Emergenza Salento
"Nel ricordo di Alessandro Risolo"

Western Flyer, tra arte e scienza

Pubblicato il:

Condividi:

Il famoso trawler noleggiato nel 1940 dallo scrittore John Steinbeck è tornato in vita. Dotato di propulsione ibrida, farà da ponte tra arte e scienza

by Bruno Cianci – photo Port Townsend Shipwrights Co-Op

L’11 marzo 1940, mentre in Europa già infuriava la seconda guerra mondiale, un peschereccio di nome Western Flyer salpò da Monterey (California) per un viaggio diverso da quello per cui la barca era stata costruita. Per sei settimane un equipaggio avrebbe raccolto campioni biologici di specie marine osservabili durante le basse maree. La barca fu noleggiata da due celebrità del tempo: il biologo marino Ed Ricketts e lo scrittore John Steinbeck, che ai tempi del viaggio aveva già pubblicato Pian della Tortilla (Tortilla Flat) e Uomini e Topi (Of Mice and Men).

Il Western Flyer fu la casa galleggiante di Ricketts, di Steinbeck e di altri membri dell’equipaggio per un viaggio di sei settimane in acque californiane e messicane descritto in due libri: Sea of Cortez: A Leisurely Journal of Travel and Research (1941) e The Log from the Sea of Cortez (1951). Costruito a Tacoma (Washington) presso il cantiere Western Boatbuilding come peschereccio per sardine, il Western Flyer fu varato nel 1937 con il numero di scafo #122.

Western Flyer

A quel tempo il cantiere era di proprietà di Martin Petrich, un artigiano croato originario di Hvar, celebre per la lavanda e per i suoi cantieri navali risalenti alla dominazione veneziana, quando l’isola si chiamava Lèsina. La costruzione, lunga 23 metri, era molto solida e faceva affidamento prevalentemente su abete Douglas, che è largamente utilizzato, e quercia, il materiale con cui sono fatte le ordinate. Per gli interni si era fatto largo uso di mogano. Quando, nell’immediato dopoguerra, la pesca delle sardine perse d’importanza, la barca cambiò di proprietà. Nel 1952 fu acquistata da Dan Luketa e fu convertita in trawler per la pesca di varie specie ittiche nelle acque comprese tra l’Oregon e la Columbia Britannica. Quando poi, negli anni ’60, divenne redditizia la pesca al granchio, la barca iniziò a essere impiegata nell’area delle isole Aleutine per quel tipo di pesca. Nel 1970, dopo l’uscita di scena di Luketa, iniziò per la barca un periodo di incertezza. Nel frattempo – l’anno non è chiaro – la barca aveva cambiato nome da Western Flyer a Gemini.

Nel 1986 il peschereccio fu acquistato all’asta da Ole Knudson, che lo utilizzò per trasportare salmoni dall’oceano alle fabbriche per l’inscatolamento; fu poi comprato per essere utilizzato come caffetteria galleggiante in un hotel, ma il progetto non ebbe seguito. La barca, ormeggiata non lontano da Anacortes e con lo scafo in condizioni pessime, iniziò a un certo punto a imbarcare acqua e affondò due volte, il che ne fece precipitare definitivamente le condizioni generali. Fortunatamente, però, la barca fu segnalata a un uomo di nome John Gregg, al quale bastò poco tempo perché si innamorasse perdutamente dell’idea di acquistarla: aveva letto Steinbeck e conosceva le gesta del Western Flyer. Fantasticò di farla rinascere insieme al suo nome originale e, soprattutto, sognò di riportarla all’utilizzo che ne era stato fatto nel 1940: un laboratorio galleggiante dove le arti e la scienza, ben simboleggiate da Steinbeck e da Ricketts, andavano a braccetto.

 

La poppa della barca durante le complesse operazioni di calafataggio: il porto di registro è Tacoma, vicino a Seattle, dove il peschereccio è stato varato nel 1937.

Geologo marino esperto di trivellazioni, John Gregg ha acquistato Gemini per un milione di dollari, una cifra spropositata se si considera che nel 1976 la barca era stata comprata per 30.000 dollari. Al cuore, però, non si comanda. «Nel 1969, quando avevo dieci anni, presi in prestito da una biblioteca mobile un libro destinato a cambiarmi per sempre: un’edizione del 1951 di The Log from the Sea of Cortez», afferma Gregg. Dopo l’acquisto, la barca fu trasferita presso la Port Townsend Shipwrights Co-Op per il restauro. A capo del progetto, finanziato dalla Western Flyer Foundation fondata da Gregg, la cooperativa ha messo un esperto maestro d’ascia di nome Tim Lee, coadiuvato nelle sue mansioni da Pete Rust.

