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Smartgyro, I fantastici quattro

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Una storia di successo e di amicizia nata, come gran parte delle più grandi conquiste, nel dopo lavoro serale. Sostenuta dal partner strategico Yanmar, Smartgyro “stabilizza” la rotta del comfort in navigazione
di Olimpia De Casa
foto di Andrea Muscatello e Smartgyro

Da un garage di Porto Lotti, nel cuore del Golfo dei Poeti, a una vera sede (la terza) di 1.000 metri quadrati, divenuta, però, già stretta vista l’accelerazione produttiva scaturita dall’ingresso, a fine 2019, di Yanmar quale socio di maggioranza. L’azienda in questione è Smartgyro ed è specializzata, come suggerito dal nome, nella progettazione e realizzazione di stabilizzatori giroscopici “intelligenti” – leggasi, ad esempio, modulari e quindi di facile installazione e manutenzione a bordo – per imbarcazioni da diporto, ma anche commerciali e da lavoro. Il quartier generale si trova oggi al civico 11 di via Privata O.T.O. a La Spezia, dove abbiamo incontrato i quattro soci fondatori che, seppur con quote differenti, continuano a rappresentare la mente, il cuore e l’anima dell’azienda nata nel 2014 e passata nel frattempo sotto l’ala del colosso giapponese di Osaka, già proprietario di aziende quali Vetus, Maxwell e Flexofold. La storia, senza sminuire in alcun modo ruolo e importanza del luogo di ritrovo, potrebbe tranquillamente iniziare così: “Eravamo quattro amici al bar, che volevano cambiare il mondo…”. Questo giusto perché i quattro amici in questione, gli ingegneri e manager Carlo Gazerro, Paolo Salutari, Dino Esposito e Fabrizio Stifani, i mezzi per cambiare in meglio il comfort in navigazione indubbiamente li avevano. E per “mezzi”, sia chiaro, si sta intendendo capacità, ingegno, determinazione e una passione infinita maturata in trent’anni di esperienza professionale in ambito militare. Anche il rigore, quindi, rientrava tra i presenti all’appello di quel primo giorno di Smartgyro.

«L’interesse comune al mondo degli stabilizzatori rappresentava all’inizio il nostro secondo lavoro, una passione condivisa che ci ha impegnato per il primo anno e mezzo a studiare la teoria», racconta Carlo Gazerro, Sales Manager di Smartgyro. «Dal secondo anno, siamo passati alla pratica con le prime sperimentazioni sfociate nel fatidico prototipo, un “marchingegno infernale” che niente aveva a che vedere con quanto realizziamo oggi. È stato comunque fondamentale per validare la teoria». Ossia? «Concepire un prodotto con prestazioni ottimali e semplice da utilizzare. L’evoluzione del concetto iniziale di un giroscopio raffreddato ad aria ad una sfera sigillata sottovuoto con cuscinetti raffreddati a liquido si è rivelata cruciale per realizzare la nostra visione». Il passo successivo? «Mettere a punto un sistema ad alte prestazioni, ma di agevole manutenzione, realizzabile – ed è stata questa la sfida probabilmente più difficile – con un corretto rapporto costi benefici». L’iniezione di fiducia, oltre che dalla lunga e accorta gestazione del primo esemplare, arrivava anche dal grande potenziale di crescita del mercato della stabilizzazione. «Già in quegli anni si faticava a immaginare un’imbarcazione sprovvista di una soluzione ad hoc, specie se destinata al circuito del charter, dove il comfort e le dotazioni dovevano necessariamente passare da un’efficiente sistema di stabilizzazione». A suon di lunghe serate in garage, con il background tecnico, la dedizione e l’entusiasmo fidati alleati, “i fantastici quattro” arrivano ai decisivi, e in parte temuti, primi test. «Realizzammo la prova in mare grazie alla compiacenza di un amico che ci prestò la sua barca, un Riviera di 42 piedi. Il risultato fu straordinario: quel giorno, su quel fischerman, al primo vero banco di prova della navigazione reale, la riduzione del rollìo raggiunse addirittura il 92%». Una pietra miliare che trasformò il progetto nato nel dopo lavoro in un impegno professionale cui dedicarsi a tempo pieno ed evidentemente non più in un garage… «Questa in cui ci troviamo è ormai la terza “vera” sede e credo non sarà l’ultima. Come potete vedere è già diventata piccola. Se dovessimo cambiarla oggi, dovremmo pensare ad almeno 2.000 metri quadrati perché non è possibile trasferire l’azienda ogni due anni: comporta costi enormi, ma anche il fermo momentaneo della produzione e uno sforzo importante perché, oltre al magazzino, dobbiamo ogni volta spostare tutte le nostre macchine di test, che non sono propriamente leggere».

