Emergenza Salento
"Nel ricordo di Alessandro Risolo"

Nautica e Fase 2. Turiamoci il naso e ripartiamo

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di Antonio Risolo | Riparte la Nautica ai tempi della Fase 2. Dai contenuti delle numerose e-mail – alcune dai toni molto duri – inviate in questi giorni a Gentedimare2.0 da piccoli imprenditori della filiera nautica, ho capito soltanto una cosa: la distanza tra il governo presieduto da Giuseppe Conte e le imprese è abissale. Qualcuno chiede: “Era proprio necessario mobilitare 15 task force e 450 esperti per proporci un copia-incolla, o quasi, della Fase 1?”. In particolare, un imprenditore mi ha suggerito addirittura il titolo… Ha scritto testualemente: “Turiamoci il naso, ma ripartiamo”. Altri ancora ricordano che mentre il premier osannava in tv il modello Italia “invidato da tutto il mondo”, morivano migliaia di piccole imprese nei più svariati settori produttivi. Possiamo chiamarli morti invisibili da lockdown? A mio avviso il resto del mondo ha ben poco da invidiarci. La realtà è completamente diversa da come ce la dipingono. Ancora un artigiano: “Sono andato in banca per chiedere il prestito di 25mila euro. Niente da fare, ho già un fido di 10mila euro…”.
Liquidità disponibile subito aveva promesso solennemente il premier caricando a salve il suo bazooka. Come fa un presidente del Consiglio a chiedere “un atto d’amore alle banche” dopo aver firmato un decreto da 400 miliardi? Gli atti d’amore lasciamoli alla Caritas. Signor presidente, mi consenta una personalissima cosiderazione: Lei non ha fatto altro che aprire l’autostrada dell’insofferenza, della ribellione e della disperazione a chi non può farcela. Senza contare tutti i settori economici che dovranno rimanere fermi fino al primo giugno. Un gioco al massacro, inaccettabile. Come inaccettabile è la Costituzione sospesa. Anche sul fronte delle libertà individuali.
Le mie considerazioni valgono zero di fronte a un sentire comune, tra l’altro supportato dalle tesi del presidente della Corte Costituzionale, Marta Cartabia e di due predecessori emeriti, Sabino Cassese e Antonio Baldassarre, i quali attaccano duramente i Dpcm: “Sono incostituzionali, frutto del pensiero arbitrario e autoritario del presidente del Consiglio”.
Tornando all’emergenza, secondo stime attendibili sono 30mila le imprese che hanno chiuso i battenti dall’inizio dell’anno (9mila in più rispetto allo stesso periodo del 2019), mentre altre 500mila sarebbero a forte rischio fallimento. Detto questo, torniamo al settore che ci interessa più da vicino, la filiera nautica.
Confindustria Nautica aveva suggerito al governo la data del 27 aprile per la ripartenza della produzione. Perché – parole del presidente Saverio Cecchi a proposito della cosiddetta Fase 2 – “Il 4 maggio sarebbe già troppo tardi, comprometterebbe tutto il 2021. Dal giorno del lockdown fino al 15 aprile il fatturato della produzione ha perso il 13%. Sono molto preoccupato per la piccola nautica, una settimana per determinati cantieri è linfa. Non c’è più tempo, un’altra settimana significherebbe far chiudere definitivamente molte aziende”.
E niente. La sentenza delle varie task force è inappellabile: la produzione nautica riparte il 4 maggio. Già, perché il premier e il suo esecutivo hanno deciso di non decidere lasciando mano libera ai cosiddetti esperti sui quali, tra qualche tempo, un governo finalmente compatto non esiterà a scaricare colpe e inadempienze. In sostanza abbiamo un esecutivo in balìa di un esercito di consigliori senza idee. Per tutti questi signori, piccole e micro imprese, partite Iva e lavoratori autonomi in genere, sono i semplici dettagli di una tempesta perfetta. Lo dimostrano i fatti. Non c’è una strategia, se per strategia s’intende avere una visione del futuro.
Vogliamo parlare del diporto? Signor presidente del Consiglio, per favore, può spiegarci perché le barche rimangono sequestrate nei porti? Autorevoli esperti, al contrario, sostengono che la barca sia il mezzo più sicuro per starsene al… largo dai contagi. Però ci “concedete” di fare visita ai “congiunti”, un termine che ha scatenato la satira impietosa sui social. Dobbiamo davvero soccombere e rassegnarci a questa dittatura bell’e buona? Per carità, non parliamo più della Fase 2. E’ semplicemente una regresione, è l’apologia della retorica. Dopo due mesi di quarantena continuate a controllarci sulle strade. Ora con la Fase 2 volete controllarci anche in casa. Ma, come dice l’amico imprenditore, turiamoci il naso e ripartiamo.
(nella foto il premier con elmetto al varo dell’ultima campata del Ponte di Genova)

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