Emergenza Salento
"Nel ricordo di Alessandro Risolo"

Pietro Ranieri, l’imprenditore gentiluomo

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È proprio vero. Crisi o non crisi dell’editoria, il mestiere del giornalista è uno dei più belli del mondo: chi lo esercita non porta a casa soltanto le notizie, e la pagnotta, ma anche l’umanità di chi, generosamente, aneddoto dopo aneddoto, riempie le righe del suo taccuino o la memoria di un più comodo e moderno registratore. Perché c’è (quasi sempre) un momento in cui la scaletta di domande studiata anzitempo scricchiola, assumendo un ruolo perfino secondario. Per un’improvvisa curiosità da soddisfare, servita da un assist dell’intervistato, per un’espressione del volto o un silenzio che raccontano più delle parole, o perché semplicemente scatta un’empatia inattesa, non prevista. E allora, sempre nel rispetto delle parti, la chiacchierata si spoglia di qualche formalità di troppo.
Con Pietro Ranieri, 74 entusiasmanti primavere, chi scrive ha fatto scorta di umanità almeno per qualche inverno. Il patron della Ranieri International è un gentiluomo d’altri tempi, lieto di raccontare certamente una bella storia imprenditoriale, ma allo stesso tempo di raccontarsi padre premuroso, nonno affettuoso e uomo innamorato della sua terra, difficile ma bellissima, la Calabria.

Pietro Ranieri parla dei suoi figli, Antonio e Salvatore, colonne portanti del cantiere di Soverato, e di Graziella, la più piccola, entrata nel dream team da poco.
Parla dei suoi adorati nipotini e anche dell’olio che produce. Chiede il mio indirizzo di casa perché è orgoglioso di farmi provare questa bontà. Non si ravvede ruffianeria alcuna, ma solo e soltanto il piacere autentico di condividere.

Pietro Ranieri con i figli Antonio e Salvatore
Pietro Ranieri con i figli Antonio e Salvatore

Pietro Ranieri è un uomo per bene, retto, giustamente fiero di essere riuscito a costruire un cantiere in una regione non proprio vocata a questo genere di affari e di aver tenuto dritta la barra sin dalla sua fondazione – parliamo della fine degli anni Sessanta – con fare assennato, senza scoramenti. È giustamente fiero di quei figli che con volontà e nuova linfa hanno contribuito al successo della Ranieri International. Una realtà specializzata nella progettazione e costruzione di imbarcazioni in vetroresina fino a 10 metri, che viaggia spedita nei mari di tutto il mondo e che negli anni neri della crisi al posto di piangersi addosso ha messo sul tavolo idee ed energie per cavalcare l’onda anomala, senza peraltro mai delocalizzare la produzione.

Pietro Ranieri alla guida di uno dei primi modelli con la moglie Elena e i figli Antonio e Salvatore

«Nel 2012, annata notoriamente funesta per il mercato, abbiamo lavorato a nuovi modelli e nel 2014 abbiamo messo in acqua la nostra prima gamma di battelli pneumatici Cayman. Una vera rivoluzione che ci ha rafforzato e regalato molte soddisfazioni» dichiara Ranieri. «L’intuizione di diversificare è arrivata da Antonio e Salvatore, che io non smetterò mai di ringraziare. Hanno avuto coraggio i miei ragazzi. Hanno aperto nuovi mercati. Io ero ancorato a un’idea di nautica forse un po’ troppo datata» ammette.

Vero, Antonio e Salvatore hanno dato a Pietro Ranieri una seconda giovinezza professionale. Quella dello spirito, va detto, non s’è mai assopita: «Ho 74 anni, ma conservo l’energia di un ventenne. Le mie giornate sono intensissime». Già, perché il sacro fuoco dell’ambizione, acceso anche grazie alla fiducia dell’amico Tullio Abbate, «è stato lui che mi ha insegnato a fare le barche, allora io avevo solo competenze in campo motoristico» precisa l’imprenditore, è rimasto sempre vivo. Ad alimentarlo è stata la crescita del cantiere, graduale, costante, costellata di successi.

Un giovane Pietro Ranieri in occasione delle prime fiere nautiche quando le imbarcazioni del cantiere riportavano anche il nome dell’amico Tullio Abbate.

Come quella volta… «Salone di Genova, 1991. Tornammo a casa con 450 contratti firmati. Avevamo presentato 4 nuovi modelli che avevano qualcosa in più rispetto a quelli della concorrenza. L’anno prima avevamo saputo che sarebbero usciti sul mercato i primi motori depotenziati, da 50 a 25 cavalli, quindi abbiamo costruito barche idonee a questo tipo di propulsione. Fu un trionfo» esclama. In fondo, il segreto sta tutto lì, nel sapere intercettare il futuro, anticipandolo, senza strafare però, mettendo in mare barche possibili, fatte per navigare, per regalare un sogno anche a chi non può permettersi yacht da milioni di euro. «Stiamo già lavorando a nuove imbarcazioni. Le presenteremo al 64º Salone di Genova, ma non posso svelare nulla. Dico solo che sono tre. E sono anche felice di annunciare il recente acquisto di nuovi terreni per la costruzione di capannoni. Abbiamo bisogno di spazio per aumentare la nostra capacità produttiva. A giugno avremo a disposizione altri 3 mila metri quadrati. E non intendiamo certo fermarci» chiosa.

3 Commenti

  1. Ho conosciuto la famiglia Ranieri nel lontano 2008 quando decisi di comprare dopo una breve chiacchierata e la vista del rendering, il primo 30 shadow ancora nello stampo; condivido pienamente ciò che ha scritto: il Papa’ Pietro un uomo di altri tempi; Salvo ed Antonio ragazzi semplici ed educatissimi. Meritano il successo che sono riusciti ad ottenere confermando quel Made in Italy che tutti ci invidiano nel mondo.

  2. da quando ero bambino per me, Calabrese puro sangue, il nome Ranieri ha sempre evocato mare, sole e divertimento.
    Grazie alla passione dei Fratelli Ranieri la Calabria deve essere orgogliosa di essere rappresentata nel mondo náutico dalla loro storia.

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