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Garroni Design – Sailing, Camillo’s third way

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Lo studio, che vanta un’esperienza trentennale nella progettazione di barche a motore, torna a esplorare il fascino della vela. Con idee nuove e soprattutto molto precise

photo by Paolo Picciotto

Non servono particolari preamboli. La fama dello studio Garroni Design di Genova, oggi guidato da Camillo, figlio di Vittorio, è più che acclarata. Avete presente le imbarcazioni Prestige, Jeanneau, Bénéteau? Bene, le hanno progettate praticamente tutte loro. La collaborazione con il cantiere francese risale al 1998 (Camillo è arrivato nel 2001). Ma c’è una novità: pur mantenendo saldo il sodalizio per le barche a motore, lo studio non ha più l’esclusiva per la progettazione di quelle a vela. Può sembrare una diminutio e invece non lo è affatto perché il cambiamento ha aperto le porte a nuove sfide.

A differenza delle configurazioni convenzionali in cui il flybridge si limita a riprendere il ponte principale, questo design innovativo preserva ogni funzionalità di bordo, elevando al contempo gli spazi dell’armatore e portandoli al centro dell’esperienza di navigazione.

La circolazione tra poppa e prua, così come tra spazi interni ed esterni, è ottimizzata grazie a una versatile vetrata laterale che evoca l’atmosfera di una veranda sul mare.

Camillo ha le idee chiare: “Se progettassi qualcosa che c’è già sul mercato, sarei uno sciocco”. Il mondo della vela, dal suo punto di vista, è manicheo: “Ormai ci sono due tifoserie opposte, tradizionalisti da una parte e crocieristi dall’altra. I primi sono quelli che vanno a vela come trent’anni fa e sono disposti a fare fatica, i secondi, invece, utilizzano la barca soltanto durante le vacanze e proprio per questo motivo vogliono che sia prima di tutto comoda, anche a dispetto delle prestazioni”. Camillo pensa che ci sia una terza via, da non intendersi però come il classico compromesso che accontenta entrambe le fazioni.

La sua visione è precisa: “Anzitutto, a me piace provare le cose che disegno. Sono molto curioso. Voglio vivere il progetto in prima persona, anche per comprendere eventuali errori. In fondo facendo così capisco davvero dove posso forzare un po’ la mano e dove, al contrario, è più saggio che io tolga il piede dall’acceleratore. Secondo me, la barca a vela deve essere vissuta come un mezzo rilassante e avere tutti i comfort tipici delle imbarcazioni a motore”, puntualizza.

ICE L6

Camillo Garroni sta lavorando a diversi progetti di barche a vela, il primo che vedrà la luce è L6 di Ice Yachts.

ICE YACHTS L6 sarà un rivoluzionario 60 piedi in grado di garantire ottime performance sottovela, come nella tradizione del cantiere, senza rinunciare al comfort e allo stile tipico degli yacht a motore.

L6, work in progress

Il primo progetto a cui si è dedicato Camillo Garroni è L6, 60 piedi del cantiere Ice Yachts. “Per quanto riguarda il layout, ho voluto mantenere una rigida distinzione tra ponte principale e zona notte. Il lower deck è tutto occupato dalle cabine, mentre il main è area giorno. Era così nel primo concept che ho sviluppato e tale è rimasto nel progetto definitivo. L’hardtop ripara tutta la coperta, ad eccezione della tuga. I timoni sono a centro barca e quindi al centro della vita di bordo. La zona di poppa, invece, è destinata al living o al beach club, a seconda di come l’armatore voglia allestirla.

Le vetrate sul main deck sono a tutta altezza e completamente apribili, in modo da poter avere un ambiente totalmente aperto in estate, ma anche un salone protetto e riparato. Su questo 60 piedi c’è anche tanta, tanta tecnologia. Integrati nell’hardtop ci sono i pannelli solari, capaci di erogare 2 kW di energia; l’impianto di bordo è a 48 volt e la barca sarà quasi autonoma dal punto di vista energetico.

La coperta è full carbon, lo scafo in vetro e carbonio. Per facilitare le manovre ci saranno l’elica di prua e quella di poppa. L6 sarà in grado di navigare a 11 nodi a motore  e a 7,5 a vela con 8 nodi di vento reale”, anticipa Garroni. E il varo? A quando? “È così rivoluzionaria che non possiamo permetterci  di sbagliarla, quindi ci stiamo prendendo il tempo necessario. È una barca Ice, dovrà andare più veloce di tutte”, parola di Marco Malgara, patron del cantiere.

La collaborazione tra GARRONI DESIGN e il Gruppo Bénéteau è iniziata nel 1989. CAMILLO, figlio di Vittorio, ha iniziato a lavorare nello studio del padre nel 2001.

Entriamo nel vivo. Qual è, per esempio, la paura più diffusa tra i velisti? L’ormeggio in porto. Già, perché bisogna anticipare le manovre, capire come reagirà lo scafo, soprattutto quando c’è vento teso al traverso. Ed ecco il Garroni pensiero: “Credo che questa difficoltà si possa superare tranquillamente con l’impiego di due motori, anche se si tratta di un monoscafo. Due propulsori ed eliche di manovra a prua e a poppa. Entrare e uscire da un porto, del resto, non deve essere fonte di stress”, spiega. Come è noto, il divario in termini di prestazioni è un ulteriore elemento che frena molti diportisti nel passaggio dal motore alla vela. “Ritengo che una barca a vela debba garantire una velocità non inferiore a 11 nodi quando spinta da propulsori. Allo stesso tempo, deve avere linee d’acqua e un piano velico che garantiscano buone velocità se spinta dal vento. Deve offrire comfort… immagino, per esempio, un lungo hardtop che protegga tutta la zona del pozzetto”.

Da sinistra, Mauro Pascazzi, Camillo Garroni con il suo cane Sirio, Alessandro Picasso, Matilde Mastroianni e Isella Tenti.

In effetti, quando si trascorrono molte ore a bordo, soprattutto d’estate, la necessità di ripararsi dal sole è imprescindibile. Le barche a motore montano gli hardtop, perché non possono farlo anche quelle a vela? “Mi sembra già di sentire le critiche. C’è chi dirà che ho in mente un motorsailer e non una barca a vela tradizionale. Forse sì, ma un motorsailer moderno”.

(Garroni Design – Sailing, Camillo’s third way – Tratto da Barche, Giugno 2026)

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