Fondatore e Ceo dello studio attivo sin dal 2001 a Torino, con una seconda sede aperta nel 2014 a Milano, Fabio Fantolino si muove con estrema disinvoltura tra architettura, art direction, interior e product design
portrait by Sara Magni
Fatte le dovute ricerche utili all’incontro, la visione d’insieme che mi ha trasmesso la corposa opera di progetti realizzati dall’architetto Fabio Fantolino e dal suo team è stata poi confermata dal colloquio eloquente con il fondatore e Ceo dello studio che porta il suo nome. Le immagini contenute nelle gallery del sito ufficiale del suo atelier creativo, vissute nella curiosità crescente di passare velocemente alla successiva in un’avidità di incanto animata dalla piacevolezza dell’osservazione, hanno restituito agli occhi di chi scrive quel senso compiuto di equilibrio, coerenza ed eleganza che raramente riescono a registrare in una tale mole di realizzazioni così diverse e uniche.
La prima imbarcazione con interior design dell’architetto Fantolino è stata l’Azimut Fly 72, che ha debuttato nel 2023. Un esordio nel mondo della nautica, contraddistinto da uno spiccato equilibrio e da un’idea di eleganza estesa che invoglia a restare e a godere degli spazi aperti e degli orizzonti offerti dalle grandi vetrate laterali, la cui trasparenza non è mai interrotta da alcun inframezzo.
La trasversalità dei lavori dello studio attivo a Torino sin dal 2001 mi ha consentito di calarmi in un climax emozionante ed emozionale, prima e oltre che interessante, che racconta un’incredibile attività di ricerca illuminata dal faro di una costanza innata, frutto di una evidente predisposizione a curare il progetto in ogni scelta, aspetto e dettaglio, dal più palese al meno esplicito, ma non per questo scevro di significati.

Lo studio di Fabio Fantolino debutta nel mondo della nautica firmando l’interior design dell’Azimut Fly 72, seguito dal 62 e dall’82, la nuova ammiraglia della serie Flybridge, in cui il linguaggio raffinato dell’architetto incontra l’innovazione tecnologica della flotta, coniugando un’eleganza imperitura e contemporanea.
La selezione, ad esempio, dei materiali, compresi quelli più preziosi e rari, non è finalizzata ad abbagliare, a stupire in virtù di un valore intrinseco e banalmente noto, quanto a trasmettere la cifra identitaria di un approccio che, in ogni ambito, dall’architettura all’interior, sino al product design, vuole accogliere e avvicinare, mai respingere o allontanare. Il risultato è una sinfonia di accordi che nasce dal talento dato dall’analisi approfondita dei singoli contesti e obiettivi, ma anche dal saper calibrare contrasti materici e cromatici, lavorazioni e finiture, luce e ombra. Rigore progettuale e sensibilità estetica si incontrano dando vita a un linguaggio raffinato in cui la ricerca di coerenza tra spazi, arredi, dettagli e messaggi definisce uno stile personale e di grande carattere. È un tratto che si riscontra in ogni settore: dalle residenze private all’hospitality, dall’art direction agli interni nautici. L’ultimo impegno citato è anche il più recente. La prima imbarcazione con interior design dell’architetto Fantolino è stata l’Azimut Fly 72 che ha debuttato nel 2023. Un esordio nel mondo della nautica, contraddistinto da uno spiccato equilibrio e da un’idea di eleganza estesa che invoglia a restare e a godere degli spazi aperti e degli orizzonti offerti dalle grandi vetrate laterali, la cui trasparenza non è mai interrotta da alcun inframezzo.

