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Vini da barca: Dom Ruinart 2010, vino scultura

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Immaginando di averla tra le mani, il primo pensiero sarebbe: «Peccato aprirla». Perché la bottiglia di Dom Ruinart, annata 2010, è un’opera d’arte. Il secondo, scontato e inevitabile, sarebbe: «Impossibile non farlo», considerata la proverbiale maestria con cui la maison francese «crea» i suoi Champagne dal 1729.

Ruinart per vestire questo nuovo Millesimato, ottenuto da uve 100 per cento Chardonnay, ha scelto un packaging sorprendentemente inedito, un involucro di gesso scolpito e, mai come in questo caso, l’abito fa davvero il monaco.
Grazie alla sua complessità aromatica, questo Champagne regala autentiche emozioni. Che si traducono in note di cipria, iris e roccia umida. Cui seguono arillo di noce moscata, nocciole e mandorle tostate, oltre ad accenni di caffè e agrumi maturi. Il sorso? Pieno, ricco, vivace e avvolgente. Dom Ruinart 2010 è un crescendo si sensazioni gustative ricercate che spaziano dalla foglia di fico, al tè nero, alle spezie. Freschissimo il finale con una leggera sfumatura amara. Perlage unico.

IL SEGRETO NEL TAPPO
Verso la fine degli anni Novanta, guidato dal suo intuito, lo Chef de Caves decise di invecchiare alcune bottiglie di Dom Ruinart 1998 utilizzando il tappo di sughero anziché quello tradizionale a corona. All’assaggio, nel 2008, la differenza era tangibile: le bottiglie coi tappi di sughero rivelarono un vino più teso e complesso.
Il perché è presto detto: sebbene il sughero sia poroso, resta estremamente stabile sul lungo periodo, mentre tappi di metallo consentono continuamente l’ingresso di piccole quantità di ossigeno nella bottiglia.

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