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Francesco Paszkowski, il tratto che dà forma alle emozioni

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Da bambino e da ragazzo passava giornate intere a buttar giù schizzi di qualsiasi oggetto. Una passione per il disegno, e per la bellezza, sfociata nella nautica e nell’avvio, a Firenze, di Francesco Paszkowski Design, lo studio di progettazione che dal 1990 illumina la rotta dello yachting internazionale

Il “suo” Monokini, terzo 44 metri realizzato da Baglietto su disegno dello stesso Francesco Paszkowski (gli interni portano la firma di Alberto Mancini), è stata la prima imbarcazione a motore a vincere il Compasso d’Oro, il riconoscimento più ambito nell’universo del design. Selezionato fra i 2000 prodotti presenti nell’ADI Design Index 2014, è stato premiato “per la reinterpretazione di un archetipo e di una tradizione marinara con l’introduzione di tecnologie innovative“. Un podio di grande prestigio che coronava, già allora, oltre venti anni di collaborazione tra uno dei più illustri e autorevoli yacht designer del panorama mondiale e il cantiere interprete, sin dal 1854, del perfetto equilibrio tra fisica ed estetica, estro e pragmatismo, artigianalità e performance, tecnica e creatività. «Baglietto è il cantiere in cui sono nato, quello che mi ha insegnato a camminare e a crescere. Un legame che si è consolidato negli anni e che prosegue ancora oggi facendoci vivere una nuova era di sfide, che affrontiamo con molta serenità e voglia di fare assieme cose belle». Generalmente il primo progetto non si scorda mai. È così anche per lei? «Indubbiamente. Oltretutto è stato anche il mio primo Baglietto, un 29 metri capace di 40 nodi, che all’epoca (siamo agli inizi degli anni Novanta, ndr) rappresentava il più grande open mai realizzato. Opus 1, questo il suo nome (sotto), era una barca sportiva estremamente complessa perché a interni molto barocchi, a cura di Evan Marshall, dovevano fare da contraltare linee esterne fluide e filanti. Una bella sfida che mi ha anche permesso di entrare a conoscenza di un mondo di armatori, broker e maestranze, soprattutto a Varazze, per me molto formativo».

Baglietto Opus 1

A proposito di formazione, qual è stato il suo “mentore”? «L’approdo nella nautica si deve in parte al caso, in parte all’amicizia che legava la famiglia Spadolini alla mia. La passione più grande, quella coltivata sin da bambino, era infatti per le auto: alla domanda classica “Cosa vuoi fare da grande?” rispondevo “Il car designer”. Purtroppo a Firenze non c’erano scuole mirate, avrei dovuto andare a studiare a Torino o a Milano. Mi iscrissi, quindi, ad Architettura e fu in quegli anni che entrai in contatto con Tommaso (Spadolini), che aveva avviato da poco il suo studio specializzato in design nautico. Vide e apprezzò un book che avevo realizzato per un esame di Disegno e Rilievo e mi propose di andare da lui a “fare i render”. Oggi si eseguono tutti al computer, ma all’epoca li realizzavo e coloravo a mano libera. È iniziata così, da puro “renderista”, quindi il coinvolgimento nell’attività di progettazione proseguita per quattro anni, sino a quando, nel 1990, mi sono sentito pronto a prendere il volo, a mettermi in proprio».

Da allora, Francesco Paszkowski Design ha costruito e conquistato la sua autorevolezza progetto dopo progetto, successo dopo successo, sino a diventare uno degli studi di riferimento a livello internazionale per cantieri e armatori provenienti da ogni angolo blu del pianeta. Una mole di attività e commesse crescente, affrontata da un team di creativi coeso e appassionato, passato negli anni da 3, 4, 5, 6 professionisti a una ventina di collaboratori interni, cui oggi si affiancano gli esterni, per un totale di circa cinquanta persone quotidianamente coinvolte nel seguire tutte le fasi del processo progettuale. Su quali lavori è al momento impegnato? «Per Baglietto sto seguendo la serie T52, il 50 metri Fast e l’Explorer, una flotta che avrà un suo sviluppo da qui al 2026. Sto inoltre lavorando ai 102, 115 e 145 piedi per Cantiere delle Marche e a due modelli da 58 e 52 metri per Tankoa».

