Una genesi travagliata, poi la rinascita. Cronaca di un albergo destinato al successo, anche e soprattutto grazie alla cucina di Jonas Zörner
by Emanuela Ferro – photo by Paolo Picciotto
L’unico hotel al mondo a essere stato inaugurato due volte da un capo di Stato è un’araba fenice più volte risorta dalle sue ceneri. Aperto nel 1907 di fronte alla Porta di Brandeburgo, ebbe come padrino d’eccezione l’imperatore Guglielmo II, che lo preferiva alle fredde e poco confortevoli residenze reali. Rifiorito durante la Repubblica di Weimar come meta di artisti e celebrità, rimasto in auge durante il Terzo Reich fino all’apice delle Olimpiadi berlinesi del 1936, trasformato in ospedale durante la guerra, fu in gran parte distrutto da un incendio appiccato dalle truppe sovietiche nel 1945, ma continuò a funzionare fino alla demolizione nel 1984. Dopo la caduta del Muro di Berlino è stato ricostruito dal Gruppo Kempinski, storico protagonista della hôtellerie di alta gamma, e nuovamente inaugurato nel 1997: a tagliare il nastro, il presidente Roman Herzog. Dal voluttuoso tè del pomeriggio alla raffinata selezione di caviali, le consuetudini create dal visionario Lorenz Adlon sono ancora il cuore dell’offerta dell’albergo che porta il suo nome, ma è soprattutto il ristorante gourmet a celebrarne l’amore per l’alta cucina (quella francese, in particolare) che lo trasformò da giovane apprendista artigiano in commerciante di vini, ristoratore, straordinario organizzatore di catering, fino a diventare un imprenditore di successo.
I pilastri irrinunciabili della cucina di Zörner? Materie prime di altissima qualità, tecnica francese e l’immancabile tocco di italianità.
Sotto lo sguardo severo del kaiser prussiano o circondati dai libri della storica biblioteca, con un occhio alla Porta di Brandeburgo illuminata, coccolati da un servizio naturalmente impeccabile, scoprirete l’arte del Master Chef berlinese Jonas Zörner, grande appassionato di cucina classica che si affida con maestria artigianale a tecniche e tradizioni culinarie francesi, eppure sorprende per il sofisticato equilibrio tra sapidità e acidità che caratterizza i suoi piatti, sostenuti da materie prime di altissima qualità.
Eccellente la Carta dei Vini. Molte etichette, anche le più ricercate, si possono degustare al calice.
Con lui, una squadra affiatata e cosmopolita, profondamente coinvolta nello sviluppo di nuovi piatti e nella creazione dei quattro menu stagionali, che parla anche italiano grazie al sous-chef e pasticciere Stefano Martinelli. La ricca e pluripremiata selezione dei vini può essere degustata anche al bicchiere in abbinamento alle proposte da cinque o sei portate, alle quali si affianca la carta Signature, adatta a chi preferisce scegliere in libertà ma anche a chi vuole personalizzare il menu inserendo qualche variante.
(Lorenz Adlon Esszimmer – A taste of history – Tratto da Barche, Luglio 2026)


