Probabilmente a un varo non ci si abitua mai. Sarà la cura con cui il giovanotto di turno ben vestito issa la bandiera italiana mentre Mameli ricorda agli astanti di aver scritto un capolavoro. Sarà il discorso, talvolta generoso, dell’armatore che – al netto del sua inimmaginabile capacità di spesa – mostra un sentimento ancestrale, puro, che non si compra: la felicità. Sarà la bottiglia (solitamente di ottimo champagne) che si frantuma all’improvviso: così piccola rispetto alla maestosità dello scafo, eppure tanto seducente da essere monitorata al secondo, millimetro dopo millimetro, nella sua mirabolante corsa verso l’impatto. Sarà la benedizione del sacerdote, si creda o meno in qualcuno lassù. E sarà la soddisfazione del cantiere che, bilanci a parte (è sempre bene farli quadrare), aggiunge un’altra tessera al mosaico delle meraviglie di cui è capace.
Marco Valle, amministratore delegato del gruppo Azimut Benetti, ieri, venerdì 6 febbraio, in quel di Livorno, al civico 1 di Edda Fagni, sotto un cielo azzurro che non sarebbe stato più azzurro nemmeno se lo avessero ordinato al Padreterno, la tessera l’ha aggiunta, eccome. Non c’era il presidente Giovanna Vitelli, assente senza dubbio giustificata. C’era però tutta la grandezza di Paolo Vitelli. L’aria profumava di una certa eredità morale che solo pochi uomini sanno lasciare.

Detto ciò, i coriandoli tricolore hanno sfiorato la sagoma di M/Y Dagger, 67 infiniti metri made in Benetti. La privacy, come si conviene, impone che non si dica nulla sull’armatore e sulla di lui signora: sia concesso tuttavia di riferire qui almeno la simpatia dell’uno, oltre a un invidiabile quanto inatteso italiano, e la disarmante semplicità dell’altra. Per il momento è tutto. Della barca si parlerà più avanti.


