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Francesca Muzio: «I’m my home»

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Guardare e immaginare con gli occhi del cliente: è l’approccio al lavoro con cui lo studio FM Architettura imposta ogni nuovo progetto per tradurre in realtà l’intima visione del committente

Si fonda sulla capacità di saper leggere al millimetro la cifra lifestyle del cliente il successo di FM Architettura, lo studio specializzato in progetti di interni in ambito hôtellerie, residenziale e yachting fondato nel 2010 ad Ancona dall’architetto Francesca Muzio. Accanto a lei, in qualità di Managing Partner, Luca Boldrini, professionista affermato con un bagaglio di esperienze di alto livello in veste di sales and marketing director per brand quali CRN, Custom Line, Pershing e Perini Navi. La sua conoscenza dei mercati internazionali riveste un ruolo strategico nella gestione e sviluppo dei progetti realizzati dallo studio in tutto il mondo. Non esistono, infatti, confini agli orizzonti esplorati dall’architetto Francesca Muzio che, dopo la formazione all’Università degli Studi di Genova e un Master in Business Administration all’Alma Mater di Bologna, intraprende la carriera professionale entrando da subito in contatto con alcuni dei più autorevoli maestri dell’architettura, con i quali avvia una serie di importanti collaborazioni.

«Ho iniziato a lavorare nell’ambito dell’architettura classica con Renzo Piano e 5+1 Architetti Associati, poi con Giacomo Mortola, sviluppando progetti per Princess Cruises, una collaborazione che mi ha permesso di entrare nel mondo delle navi passeggeri, oggetti davvero molto complessi». L’approdo successivo è in Ferretti Group, dove l’architetto Muzio inizia a dedicarsi al mondo della grande nautica in qualità di responsabile del Dipartimento Design. Che ricordo ha di quell’esperienza? «Il Gruppo Ferretti, che in quel momento aveva da poco acquisito lo storico cantiere CRN (nel 1999, ndr), poteva contare su maestranze meravigliose che avevano costruito gli yacht più belli degli anni Novanta, lavorando, tra gli altri, per la famiglia reale saudita e dando vita a collaborazioni prestigiose con molte delle più grandi firme del design mondiale, da Jon Bannenberg a Paola Smith. L’altissima competenza delle professionalità impiegate ad ogni livello mi ha insegnato tantissimo. CRN fu anche il primo cantiere italiano a creare al suo interno un vero e proprio dipartimento stile, corredato da show room e uno spazio dedicato alla selezione dei materiali. In quegli otto anni abbiamo realizzato insieme 118 yacht di lunghezza compresa tra 30 e 80 metri. L’ultimo progettato con CRN è stato Chopi Chopi». Deduco che Ancona e il suo territorio abbiano fatto breccia nel suo cuore. «L’esperienza travolgente vissuta nel Gruppo Ferretti mi ha portata ad eleggere il territorio del Conero quale base adatta ad aprire lo studio FM Architettura. La straordinaria tradizione manifatturiera e artigiana delle Marche si sposava infatti perfettamente con la mia idea di attività professionale: quella dell’architettura come progetto corale dell’ingegno, del talento e delle abilità di tante persone che lavorano insieme, si confrontano, si ascoltano e si sentono parte di una squadra in cui ogni apporto risulta fondamentale. Non mi andava di aprire uno studio troppo identificato con me. Sin dall’inizio della carriera sono stata conquistata dal lavoro in team, dai progetti complessi dove sono coinvolte più professionalità, competenze, persone. Non volevo rinunciare a questa mia esperienza né alla possibilità di attingere dall’enorme potenziale del patrimonio marchigiano. L’essere per indole controcorrente e in parte “ribelle” hanno spinto sull’acceleratore di una scelta comunque attentamente ponderata, portandomi a preferire Ancona a Portofino o al Principato di Monaco, tanto per citare le papabili location suggeritemi come “ideali” da molti».

Da una delle fucine di alta cultura artigianale più prolifiche e stimolanti della provincia italiana al resto del mondo, dove Francesca Muzio e il suo team esportano un vissuto di predisposizioni e capacità che sfociano in soluzioni abitative squisitamente connesse all’intimità di chi le vivrà. «Il principio guida è sempre “I’m my home”: guardare e immaginare, sia che si tratti di una residenza, di un boutique hotel o di un megayacht, con gli occhi del committente. E la cosa più bella e appagante, a lavoro ultimato, è vederlo muoversi e ritrovarsi in quegli spazi, che sono pienamente i suoi».

