Destinazione Lapponia. Sulle tracce dei Sami, esperti cacciatori e allevatori di renne. Animali da cui traggono sostentamento e grazie ai quali scandiscono anche l’incedere del tempo
by Emanuela Ferro – photo by Paolo Picciotto
Sápmi, la terra dei Sami, meglio conosciuta come Lapponia, è un vasto territorio nell’estremo Nord dell’Europa, che comprende una delle aree di transumanza più ampie e meglio conservate del pianeta. I cacciatori Sami arrivarono qui oltre diecimila anni fa, seguendo il ritiro dei ghiacci, e dal XVI secolo si trasformarono in allevatori di renne, che pascolano in questi luoghi, incuranti dei confini che le nazioni hanno imposto. Si cammina su tappeti di muschio che sembrano non avere conosciuto orma umana, tra boschi e laghi mai violati, immersi in una natura intatta e completamente selvaggia, nell’intraducibile wilderness.
In Lapponia si cammina su tappeti di muschio che sembrano non avere conosciuto orma umana, tra boschi e laghi mai violati, immersi in una natura intatta e completamente selvaggia.
Eppure, persino nell’“ultima area selvaggia d’Europa”, è difficile trovare luoghi dove nessuno sia già passato: tutto ciò che vive qui lascia tracce, discrete ma visibili, e ogni volta che pianti la tua tenda, sai che forse l’hanno già fatto, proprio nello stesso punto, i cacciatori dell’età della pietra o, due secoli fa, gli allevatori di renne. Semplicemente ci sono modi diversi di rapportarsi con l’ambiente e in Lapponia si vedono tutti: dalle non-tracce dei Sami, che da anni vivono qui in armonia con esso, fino ai segni eclatanti e crudeli di chi ha saputo trarre vantaggio da una terra dura ma ricchissima, costruendo immense dighe e centrali idroelettriche, scavando le miniere più grandi del mondo. I Sami non sfuggono a un copione ormai noto: pionieri, colonizzazione, privatizzazione delle terre, tasse, nuovi confini. Non hanno mai voluto combattere, quindi non sono stati sterminati, ma assorbiti e uniformati a una cultura differente, questo sì. Oggi ci sono (non in Russia, dove la situazione si fa ogni giorno più difficile), parlamenti Sami, scuole Sami, tradizioni Sami, ma per molti anni la lingua è stata messa al bando e gli unici che avevano mantenuto qualche diritto erano gli allevatori di renne, una minoranza rispetto all’intera popolazione autoctona.
Per immergersi davvero nella natura e nella cultura del luogo, bisogna spingersi ancora più a nord, oltre il Circolo Polare Artico, fino a Inari.
I Sami vivono in un ambiente naturale estremo, con minime fino a -40 °C e massime intorno ai 30 °C. Si sono adattati a queste difficili condizioni insieme alla renna, l’animale da cui per secoli hanno ricavato ogni sostentamento, utilizzandola per spostarsi, nutrirsi e proteggersi dal gelo: della renna si usa tutto, pelle, corna, ossa e, naturalmente, ogni parte commestibile. Ed è sulla vita di questi animali che da sempre si calcolano le stagioni: il ciclo ha inizio a fine marzo con la migrazione verso i pascoli montani, dove a maggio nascono i piccoli, all’inizio dell’estate le mandrie vengono radunate per la marchiatura dei cuccioli e poi tornano al pascolo fino a settembre, quando ogni comunità sceglie i maschi adulti per la macellazione, l’autunno è stagione di lotte e accoppiamenti, fino all’ultimo raduno dell’anno verso dicembre, quando le renne vengono divise in gruppi più piccoli per affrontare la parte più dura dell’inverno a latitudini meno elevate.
La natura offre spettacoli mozzafiato; la fauna è ricchissima: lupi grigi, sterne, pulcinelle di mare, orsi bruni e wolverine sono solo alcune delle specie che, insieme alle megattere, si possono incontrare durante le escursioni a Knivskjellodden.
Anche se gli allevatori ormai seguono le renne con elicotteri, pick-up e motoslitte e non si spostano più insieme alle mandrie, il raduno per la marchiatura è ancora oggi un evento importante nella vita della comunità. I bambini imparano fin da piccolissimi a spingere l’intera mandria nel recinto, a catturare gli animali col lazo e a incidergli il marchio sull’orecchio: tradizione vuole che un piccolo Sami diventi proprietario della sua prima renna con lo spuntare del primo dente. Nel mese di giugno le giornate non finiscono mai e Rovaniemi, lontana dai fasti natalizi, è solo una vivace cittadina perfetta per le attività outdoor e le serate lungo il fiume. Per immergersi davvero nella natura e nella cultura del luogo, bisogna spingersi ancora più a nord, oltre il Circolo Polare Artico, fino a Inari, sede del Parlamento Sami e del Siida (European Museum of the Year 2024). Dall’altra parte del confine c’è la gemella norvegese Karasjok, con un museo open-air e il nuovo edificio del Parlamento, che richiama nelle forme e nei materiali la cultura locale.
I bambini imparano fin da piccolissimi a spingere l’intera mandria nel recinto, a catturare gli animali col lazo e a incidergli il marchio sull’orecchio: tradizione vuole che un piccolo Sami diventi proprietario della sua prima renna con lo spuntare
del primo dentino.
Meno di 300 chilometri di panorami indimenticabili ci separano da Nordkapp, meta iconica per tutti i viaggiatori on the road. Una destinazione e un evento (il sole di mezzanotte) a cui chi è arrivato fin qui non può sfuggire, nonostante le folle e l’atmosfera da autogrill.
Si possono gustare i piatti tipici al ristorante tradizionale Sami Storgammen dell’hotel Scandic Karasjok come lo stinco di renna con verdure e bacche rosse.
Ospitalità scandinava
Nata in Svezia nel 1963, Scandic è la catena leader nei paesi nordici, che coniuga comodità informale e sostenibilità ecologica con strutture moderne, attente all’impatto ambientale, in alcuni casi ospitate in edifici storici o di grande impatto architettonico. A Helsinki, il sontuoso Grand Central occupa spazi già parte del complesso della stazione ferroviaria, gioiello Art Nouveau del 1919. Quando fu costruito nel 1936, il Pohjanhovi di Rovaniemi rappresentò un perfetto esempio di funzionalismo internazionale con comodità mai viste prima a queste latitudini, dall’ascensore alla cucina elettrica. Lo Scandic Karasjok ospita il ristorante Storgammen, che propone un’atmosfera e una cucina tradizionali Sami. Di fronte alla Cattedrale dell’Aurora boreale, lo Scandic Alta è una struttura moderna e funzionale. Gli alberghi della catena sono rinomati per la colazione a buffet di alto livello con prodotti biologici locali e ricette tradizionali.
Ben altre sensazioni premieranno chi non si rassegna all’ovvio e sarà disposto a percorrere i 9 chilometri di sentiero fangoso che conducono a Capo Knivskjellodden – un po’ più a nord di Capo Nord – per ammirare il celebre altopiano a picco sul mare da una prospettiva sconosciuta ai più e per firmare il “libro di vetta”. In questa tiepida notte di giugno siamo in cinque a goderci il panorama e l’inaspettata compagnia di un gruppo di megattere, che emergono tra le onde a un passo dalla scogliera. Qualche ora più tardi, allo scoccare della mezzanotte, ci contenderemo un fazzoletto di spazio sotto il celeberrimo globo di metallo insieme ad altre migliaia di turisti.
I Sami vivono in un ambiente naturale estremo, caratterizzato da temperature minime che scendono anche a meno 40 °C.
Torniamo verso sud diretti ad Alta e ai suoi siti di arte rupestre. Per migliaia di anni questo popolo di cacciatori-raccoglitori ha inciso sulle rocce affioranti dal mare il racconto della sua vita quotidiana, dei rituali e dei miti. La luce radente illumina un diario per immagini sopravvissuto alla preistoria, svela un mondo abitato da persone e animali (renne, alci, orsi, volpi, lepri, oche, anatre, cigni, cormorani, salmoni, balene) e restituisce le immagini di manufatti ancora perfettamente attuali, dalle imbarcazioni agli sci, dagli archi agli arpioni ai tamburi, ricordandoci che l’estremo Nord è molto più di un magnifico paesaggio.
(Sápmi land – Into the wild – Tratto da Barche, Luglio 2026)