«La strada che porta ad ambienti accoglienti è quella che mette in equilibrio i materiali freddi con quelli caldi».
Come avviene l’incontro con il cantiere di Avigliana? Dalla scelta di Azimut di intraprendere un percorso di scouting mirato ad affidare l’elaborazione degli interni delle varie collezioni a designer diversi. Siamo quindi stati “sondati” per i flybridge e, dopo un confronto sulle rispettive visioni in merito al design applicato alla nautica, è iniziata una collaborazione importante e proficua che ci ha visti realizzare l’interior design dell’Azimut Fly 72, seguito dal Fly 62 presentato nel 2024 e dal Fly 82, l’ammiraglia di gamma. Il nostro impegno con Azimut, che per noi è iniziato circa un anno e mezzo prima del lancio ufficiale del 22 metri, nasceva dalla constatazione che, mentre l’architettura e il design sono notoriamente in continuo movimento, la nautica ha sempre vissuto in una nicchia autoreferenziale, finendo a mio avviso per distaccarsi un po’ troppo dal mondo trasversale del design, quello a cui ha invece avuto la visione di guardare l’azienda guidata da Giovanna Vitelli.
Quale obiettivo si era posto con il suo primo lavoro per Azimut? Quello di offrire un percepito di “lusso” autenticamente elegante, raffinato e di alto livello. Distante, per intenderci, dagli anacronistici focus point fatti di singole opulenze, marmi costosi e luccichii buttati qua e là. Il proposito era lavorare a un progetto coerente e globale, basato sull’equilibrio, sulla ricerca e sui contenuti.
«Un progetto può essere definito di alto livello quando ogni singolo elemento che lo compone arriva da una ricerca meticolosa, unico aspetto non opinabile. Solo a valle di questo studio accurato il progetto sarà inevitabilmente ricco di contenuti, profondo, compiuto».
Qual è la cifra comune tra i lavori elaborati per i flybridge di Azimut? Creare una sensazione di raffinatezza diffusa, offrendo una combinazione di contemporaneità, di “eterno” ed eleganza borghese. Il trait d’union di queste imbarcazioni è stato, in particolare, l’alternanza di materiali ricchi, caldi e freddi, proposti sia nelle forme lineari e pulite sia in quelle più morbide e curve. Non c’è una predominanza, ma un’alternanza, e a volte persino un’inaspettata contrapposizione, tra linee rette e sinuose che svelano una personalità spiccata e ben riconoscibile.
Quando un progetto può essere definito, senza timore di smentita, di alto livello? Quando ogni singolo elemento che lo compone proviene da una ricerca meticolosa, l’unico aspetto non opinabile. Solo a valle di questo studio accurato il progetto sarà inevitabilmente ricco di contenuti, profondo, compiuto. Di alto livello, appunto.

«Penso che nei prossimi anni il design, in termini trasversali, dal settore residenziale all’hospitality, avrà un ritorno dei colori saturi, più intensi e decisi, a scapito delle tonalità pastello che hanno dominato gli ultimi anni. I legni che finora sono stati opachi e naturali cominceranno a essere visti più lucidi, laccati, valorizzando la materia e le lavorazioni. Anche i metalli che adesso vediamo spazzolati e satinati stanno cominciando a ricomparire cromati. Crescerà inoltre l’attenzione per le texture dei tessuti, più decorative e tridimensionali, capaci di conferire carattere agli ambienti. In questo scenario, la complessità dei linguaggi progettuali aumenterà: mantenere l’equilibrio generale tra materiali, colori e superfici diventerà la vera sfida del progettista». Fabio Fantolino
La profonda ricerca costantemente perseguita dal team di Fabio Fantolino si manifesta in progetti di alto livello contraddistinti da una trasversalità del design in cui la coerenza tra spazi, arredi e dettagli definisce uno stile di forte personalità e armonia.
Quali circostanze, invece, portano a qualificare uno spazio come accogliente? Al di là della spiccata sensibilità che mi porta a creare sempre qualcosa che mi faccia “stare bene”, la strada che porta ad ambienti accoglienti è quella che mette in equilibrio i materiali freddi con quelli caldi. La sensazione di entrare in un ambiente avvertito come freddo si ha quando ci troviamo di fronte all’accostamento di materiali troppo respingenti o troppo riflettenti rispetto a quelli più assorbenti. Ci deve essere la capacità di mischiarli, perché anche quando si esagera nel voler abbinare legno, moquette, stoffe molto tramate e luci con i paralumi, si dà vita a un ambiente poco accogliente, impastato, un po’ pesante, denso. Se invece alterno il legno allo specchio e questo a una laccatura opaca, oppure il marmo alla moquette, riuscendo a dosarli insieme, con linee rette e curve, riesco a mettere in equilibrio i materiali che compongono l’ambiente. Se entrassi, ad esempio, in una stanza di piastrelle lucide, specchi e marmi, sarei inevitabilmente a disagio; mi sentirei riflesso, respinto.
Ci sono altri progetti in ambito nautico all’orizzonte? Sì, ma devono rimanere inediti. In ogni caso li sveleremo presto. Posso comunque confermare che la collaborazione con Azimut sta continuando e spero prosegua all’infinito. Mi piacerebbe anche poter lavorare agli interni di un mega yacht, un segmento in cui il lusso è ancora un po’ troppo legato alla vecchia concezione. Un altro desiderio sarebbe soddisfare un armatore privato. Sono due opportunità che potrebbero essere probabilmente esaudite in un’unica circostanza. Ciò di cui sono assolutamente convinto è che non riuscirei più a fare a meno di un progetto nautico. Mi mancherebbe tantissimo.
(Fabio Fantolino – Sweet harmony – Tratto da Barche, Maggio 2026)


