Daria è una fotografa che da una passione ha fatto nascere un mestiere e lo ha reso personale e unico, inserendo tra i suoi scatti quelli fatti in alta quota
by Francesca Portoghese – photo by Daria Troitskaia
Nel 1900, durante l’Expo che si tenne a Parigi dal 15 aprile al 12 novembre, tra i tanti eventi, venne organizzata anche una mostra dedicata alle donne fotografe dell’epoca. Beh, se ne organizzassero una oggi, tra gli scatti esposti ci sarebbero sicuramente quelli firmati da Daria Troitskaia. Lei sceglie quello che vuole fotografare, sale su un elicottero e parte alla ricerca dello scatto perfetto che regala un equilibrio di luci, prospettive e dinamismo su cui si basa tutta la sua filosofia. Non è possibile attribuirle una cifra stilistica, ma si capisce che tutto viene guidato dall’amore per l’avventura e da un metodo rigoroso che non lascia margine d’errore. Ne abbiamo parlato con lei che ci ha raccontato di sé, del suo mestiere e di quello che ogni giorno la ispira.

«FOTOGRAFARE IL MARE E LE BARCHE DALL’ELICOTTERO MI OFFRE UNA PROSPETTIVA UNICA, LA NATURA DEL MARE IN COSTANTE CAMBIAMENTO E IL MOVIMENTO DINAMICO DELLE BARCHE CREANO UN’ESPERIENZA VISIVAMENTE SORPRENDENTE ED EMOTIVAMENTE COINVOLGENTE CHE È MOLTO DIVERSA DA QUELLE CHE SI VIVONO CON I SOGGETTI STATICI».
Imparare a fare fotografie aeree
Daria, come arriva la passione per la fotografia?
L’amore per l’arte è stato il motore di tutto, poi all’università ho studiato design e, nel frattempo, coltivavo la mia passione per la fotografia. Ma è stato solo otto anni fa che ho deciso che quella sarebbe diventata la mia strada. Ero a Malta, lì ho capito di voler fare delle mie foto di viaggio un mezzo di comunicazione con il mondo e mi sono avvicinata alla street photography. Poi ho voluto alzare l’asticella e ho pensato di cominciare a fotografare dall’alto, sia con gli aerei sia con gli elicotteri.
«La felicità si nasconde nei dettagli e attraverso la fotografia, o attraverso l’arte in generale, possiamo riuscire a catturare sia la bellezza del mondo reale sia quella del mondo immaginifico che ci siamo creati. Ma la cosa più importante nella mia interpretazione della fotografia è mostrare il mio mondo interiore».
Dove ha acquisito la sua tecnica?
Quando ho capito che la fotografia per me non sarebbe stata solo una passione, mi sono iscritta ad un corso online di fotografia alla Michigan State University. Mi sono documentata attraverso i libri e studiando i più grandi fotografi internazionali, per capire cosa e come fotografassero. Fondamentale è stata la lettura del libro di Susan Sontag “On Photography” che mi ha introdotta non solo allo studio delle tecniche ma anche alla filosofia della fotografia.
Possiamo dire che è una self made photographer?
Oggi la possibilità di reperire nozioni è molto vasta e formarsi in questo modo è diventato più facile. Inoltre, anche le macchine fotografiche digitali insegnano: scatti, verifichi l’errore e riparti per correggerti. Tuttavia, ho sempre pensato che cominciare con le fotocamere a pellicola sia molto più formativo perché ti obbligano a lavorare con una maggiore concentrazione.
È nata a San Pietroburgo, ma adesso vive e lavora a Milano. Questo cambiamento è il risultato di una scelta casuale o esiste un motivo che l’ha spinta a spostarsi?
Prima di trasferirci, io e la mia famiglia ci abbiamo pensato a lungo. Dopo San Pietroburgo e Vienna, abbiamo scelto Malta, volevamo un posto in Europa da cui poterci spostare facilmente. Il clima ha fatto la sua parte: sono profondamente legata a San Pietroburgo, ma il fatto che ci sia poca luce naturale e che gli inverni siano sempre troppo freddi ha influito sulla scelta. La decisione di spostarmi a Milano è arrivata perché l’Italia è un Paese fantastico e, per il mio lavoro, stare qui è cruciale: dal cibo all’architettura, dal teatro all’arte, non esiste al mondo un posto così ricco di storia e di cultura da cui farmi ispirare. Per me Milano è il posto perfetto in cui vivere.

«L’ELICOTTERO MI CONSENTE DI AVERE UN PUNTO DI VISTA SPECIALE SU QUESTE DINAMICHE, ACCATTIVANTE E BELLISSIMO, SOPRATTUTTO QUANDO SI TRATTA DI GRANDI VELIERI IN LEGNO».
La fotografia aerea. Cosa c’è di speciale e di diverso in questa tecnica e perché l’ha scelta?
La cosa più speciale nella fotografia aerea è la preparazione del viaggio. Studio la rotta, calcolo i tempi, parlo del volo con il pilota, valuto la minima e la massima altitudine che l’elicottero può raggiungere in quella zona, mi informo su dove è permesso volare e dove non lo è. I costi dei voli sono molto alti, per questo devo programmare tutto nei minimi dettagli. Anche l’equipaggiamento non è da sottovalutare: lo scelgo in base a ciò che devo fotografare e all’altitudine. Non mi posso permettere di trascurare niente: schede di memoria di riserva, batterie cariche e tutto deve essere perfettamente ancorato addosso a me.
La nostra rivista parla di mare e di barche: cosa vuol dire per lei fotografare dall’alto questi protagonisti e in cosa sono diversi dagli altri soggetti che il suo obiettivo racconta?
Ho fatto il mio primo volo quando ero a Malta. È stato allora che ho capito quanto mi piacesse fotografare il mare dall’alto, con il suo colore così costantemente mutevole. E quando c’è una barca che aggiunge senso al movimento, trovare la giusta angolatura diventa una sfida avvincente. In elicottero, scelgo la barca da fotografare, mi avvicino a lei dall’alto e chiedo al pilota di girarle attorno, cercando di disturbare il meno possibile gli ospiti o l’equipaggio. Durante le regate, a bordo ci sono sempre molte persone e ognuna di esse svolge il proprio compito portando avanti un lavoro di squadra che ha un obiettivo comune.

Daria Troitskaia ha esposto le sue fotografie in moltissimi Paesi tra cui Francia, Regno Unito, Repubblica di Singapore, Germania, Taiwan, Russia.
È in programma l’uscita di un libro. Cosa dobbiamo aspettarci? Quali sono i prossimi progetti?
Il libro sarà dedicato a tutte le foto aeree che ho fatto finora, sto organizzando il lavoro e cercando di capire quali sono gli argomenti che voglio approfondire. Intanto vorrei fotografare più regate: quando sono partita per gli scatti alla tradizionale regata Les Voiles de Saint-Tropez, il meteo è stato particolarmente clemente. Per la Barcolana, nel Golfo di Trieste, invece, non sono stata così fortunata: il meteo era pessimo, l’elicottero ha subìto forti turbolenze, c’era poca luce solare e il risultato non mi ha soddisfatta. Ad oggi, mi sto occupando di due progetti in particolare: le foto dagli elicotteri, come già detto, e il balletto. Sono due soggetti agli antipodi ma trovo estremamente interessanti entrambi.
(Daria Troitskaia – Scatti dal cielo – Tratto da Barche, Dicembre 2024)