Studio-Francesco-Paszkowski-Design_photo-by-Studio-Ciapetti

In oltre trent’anni di attività, lo studio fondato da Francesco Paszkowski (sopra uno scorcio) ha firmato progetti per molti cantieri italiani ed esteri, spaziando tra yacht e navi da diporto, di serie e custom, in vetroresina e in metallo. A lui il merito, universalmente riconosciuto, di aver saputo interpretare i cambiamenti legati all’evolversi delle dimensioni e tipologia delle imbarcazioni, dei tempi, dei gusti e delle esigenze dei committenti attraverso una ricerca continua di linguaggi estetici e funzionali, che ha interessato e interessa tanto le linee esterne, inconfondibilmente pulite e ordinate, quanto lo studio degli interni, coerenti ed equilibrati per eccellenza. Sono del resto frutto della professionalità e delle competenze attribuite allo studio e, in particolare, all’architetto Margherita Casprini, altro nome illustre dell’universo yachting.

Aurelia-CdM-_©Guillaume_Plisson
In collaborazione con Margherita Casprini, Francesco Paszkowski ha curato anche gli interni di Aurelia, Flexplorer di Cantiere delle Marche.

«Siamo completamente allineati su come porci davanti al prodotto, su come disegnarlo assieme. Veniamo dalla stessa scuola, quella di Pierluigi e Tommaso Spadolini. Abbiamo quindi ricevuto un imprinting molto, molto preciso. Io copro una parte del lavoro e lei tutto il resto. Ha una sensibilità per i colori e i materiali che raramente ho incontrato nel mio percorso; è la stessa che aveva Gianna, la moglie di Pierluigi. Margherita è maestra nel creare emozioni anche con poco, perché se è facile riuscirci scegliendo ad esempio di arredare uno spazio con un Fontana, è indubbiamente meno scontato utilizzando un quadro non quotato. Lei, in questa ricerca, ma anche nello studio dell’illuminazione ad hoc di quel particolare dettaglio, è fenomenale. Occuparsi di interni non è affatto facile, è una disciplina complessa, di enorme portata, che richiede studio, metodo, capacità, creatività e, non ultimo, conoscenza: quella dei materiali, dei tessuti, dei pellami, ma anche dei loro costi perché bisogna saper stare all’interno di budget prefissati. Lavorare in team con Margherita è una grande fortuna, così come lo è con tutti i ragazzi dello studio, con i quali si è creato un bel clima». La ricetta? «Non risparmiarsi, ma sempre con il supporto della passione, dell’energia e dell’entusiasmo. Se così facendo riesci a ottenere consensi e attestati di stima, sei probabilmente anche in grado di trasmettere l’amore per la materia a chi lavora con te, a creare quell’armonia, basata prima di tutto sulla passione condivisa e sull’affiatamento, che fa sì che le dieci ore di lavoro al giorno passino in un minuto. Se facessi la parte del fustigatore, nessuno sarebbe motivato a restare e a dare il suo contributo».

Tankoa-GREY-navigazione
Per Grey, evoluzione della serie S501 di Tankoa, lo studio Francesco Paszkowski Design ha firmato gli esterni.

Chiaro. Che rapporto ha, invece, con gli ingegneri? «Personalmente ottimo. La loro formazione e preparazione tecnica per me è una manna. È grazie a loro, che mi forniscono anche dei limiti, come quelli imposti per forza di cose dagli enti certificatori, che la mia creatività è stimolata a superarli e questa è un’arte che ho potuto imparare confrontandomi con la realtà produttiva. Ritengo che il rapporto tra designer e ingegnere debba essere costante, sono due forze in gioco che si devono attrarre: una è estetica, l’atra è funzione e il design compiuto è l’incontro tra estetica e funzione». Un’asserzione che richiama, tra l’altro, origini e indole personali. Nato nel capoluogo lombardo, Francesco Paszkowski si definisce, infatti, fiorentino, o milanese, d’adozione, a seconda di come si voglia interpretare il suo modo d’essere: «Ho lasciato Milano all’età di tre anni, ma alla città meneghina rimango concettualmente legato perché mi piace lo spirito con cui i lombardi affrontano sfide e lavoro. Ci tengo a rispettare logiche e ritmiche di stampo un po’ più “industriale”, un approccio e una serietà che nella dolcezza e meraviglia di Firenze, città d’arte probabilmente un po’ più “sdraiata”, si respirano meno». Ciò detto, parlando con Francesco Paszkowski (la foto di apertura è di Giovanni Malgarini), l’aria fiorentina emerge e colpisce in tutto il suo valore: dall’accento inconfondibile alla dialettica schietta e genuina, dal carisma di una mimica estremamente espressiva e sagace all’educazione alla bellezza che fa da colonna sonora a ogni esternazione, gesto o bozzetto che sia, purché realizzato rigorosamente con la Bic, sua compagna di viaggio ideale per trasferire su un foglio bianco un’idea e, prima ancora, un’emozione.

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