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"Nel ricordo di Alessandro Risolo"

Bisagno chiama Genova: rispondi o me ne vado

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Ma quale buon vento e buon vento. Sono polari le raffiche che stanno gelando gli uffici delle istituzioni locali di Genova, precisamente l’Autorità Portuale, il Comune e la Regione.
Gli impavidi mittenti dell’improvviso calo di temperatura sono Marco Bisagno (in foto) e Ferdinando Garrè. Non proprio due signori nessuno. Sono rispettivamente il presidente e l’amminastratore delegato di Gin, Genova industrie navali, una holding specializzata in costruzioni, riparazioni e demolizioni navali. Una realtà la cui produzione vale “soltanto” 200 milioni di euro. Un numero che dovrebbe far balzare dalle poltrone i destinatari. E invece no, calma piatta. Silenzio.
“Non ci sono infrastrutture adeguate”, lamentano a gran voce i numero uno di Gin. Ma sono parole contro un muro di gomma. Da qui il lapidario ultimatum: “Vogliamo risposte concrete dalle istituzioni entro fine anno per fare le nostre scelte. Se non ci saranno precisi impegni sulla privatizzazione dei bacini di carenaggio e sul Blue Print (il nuovo waterfront disegnato da Renzo Piano che prevede più spazi per i cantieri navali), ci adatteremo e delocalizzeremo gran parte della nostra produzione da Genova, continuando a fare qui solo quello che ci consentono gli spazi esigui a terra e i piccoli bacini”.
Un vero peccato in tempi come questi, di profonda recessione, dove il pollice è verso se si delocalizza ma, allo stesso tempo, non si fa nulla per evitare che ciò accada.
Detto ciò a beneficiare della dipartita genovese di Gin sarebbero Marsiglia e Piombino, due realtà dove la holding è già ben radicata e dove gli spazi per operare sono enormi: “Il più grande dei bacini di Genova è come il più piccolo di Marsiglia, 267 metri per 40. Mentre il più grande di Marsiglia, che sarà consegnato a settembre, è 465 per 85. Questo è il primo anno in cui nel porto di Genova non entra in bacino per lavori una nave da crociera, a parte la piccola Seabourn, perché le navi di nuova generazione sono troppo grandi”.
Povera Genova. Appena risolto (o almeno si spera) il conflitto tra Ucina e Nautica Italiana sulla paternità dell’unico Salone nautico possibile (complice l’ultimatum del ministro Carlo Calenda), la città si prepara a un’altra dura prova. Cui prodest?

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