Dopo i primi cinque anni di sviluppo del prodotto in autonomia, l’ingresso di Yanmar ha consentito a Smartgyro di crescere ulteriormente e ai quattro soci fondatori di continuare a essere personalmente coinvolti nei processi di progettazione, assemblaggio e test. «Avevamo già due prodotti, l’SG 40, per imbarcazioni da 50 a 60 piedi, che è stato il primo a venire alla luce, e l’SG 80, per unità da 60 a 70 piedi. Con Yanmar abbiamo sviluppato l’SG 20, il più piccolo, pensato per scafi da 45 a 55 piedi, che stiamo studiando anche nella versione a batteria, e gli SG 120 e 150, per barche da 70 sino a 95 piedi. Degli ultimi due, i più grandi in gamma, abbiamo lanciato in anteprima i mock-up nel 2022. Oggi stiamo completando le fasi di collaudo propedeutiche alla messa in produzione, che contiamo possa partire a marzo 2024».

Qual è la vostra cifra distintiva? «Lo sviluppo al nostro interno della parte ricerca e sviluppo. Questo significa che tutto viene pensato qui dentro: progettazione meccanica, elettronica, hardware e software sono frutto dell’ingegno degli uomini e delle donne che lavorano in Smartgyro». Un team affiatato composto da quindici professionisti, con un’età media inferiore a 30 anni, assunti tutti con contratto a tempo indeterminato e per il 40% impegnati strettamente nella ricerca. Una volta consolidato il progetto, si ricevono i pezzi realizzati da terzisti specializzati e si procede all’assemblaggio con step intermedi di controllo qualità. Terminati il rodaggio e il collaudo, la macchina è pronta per essere spedita e installata a bordo. Yanmar non partecipa, quindi, come entità tecnica, ma controlla direttamente in Smartgyro tutta la parte finanziaria in qualità di socio di maggioranza. «Riportiamo, in particolare, alla divisione Yanmar Marine International che ha sede ad Almere, in Olanda, e che è la Business Unit di Yanmar Holding che si occupa della parte motori e attività recreational». Mediamente, quanti stabilizzatori consegnate in un anno? «Il target è 150, ma dovremmo arrivare a circa 300 l’anno, il massimo consentito in questo stabilimento perché non abbiamo capacità di stoccaggio. Questo è il primo mese (la visita in sede è stata realizzata all’inizio di Novembre 2023, ndr) in cui abbiamo avuto qualche stabilizzatore a stock».

