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Vacanze in mare: i consigli di IOC/UNESCO

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Un “vademecum”, realizzato dalla Commissione Oceanografica Intergovernativa dell’UNESCO (IOC/UNESCO), utile a quanti si apprestano a trascorrere le vacanze estive in barca o lungo i litorali del Mediterraneo, per conoscere i comportamenti da adottare per ridurre al minimo il proprio impatto ambientale, evitando così di danneggiare, anche involontariamente, l’ecosistema marino. Grande attenzione, specie negli ancoraggi, si dovrà prestare, in particolare, alla Posidonia oceanica, pianta marina endemica in grado di formare grandi praterie sommerse che – come rammentato anche da Gente di Mare 2.0 per il tramite di Paolo Fanciulli – fungono da casa, rifugio, luogo di riproduzione e fonte di cibo per molti animali marini.
A ricordarlo è oggi la IOC/UNESCO che, nell’ambito del Decennio delle Scienze del Mare per lo Sviluppo Sostenibile 2021-2030, con il suo team di Ocean Literacy coordina “Save The Wave”, progetto finalizzato alla tutela e al ripristino degli ecosistemi marini del Mediterraneo realizzato in collaborazione con E.ON Italia nell’ambito dell’iniziativa Energy4Blue.
Ad oggi, il progetto Save The Wave è attivo a Mondello (Palermo) e alle Tremiti, dove sono stati impiantati, in aree di circa 100 metri quadrati, i rizomi di Posidonia oceanica scalzati specialmente dall’attività dei diportisti. L’attività di monitoraggio e reimpianto continuerà nel corso di tutta l’estate, insieme ad iniziative di divulgazione, per promuovere la consapevolezza e il coinvolgimento di cittadini, studenti, pescatori, imprenditori del settore turistico costiero e non solo.

Francesca-Santoro-IOC-UNESCO
«Diffondere la consapevolezza legata ai danni ambientali causati dalle azioni dell’uomo è fondamentale per far sì che le persone conoscano più da vicino l’oceano e il ruolo che ha nella nostra vita quotidiana. IOC/UNESCO, in collaborazione con aziende private, ricercatori, istituzioni ed enti no profit, sta quindi promuovendo programmi che affianchino la conservazione dell’oceano all’Ocean Literacy, ovvero l’Educazione all’Oceano, riconosciuta come uno dei pilastri per il raggiungimento degli obiettivi del Decennio del Mare e degli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile dell’Agenda 2030», spiega Francesca Santoro (nella foto sopra), Senior Programme Officer per IOC/UNESCO e responsabile a livello mondiale dell’Ocean Literacy per il Decennio del Mare.

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IOC/UNESCO e E.ON Italia: come trascorrere le giornate estive tra spiagge e calette nel pieno rispetto del mare

Conoscere Posidonia oceanica per contrastare la crisi climatica
Posidonia oceanica rappresenta un ecosistema che ospita circa il 25% della biodiversità del Mediterraneo. È in grado di produrre ossigeno e catturare biossido di carbonio dall’atmosfera nelle radici e nel substrato sottostante. Per questa sua capacità di trattenere grandi quantità di carbonio, le praterie di Posidonia oceanica sono ecosistemi Blue Carbon, alleati cruciali per contrastare gli effetti del cambiamento climatico.

Gettare l’àncora solo dopo aver monitorato il fondale
Ancorarsi sulle praterie di Posidonia oceanica significa di fatto strapparne ampie porzioni, sia durante la sosta sia nel momento in cui si deciderà di salpare. È bene dunque scegliere con accuratezza dove gettare l’àncora, eseguire l’operazione senza fretta e solo dopo aver monitorato le caratteristiche del fondale, così da evitare le zone con praterie di Posidonia.

Il mare e la spiaggia: beni comuni da preservare
Sembrerà scontato, ma la pratica diffusa suggerisce di ribadire l’importanza di non lasciare “tracce” del proprio passaggio sul litorale o in mare. Attenzione, in particolare, a fazzoletti, lattine in alluminio, bottiglie, buste o imballaggi in plastica. Anche quelli in PLA, di origine biologica e biodegradabile, non si degradano nell’ambiente marino più rapidamente delle plastiche che provengono dal petrolio e vanno sempre conferiti negli appositi contenitori per la raccolta differenziata. Questo anche per evitare di aggiungere ulteriore plastica a quella già presente in mare: secondo il rapporto “The Mediterranean: Mare plasticum”, pubblicato dall’Unione Internazionale per la Conservazione della Natura (IUCN), ogni anno nel Mare Nostrum vengono scaricate circa 229.000 tonnellate di rifiuti di plastica, provenienti dalle città (il 50%), dai fiumi (30%) e dal traffico marittimo (20%). Una volta in acqua, questa plastica si sposta a seconda della sua densità e delle correnti, rilasciando componenti chimiche che arrecano grandi disagi ai cicli vitali, riproduttivi e nutritivi della fauna marina.

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Sassi e conchiglie: lasciamoli dove sono
Sassi, ciottoli, sabbia, conchiglie, coralli non sono un souvenir della vacanza al mare: raccoglierli, in alcuni luoghi, è un reato e, ovunque, un potenziale grave danno all’habitat. Le conchiglie, ad esempio, possono essere “casa” dei molluschi, ma anche vuote sono ricche di carbonato di calcio, prezioso alleato dell’ecosistema marino.

Protezione consapevole: attenzione alle creme solari
Le lozioni solari possono avere un forte impatto sulla salute dell’oceano. Le sostanze chimiche che contengono entrano infatti nell’ambiente marino, disperdendosi sia nella colonna d’acqua sia nei sedimenti attraverso l’immissione diretta da parte dei bagnanti e gli scarichi di acque reflue domestiche e industriali. Tra gli effetti, l’alterazione della crescita e del processo fotosintetico delle alghe verdi, lo sbiancamento o la morte dei coralli, il trasferimento di composti chimici nei tessuti dei delfini e da qui alla prole. Alcuni filtri solari inquinanti sono stati rintracciati anche nelle fronde e nei rizomi della Posidonia oceanica: il loro accumulo ha effetti ancora incerti, ma è alto il rischio di conseguenze sia a livello fisiologico – alterazioni dei processi riproduttivi e di fotosintesi – che ecosistemico.
Le sostanze chimiche dannose contenute nelle creme solari appartengono alla categoria UVF, filtri ultravioletti necessari ad assorbire e riflettere i raggi UV-A e UV-B. Sono sostanze sia organiche (vedi benzofenoni, p-aminobenzoati e canfora) sia inorganiche (quali biossido di titanio e ossido di zinco). Prima dell’acquisto è quindi fondamentale informarsi sul prodotto – privilegiando creme ocean-friendly, prive dei composti chimici incriminati – e, per chi ha a cuore la propria salute o desidera semplicemente ridurre il consumo di solari, evitare di esporsi nelle ore più calde o proteggersi con ombrelloni, tendalini, indumenti appositi anche mentre si fa il bagno.

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