I lavori si sono rivelati complessi: «La barca è entrata nelle nostre strutture nel 2015 affinché fossero ricostruiti lo scafo, la coperta e la timoneria. È stato fatto un po’ di lavoro per stabilizzare proprio lo scafo; un altro po’ di lavoro è stato fatto nel 2017, a seguito di una sovvenzione ricevuta dalla fondazione. Nel gennaio 2019, quando John Gregg ci ha dato il benestare per la ricostruzione della barca, Pete e io abbiamo preso in mano completamente il progetto. Abbiamo iniziato con la rimozione della sovrastruttura e avevamo quasi terminato la sostituzione del fasciame quando è arrivata la pandemia, il che ha rallentato notevolmente i lavori. Abbiamo completato lo scafo, la coperta e la timoneria nel giugno 2022 dopo due anni di lavoro a ranghi ridotti», ci ha raccontato Lee. Lo scafo, per dare qualche cifra, è originale solo per l’8-10%, mentre la timoneria lo è per l’80-90%. «In teoria avremmo potuto salvare parte del vecchio fasciame ma sarebbe stato decisamente antieconomico», ha sottolineato Lee.

 

Posa dei nuovi bagli sul tetto della vecchia timoneria della barca e posa del fasciame interno sulle nuove ordinate di cui è stata dotata la barca.

La pandemia ha pesantemente influenzato l’andamento dei lavori: «Il Covid ci ha chiuso per cinque settimane poi, quando abbiamo riaperto, lo abbiamo fatto in forma ridotta, lavorando in 4, da 8-12 che eravamo prima del Covid. Ciò ha aggiunto un anno al progetto», ricorda ancora Tim Lee. In termini di materiali, Tim è la persona più indicata per elencare quelli utilizzati per la ricostruzione. «Durante i lavori abbiamo utilizzato soprattutto abete Douglas, ma anche quercia, Sipo e cedro giallo. Sotto la coperta ci sono anche del compensato marino e della fibra di vetro. Parti in cedro rosso sono state utilizzate per la sovrastruttura e per il fly bridge». In tutto sono circa 40 le persone che hanno contribuito fisicamente ai lavori svolti presso la Port Townsend Shipwrights Co-Op, per un totale di circa 36mila ore, di cui circa un terzo dedicate al recupero dello scafo.

Nel luglio 2022 la Western Flyer Foundation ha disposto il rimorchio della barca a Seattle per gli ultimi lavori che sono ancora in corso. Sono in fase di installazione attrezzature all’avanguardia, tra cui un motore elettrico alimentato da batterie che consentirà al Western Flyer di avvicinarsi silenziosamente alla fauna marina con il minimo disturbo; stabilizzatori giroscopici Seakeeper forniranno un ambiente stabile alle persone soggette al mal di mare. Ultimo, ma non meno importante, un ROV (Remotely Operated Vessel) faciliterà l’utilizzo di registratori di dati, la raccolta di campioni marini e il recupero di attrezzature da pesca abbandonate. Quando sarà in piena efficienza, sarà una piattaforma educativa e di ricerca che offrirà programmi di apprendimento gratuiti a studenti delle scuole medie, superiori e universitarie sia a terra, sia a bordo del Western Flyer, con un focus primario sugli studenti provenienti da comunità svantaggiate. Insegnanti e studenti sperimenteranno e studieranno gli ecosistemi marini e costieri e, inoltre, si immergeranno nelle ricche tradizioni letterarie e storiche associate alla nave. Sarà dunque, come un tempo, un ponte tra le arti e la scienza. «Prevediamo che il Flyer trascorrerà 26 settimane all’anno nel suo porto di origine di Monterey; il resto dell’anno si avventurerà a nord in Alaska e, ad anni alterni, a sud in acque messicane». Quest’estate si inizierà proprio con l’Alaska, mentre nel 2024 sarà la volta della Baja California, la regione che ha trasformato il peschereccio in una leggenda. John Gregg non vede l’ora d’incominciare. Ricketts e Steinbeck ringraziano.

Western Flyer

Una bella fotografia d’epoca del peschereccio in banchina; un disegno che illustra lo schema del rigging e le attrezzature da pesca di cui è dotato il Western Flyer.

WESTERN FLYER

Cantiere: Western Boatbuilding, Tacoma
Numero costruzione: #122, varato nel 1937
Lunghezza f.t.: 23,16m (76’)
Baglio: 6,13m (20’1”)
Pescaggio: 2,70m (8’8”)
Dislocamento: 110 tonnellate (stima)
Restaurato: da Port Townsend Shipwrights Co-Op
Durata: 2015-2022
Propulsione: diesel + elettrico

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui