Si nasconde agli occhi di tutti, anche dei suoi cittadini. Ciononostante, la Lonely Planet è riuscita a scovarla e indicarla tra le prime cinque città da visitare nel 2025. Lo storico dell’arte Lorenzo Bagnara ci racconta la “sua” Genova
by Ornella D’Alessio
L’understatement è il motto dei genovesi, forse legato alle varie leggi suntuarie che si sono succedute, specificando perfino quali colori, tessuti e gioielli erano ammessi indossare. La sobrietà degli aristocratici era comunque solo di facciata, le stoffe erano sempre pregiate, come dimostra lo sfarzo dei ritratti che ci sono pervenuti. “Un’altra ipotesi potrebbe essere l’anglomania che ha caratterizzato la città dal XVII secolo al giorno d’oggi”, sostiene la studiosa Marzia Cataldi Gallo. “Nelle mie ricerche ho trovato testimonianze della presenza di sarti inglesi per uomo che fin dalla metà del Seicento erano i favoriti delle più importanti famiglie genovesi. Questa passione rimane in tanti modi di dire, tipologie di negozi e perfino in una delle due squadre di calcio: il Genoa Cricket & Football Club”. Non ostentando, Genova continua a stupire.

Per conoscere questa città di navigatori, abbiamo chiesto allo storico dell’arte Lorenzo Bagnara di raccontarci la “sua” Genova. “Basta passeggiare per gli stretti vicoli del centro a naso all’insù per scoprire un concentrato di tesori. Si comincia con via Balbi, la via dell’Università, che invita ad ammirare gli eleganti ingressi dei suoi preziosi Palazzi dei Rolli, i quali hanno valso a Genova il riconoscimento Unesco. Un rincorrersi di scaloni in marmo bianco che si intrecciano a giardini e maestosi corridoi”.

Bagnara prosegue: “Oltre al Palazzo Reale, vale affacciarsi all’ingresso del numero 4, Palazzo di Francesco Balbi Piovera, per ammirare il piccolo aranceto segreto e il cavedio con due ordini di colonne doriche. In Piazza della Nunziata invito il visitatore a buttare un occhio all’ingresso di Palazzo Nicolò Lomellini, ex Palazzo Lauro, dal nome dell’armatore che lo fece ristrutturare nel dopoguerra dal grande architetto Robaldo Morozzo della Rocca. Pochi passi prima di girare in via Lomellini, con il coro secentesco dell’Oratorio di San Filippo, in fondo alla strada a destra si va verso via del Campo. Qui è stato inaugurato il sontuoso cinque stelle: Palazzo Durazzo Suites. Da insider, consiglio la executive suite del Doge che celebra la gloria di Stefano Durazzo, magistrato delle galee e poi doge. Distesi sul letto, sembra di essere sul fondo del mare e, guardando il soffitto, si vede il dipinto di Domenico Parodi: Nettuno che placa i venti incatenati, tranne il benevolo Zefiro. Una metafora sul potere sui mari del committente. Chi è interessato al mare, potrebbe voler ammirare la galea ricostruita al Galata-Museo del Mare o visitare la Villa del Principe, costruita nel XVI secolo per Andrea Doria, il grande ammiraglio di Carlo V, con uno spettacolare giardino o ancora visitare la sua tomba dentro la cripta della chiesa di San Matteo. Poco oltre, ecco la solare Piazza della Meridiana: da qui si apre un’ottima prospettiva su via Garibaldi, la sintesi perfetta del periodo d’oro delle famiglie patrizie genovesi. La via aurea (via Garibaldi) raccoglie alcune tra le più belle dimore, come Palazzo Bianco e Palazzo Rosso, che cela la scala ottagonale realizzata da Franco Albini nel decennio 1952-1961, sostenuta da tiranti di acciaio, impreziosita da un corrimano rivestito in pelle e coperta da feltro rosso. Un segno forte dell’intervento dell’architetto modernista su questi spazi antichi”.