Esistono differenze sostanziali nella fornitura di stabilizzatori giroscopici per il mercato del refit e per quello delle nuove costruzioni? «Premesso che operiamo in entrambi, il primo ambito è generalmente un po’ più difficoltoso in quanto ci si trova a bordo di unità già costruite in cui, quindi, sta alla bravura dell’installatore trovare lo spazio giusto, capire come spostare le batterie o l’impianto dell’aria condizionata per alloggiare correttamente lo stabilizzatore e rinforzare adeguatamente lo scafo, su cui si scaricano tutte le forze della macchina. Diverso il discorso per le barche nuove, dove il lavoro è più agevole data la possibilità di sinergia con l’ufficio tecnico del cantiere, cui forniamo i disegni di installazione e i modelli 3d semplificati. Con – questo in generale – il valore aggiunto dato dal fatto che le dimensioni meccaniche dei nostri modelli, incluse le basi di foratura, sono identiche a quelle di Seakeeper, leader di mercato. Gli stessi ingombri e arrangement nel locale tecnico rappresentano quindi un vantaggio anche economico perché non sono richiesti costi aggiuntivi nell’ottica di un’eventuale sostituzione di un loro impianto con un nostro». A proposito di concorrenti, perché si dovrebbe preferire Smartgyro? «Le performance sono identiche a quelle ottenibili dai sistemi del nostro principale competitor, Seakeeper appunto, con il vantaggio ulteriore, da parte dei costruttori italiani, di non dover sostenere costi di dogana. Quelli relativi al trasporto diventano praticamente trascurabili, mentre i nostri prezzi di listino sono più bassi del 10% e siamo inoltre nella condizione di offrire un’assistenza immediata, essendo ancora un’azienda relativamente piccola e flessibile. C’è poi da considerare un altro aspetto attrattivo, che è quello legato agli investimenti fatti nella manutenzione completa a bordo. Se la sfera, cuore dell’impianto, dovesse avere un problema, possiamo ispezionarla grazie alle vie di apertura previste in più parti e intervenire così senza la necessità di dover sbarcare la macchina, con tutte le conseguenze facilmente immaginabili in termini di tempi di intervento richiesti. La riparazione o sostituzione del pezzo sul posto è un beneficio impagabile in ambito yachting, perché non dobbiamo dimenticare che la cosa più preziosa per l’armatore è il tempo. Se dovesse succedere qualcosa in piena vacanza, siamo in grado di risolvere l’inconveniente all’istante». Immagino che i vostri migliori alleati, oltre che i proprietari, siano le loro consorti… «Esatto! Per le mogli degli armatori non è ipotizzabile una barca non adeguatamente stabile o sprovvista di aria condizionata».

A proposito di performance ed efficienza dell’impianto, quali utility garantisce la tecnologia Smartgyro? «Permette di eliminare l’attrito dell’aria. La macchina è infatti raffreddata ad acqua di mare e il volano che gira all’interno della sfera si muove sottovuoto. Se si considera che la superficie esterna del volano di un SG 40 gira quasi a 700 km/h, si può facilmente avere un’idea di quanto sarebbe elevato l’attrito, che a sua volte produce calore e quindi assorbimento di corrente, se non funzionasse sottovuoto. A velocità di rotazione elevate siamo quindi in grado di produrre meno calore, assorbire meno corrente e offrire, quindi, prestazioni maggiori». In quali condizioni promette i benefici maggiori? «Rispetto alle pinne, che sono più performanti in navigazione, gli stabilizzatori giroscopici offrono il rendimento migliore alla fonda. L’ideale, alcuni cantieri lo fanno, sarebbe installare entrambi i sistemi, soluzione ipotizzabile per imbarcazioni di oltre 16/18 metri». Esistono margini di affinamento? «Assodato che il principio della stabilizzazione in ambito nautico è utilizzato da fine Ottocento, è innegabile che la tecnologia abbia aiutato a ridurre le dimensioni a parità di forza generata, e quindi di capacità anti rollìo. Questo perché, grazie a cuscinetti speciali, è stato possibile arrivare a una velocità di rotazione molto più alta con volani più piccoli. Rispetto ai primi sistemi, ci si è quindi evoluti soprattutto in termini di compattezza ed efficienza, legata quest’ultima anche ad algoritmi di controllo più efficaci». Insomma, ancora una volta, la vera discriminante competitiva è rappresentata dall’evoluzione dell’elettronica. «Non a caso, la sviluppiamo internamente in ogni fase del processo, dalla progettazione sino all’ultimo test, di vibrazione su tutto il range di velocità compreso».

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