(di Chiara Risolo) Quando Dio ha distribuito la calma, Barbara Amerio era certamente in prima fila. La signora, a capo con il fratello Rodolfo del Cantiere sanremese Permare, non si scompone. Mai. Ciò non significa che sia una donna imperturbabile. Lady Amer ha trovato un modo efficace per tenere a bada le tensioni con cui ogni imprenditore (che si rispetti) deve fare i conti tutti i giorni. Barbara al “nemico” scrive. Scrive lettere che, udite udite, mai spedirà. Missive in cui snocciola dissapori e ingiustizie: “Mi serve scrivere per vedere nella parola il mio pensiero”. Racconta di avere nel cassetto della scrivania almeno una cinquantina di lettere e giura che da lì non usciranno: “Non è necessario che io le spedisca. La scrittura e la rilettura mi consentono di fare ordine. Un ordine che a sua volta mi permette di affrontare il problema con la calma e la lucidità necessarie”, spiega.
Appassionata d’arte, tanto che se non avesse fatto questo mestiere, sarebbe diventata una critica o una restauratrice, Barbara Amerio occupa anche ruolo di prestigio in Ucina Confindustria Nautica: dal 2015 è presidente del Settore Navi da Diporto oltre i 24 metri. “Ho sempre creduto nell’Associazione, nella condivisione di intenti per far crescere il comparto. Sono più che onorata di farne parte e di poter dare il mio personale contributo”.
Grafomane per “passione e necessità”, divoratrice di libri e poliglotta (parla inglese, francese, tedesco e russo), è consapevole del cognome che porta. Il padre Fernando, nel 1973 ha fondato il Cantiere, dapprima dedicato all’assistenza e alla vendita di imbarcazioni, oggi fiore all’occhiello nella costruzione di barche custom dai 24 ai 40 metri.
“Da mio padre ho appreso la tenacia, la passione, il senso del rispetto per chi lavora e, naturalmente, l’amore per il mare. Anche se il bene più prezioso che mi ha trasmesso è l’importanza di mantenere la parola data. In un mondo dove talvolta neanche l’impegno scritto ha più valore, la sacralità di una promessa fa la differenza e ci rende persone per bene”. Un modus vivendi appreso e coltivato in un’azienda a conduzione familiare: “Tra dipendenti e amministratori siamo un gruppo di 6 persone, ma siamo in grado di creare un indotto di circa un centinaio di lavoratori”.
Una realtà orgogliosamente 100% made in Italy, con un fatturato medio di 8 milioni di euro all’anno, e oltre 80 imbarcazioni costruite finora. “Una diversa dall’altra. Siamo stati i precursori del prodotto sur mesure. Siamo conosciuti, e riconosciuti, per questa cifra stilistica”, tiene a precisare la signora Amerio.
“Yacht che dovrebbero costare di più” a detta di molti. Come mai? “Hanno molta tecnologia, innovazione e artigianalità. Sul prezzo incidono poco i costi generali di un’azienda familiare, ecco perché possiamo essere più competitivi, pur garantendo un prodotto di nicchia. Armatori e comandanti lo sanno, quindi il passaparola è naturale”, spiega.
L’Amer 116, costruito in due esemplari, è uno yacht da circa 10 milioni di euro. Non esattamente noccioline, certo, ma sulla nautica come bene per pochi fortunati, Barbara Amerio ha le idee molto chiare: “Tutti dovrebbero andare per mare per innumerevoli motivi. Cito, e consiglio, un libro illuminante Blue mind di Wallace J. Nichols, che spiega come la felicità sia blu e racconta i benefici che trasmette l’acqua. I nostri scafi sono per pochi certo, ma vorrei spostare l’attenzione dal prodotto finito alla conoscenza di quanto avviene in cantiere per poter creare un processo di empatia con la gente. Vorrei si creasse la stessa atmosfera magica che sprigiona Maranello e che si chiama orgoglio Ferrari. Quando vendiamo una barca italiana nel mondo, di qualsiasi marchio essa sia, dovremmo soltanto esserne fieri. Vuol dire che siamo stati scelti per la nostra bravura, per il nostro design, per la nostra tecnologia. La nautica è un simbolo italiano fatto di e da famiglie che contribuiscono a renderlo grande“.
Barbara insieme con Rodolfo (Dodo per tutti) e papà Fernando incarnano senza dubbio l’essenza di questo nobile pensiero. È cronaca recentissima il successo di Amer 100 Quad, premiata all’ultimo Cannes Yachting Festival come barca più innovativa. Si tratta della prima barca al mondo sopra i 90 piedi che monta 4 motori Volvo Penta IPS 1050. “Una scelta coraggiosa che dimostra come si possano ridurre i consumi e le emissioni. E non solo. Lo spazio occupato in sala macchine dai quattro IPS è minore rispetto a una motorizzazione standard e questo consente un comfort migliore, poiché si guadagna in termini di volumi interni. È stata una bella sfida. L’abbiamo vinta”, racconta. Una collaborazione, quella con Volvo Penta, felice e fortunata che continuerà anche in futuro.
La riconoscibilità del marchio e i trofei in bacheca, tuttavia, non limano di un millimetro la timidezza e la discrezione di Barbara Amerio. Prontissima nel riconoscere i suoi difetti. “Sono cocciuta e permalosa”. Poi si irrigidisce alla domanda: un pregio? “No no per carità, non spetta a me”.
Tuttavia come di incanto si riaccende quando le viene proposto il seguente gioco: ha una bacchetta magica con cui può realizzare tre provvedimenti per la nautica. Dica pure… “Registro telematico attivo subito per lasciarci alle spalle il Medioevo in mare. Una detassazione significativa per le aziende nautiche che investono gli utili in azienda. Incentivi sulle quote dell’export. Posso un quarto?”. Prego. “Maggiore attenzione ai Titoli marittimi. Attualmente non sono competitivi. Purtroppo stiamo solo perdendo tempo”.
Barbara Amerio di tempo non ne perde sicuro. Certamente non ha speso un secondo della sua vita professionale a pensare che il fatto di essere donna la obbligasse a studiare e lavorare il doppio di un uomo per essere credibile: ” Se sei preparata e non pressapochista non avrai mai nessun tipo di problema”. Ben detto.
Barbara Amerio: caro nemico ti scrivo, così mi calmo un po’
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