Perché Gentedimare 2.0

Perché Gentedimare2.0? Mai fare simili domande a un giornalista che ama le sfide… Tuttavia potrei rispondere così: perché di nautica si parla molto e si sparla ancora di più; perché ho vissuto e raccontato gli anni del boom, quando il settore cresceva a due cifre e durante i saloni arrivavano ordinativi come piovesse: i ricchi si facevano lo yacht e il ceto medio, oggi morto e sepolto, affollava i padiglioni dei natanti; perché ho vissuto e raccontato gli “anni della tempesta” scatenata dalla crisi globale che in pochi mesi si portò via il 50% del fatturato; perché ho vissuto, raccontato e criticato duramente le sciagurate politiche del governo Monti il quale, per salvarci da tutti i mali, impose uno Stato di polizia fiscale. Ma il Professore non salvò un bel niente. Anzi! La caccia alle streghe, oltre all’azzeramento del mercato interno delle imbarcazioni, provocò la grande fuga dei diportisti, italiani e stranieri, verso altri approdi più tranquilli (almeno 40mila barche in due anni). Con ricadute drammatiche sulle economie costiere locali (danni per oltre 1,5 miliardi). Un capolavoro di politica economica che, soltanto nel settore della nautica, indotto compreso, spedì all’inferno oltre 30mila famiglie mandando in fumo un’altra consistente quota di fatturato (meno di 2 miliardi a fronte dei 6,5 miliardi del 2008). Ma questa è un’altra storia. Le ferite di quegli anni sono ancora aperte anche se oggi il bollettino medico è decisamente migliore. 
C’ero, quindi, negli anni del boom. C’ero negli anni della tempesta. Da oggi vorrei raccontare la ripresa e, possibilmente, politiche più avvedute nei confronti di un settore che tanto ha dato all’economia del nostro Paese e che molto potrà ancora dare. Il sottotitolo Marineria Italiana non è una scelta casuale. La gloriosa Marineria italiana, una risorsa immensa per il Paese che nessun governo, dal dopoguerra a oggi, ha saputo – o voluto – sfruttare al meglio considerandola un impiccio piuttosto che fonte di ricchezza. Insomma, un affare per ricchi che “devono piangere” e pure evasori. Evidentemente non è così. Marineria significa cantieri, lavoro, tecnici, operai specializzati, progettisti, arredatori. E tanta tecnologia. Significa Economia del Mare – che oggi vale almeno 40 miliardi di euro e che, se governata con il buon senso, potrebbe valere almeno il doppio – con quella lunghissima e complessa filiera che ne deriva, compreso l’anziano pescatore seduto in prossimità di un approdo a secco, intento a riparare le reti della sua “lampara” per guadagnarsi da vivere. Significa commercio e turismo, significa porti pubblici e privati, refitting e molto altro ancora. In due parole: ricchezza e benessere.  
Benvenuti a bordo.

(di ANTONIO RISOLO)

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