Negli anni, Francesca Muzio e Luca Boldrini hanno avuto modo di realizzare progetti straordinari per clienti visionari, entrando in contatto con figure di rilievo in realtà molto diverse tra loro: mecenati della cultura internazionale, industriali, figure di primo piano dell’imprenditoria e dell’informazione. «Una committenza cosmopolita, che crede nella cultura del progetto e che nella maggior parte dei casi torna a sceglierci più volte negli anni o testimonia la soddisfazione vissuta attraverso un passa parola molto esclusivo, che premia evidentemente non solo l’altissima qualità dei progetti, ma anche la grande apertura data dalla competenza e dall’esperienza maturate in settori diversi e per clienti con culture, tradizioni, abitudini, storie personali, passioni e aspettative anche molto distanti».

Qual è il segreto? «Saper ascoltare, osservare, approfondire, confrontarsi e fare ricerca. Come quella sul tema della sostenibilità affrontata per la realizzazione degli interni di Akula, un expedition yacht di 60 metri costruito da Rossinavi per navigare in aree remote, coprire lunghe distanze e svolgere attività di ricerca marina impattando il meno possibile sull’ambiente. La profonda sensibilità dell’armatore ci ha così indirizzato verso l’uso di vernici e rivestimenti non solo coerenti alle richieste, ma anche molto interessanti come materia di studio e resa stilistica. Per esempio abbiamo sperimentato l’uso delle vele riciclate utilizzandone alcune di North Sails e accoppiandole, come si usa fare con i tessuti, su parti di mobilio. È stata un’esperienza ovviamente unica, portata avanti immergendoci ancora una volta nel mondo del cliente, con cui deve sempre instaurarsi un rapporto dialogico, mai impositivo».

Nel ricco portfolio di realizzazioni di FM Architettura figurano progetti di interior design per torri residenziali, hotel di lusso, come Shangri-La (comprese le Signature e Presidential Suite dello Shard a Londra) e Mandarin Oriental, i Lodge Holy Deer di Piazza Navona, a Roma, e gli ambienti, autentici e raffinati spazi di haute couture, confezionati su misura per armatori di unità di oltre 50 metri di lunghezza costruite dalle eccellenze internazionali, nord europee e italiane in particolare, del diporto. Ambiti di attività in cui le maestranze marchigiane rappresentano un elemento chiave dell’approccio progettuale dello studio fondato dall’architetto Muzio. «È la rilettura personale del concetto glocal in cui il tessuto locale viene valorizzato con una proiezione verso il resto del mondo in un confronto costante di culture, storie e racconti. Lo studio procede così all’ideazione degli arredi, che vengono poi realizzati su disegno da una selezione di oltre duecento artigiani che lavorano a stretto contatto con gli architetti e i designers in una factory di seicento metri quadrati in cui ricerca, curiosità e immaginazione vengono quotidianamente approfondite per rappresentare i desiderata specifici». A proposito di risultati ottenuti, qual è stato il complimento più bello ricevuto nella sua carriera professionale? «Probabilmente la reazione del cliente alla consegna del suo yacht refittato. Nel caso specifico, di Polar Star, il 64 metri di Lürssen che ci ha impegnato sino all’ultimo giorno dovendo essere bravi, in particolare nei progetti di refitting, a compattare tutte le fasi per completare l’opera nei tempi stabiliti, che generalmente sono ristretti. Lo yacht era stato portato al largo e l’armatore lo avrebbe raggiunto con il tender. Solo una volta a bordo, ci siamo resi conto che oltre al cliente, su quel mezzo, c’erano anche i due figli, il cane e pure il gatto». E la reazione? «Di grandissima commozione, felicità e apprezzamento da parte di tutta la famiglia, animali compresi».

Francesca Muzio ha un sogno nel cassetto? «La prima tessera è già stata posizionata ed è l’avvio di un corso in Yacht Design con l’Università Politecnica delle Marche con l’obiettivo di trasmettere ai giovani di oggi e di domani quello che abbiamo imparato in anni di esperienze incredibili. L’altro tassello è la fondazione di un cluster nautico, che è stato costituito con l’obiettivo di mettere in connessione le aziende del distretto marchigiano, facendo dell’innovazione e del patrimonio di professionalità altamente formate e qualificate gli asset su cui continuare a investire per tenere alto nel mondo il valore delle eccellenze che qui operano. A questo punto, il sogno vero sarebbe quello di arrivare a realizzare un’Accademia e a costruire insieme a Luca un’azienda duratura, che sopravviva a noi e che possa quindi sostenere una regione che ci ha accolto e dato tantissimo». E che faccia sentire compiutamente a casa chi la abiterà.

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