – dice un diportista che ha deciso di andare in Croazia al timone di una barca a vela di 14 metri – mi hanno già controllato due volte. E non hanno trovato un bel niente! Altro che fisco amico e Bollino Blu. Ti rovinano la vacanza o il week end con lunghi interrogatori. Si perdono ore e basta. Conosco gente che addirittura ha venduto la barca pur di evitare rotture di scatole. Un amico stava per comprarne una. Alla fine ha preferito perdere la caparra… Ci trattano come fossimo criminali. Ma in che Paese viviamo?”.
Bella domanda, caro diportista emigrato in Croazia. Purtroppo viviamo in un Paese incapace di sfruttare al massimo le sue enormi risorse. I politici, quando non si sbranano per le poltrone, ci raccontano il seguente ritornello: il turismo, compreso il diporto che si snoda lungo gli ottomila chilometri di coste, “è il nostro petrolio”. La definizione è appropriata. E’ il metodo per l’estrazione che non funziona. Non ha mai funzionato per manifesta incapacità della classe politica. Siamo un Paese che ha saputo sperperare l’economia del mare inventata dai romani e resa ancora più forte dalla potentissime Repubbliche marinare. Ma esiste in Italia un ragioniere qualsiasi che abbia voglia, e pazienza, di spiegare ai cosiddetti Prof che lo sfruttamento del “petrolio” porterebbe solo ricchezza, benessere, lavoro? E senza stare aggrappati, un giorno sì e l’altro pure, a quella idiozia colossale meglio conosciuta come “Parametri di Mastricht”. Quest’Europa, così com’è, ha prodotto solo povertà, fame, disoccupazione. Ha distrutto il ceto medio, ha condannato a morte aziende e imprenditori. Ha rubato dignità, radici, e sovranità dei popoli. E che cosa fanno i ministri alla partita oltre a tediarci con le loro ovvietà? Continuano a inventare nuove tasse e balzelli a fronte di un lavoro e di redditi che non ci sono più, raccontandoci la frottola più odiosa sapendo di mentire: tutto va bene madama la marchesa.
A questo scenario impietoso, ma reale, dobbiamo aggiungere un’ultima riflessione. Tra un ministero inutile e l’altro, tra un dibattito sullo ius soli e la liberalizzazione delle droghe, ci sarà pure uno spazio per un ministero dell’Economia del Mare? Basterebbe una struttura snella, seria, efficiente, affidata a un top manager a sua volta affiancato da pochi funzionari competenti e nemici giurati della burocrazia. Ma no! Il buon senso qui non è di casa. Ci piace, al contrario, quel carrozzone chiamato impropriamente “Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo”. Un carrozzone di sprechi e inefficienza quasi sempre affidato a caso con il rito della riffa da sagra paesana. La gestione di Pompei e la nomina dei nuovi direttori stranieri dei nostri musei sono le prove provate (le più recenti) che su quella poltrona siede il nulla. Qualcuno si è preso la briga di dire al signor ministro di turno che un posto barca genera almeno quattro posti di lavoro?


