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Fanciulli, l’uomo che sussurra ai pesci

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Quella di Paolo Fanciulli è la storia di un uomo che ha dedicato e continua a dedicare la sua vita, di sacrifici, fatiche, denunce, ma anche gioie e soddisfazioni, al mare e alla salvaguardia del suo habitat. Lottando, letteralmente, contro tutti quei pescatori di frodo che da oltre quarant’anni incrocia nelle acque in cui naviga salpando dal porto di Talamone, il piccolo borgo della Maremma toscana ai piedi del Parco dell’Uccellina che grazie al suo “paladino” è divenuto familiare tra gli appassionati di immersioni, e non solo, per il museo sottomarino de La Casa dei Pesci (abbreviazione di Associazione onlus Comitato per La Casa dei Pesci): “una schiera di pacifiche sentinelle scolpite nel marmo che, come invincibili Poseidoni, proteggano i pesci e combattano i loro nemici” (da “La Casa dei Pesci”, Palombi Editori). Gente di Mare 2.0 aveva raccolto la testimonianza di Paolo il Pescatore – come Fanciulli è conosciuto dai locali, ma anche da tutti coloro che lo hanno incontrato sperimentando il Pescaturismo, di cui è stato pioniere, o per il tramite degli innumerevoli approfondimenti televisivi andati in onda negli anni in Italia e all’estero – in occasione dell’uscita in mare sulla sua barca, il motopesca Sirena, effettuata in una calda giornata di agosto 2022. Nel frattempo la sua missione è andata avanti con motivazione e dedizione immutate, nonostante i rischi insiti nell’opera di denuncia quotidiana. Gli “avvertimenti” subìti (e dettagliatamente circostanziati nel libro “La Casa dei Pesci – Storia di Paolo il Pescatore” di Ilaria De Bernardis e Marco Santarelli) non si sono purtroppo interrotti.

Barca-di-Paolo-Fanciulli_ph-Casa-dei-Pesci

«Continuano a minacciarmi anche sui social», ci aggiorna a distanza di un anno e mezzo dal nostro precedente incontro. «Evidentemente ho dato fastidio a qualcuno». A chi? «Porto avanti da anni, e di questo non faccio ovviamente mistero, una battaglia contro i pirati della pesca illegale che hanno distrutto, e in alcuni tratti continuano a distruggere, i fondali di posidonia del territorio costiero di questa parte di Toscana. Spengono scientemente i gps per sparire dai radar e agire indisturbati, nottetempo, con catene e anelli micidiali, sotto le coste dell’Isola d’Elba e Pianosa, le stesse dove se ti avvicini troppo con una barca a vela sei suscettibile di multe salatissime. Una pratica scellerata cui si è aggiunta quella dei pescatori di polpi privi di ogni scrupolo». Ossia? «La comunità europea ne consente la cattura, ma indica in 1.250 il numero massimo di contenitori utilizzabili da ogni imbarcazione». Indicazione che non viene rispettata? «Sono arrivati a buttare in mare sino a 120.000 pezzi… Una pratica ahimè diffusa, che è stata denunciata anche dalla Sea Shepherd (l’organizzazione internazionale senza fini di lucro che opera per conservare e proteggere l’ecosistema marino, ndr)».

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Oltre che con esposti, come si può arginare il fenomeno? «Ad esempio con La Casa dei Polpi. A breve partirà la campagna di raccolta fondi per la posa delle prime 10.000 anfore in terracotta che verranno calate nel tratto di mare compreso tra Porto Santo Stefano (Comune di Monte Argentario) e Castiglione della Pescaia. Come per le sculture in marmo che danno ricovero e protezione ai pesci, fondamentale è stata anche in questo caso l’opera di volontariato offerta dai giovani artisti che le stanno realizzando, coinvolgendo gli studenti delle loro realtà di provenienza per condividere una storia capace di salvaguardare e rendere sostenibile la fruibilità della biodiversità marina». E della cultura in genere, se si pensa che per una volta, anche se non di epoca romana, le anfore risplenderanno in tutta la loro bellezza e utilità proprio “dove il mare luccica” e dove solitamente l’arte non è contemplata, o poco considerata, perché invisibile ai più. «Sarà un invito a guardare nel mare per scoprire quante e quali meraviglie il Mare Nostrum, così come l’opera illuminata dell’uomo siano in grado di offrire. Purtroppo sono spettatore di azioni e pratiche più o meno eclatanti che, invece, questo ecosistema lo stanno distruggendo e depredando. Lo dimostrano le conseguenze della pesca illegale, dell’inquinamento prodotto da rifiuti tossici e detergenti chimichi, della cementificazione delle coste con opere inutili o malfatte. Sono consapevole che il sogno di attuare una protezione completa si può realizzare se e solo se si rema tutti dalla stessa parte, ma per arginare il dilagare della desertificazione e creare, quindi, nuove prospettive di sviluppo sostenibile è necessario continuare a denunciare l’illegalità e il suo non sempre adeguato contrasto e, nello stesso tempo, agire con scienza e coscienza, ognuno per la sua parte. Lo scorso anno, per esempio, ho condiviso la mia esperienza di vita con i bambini delle scuole primarie di Castiglione della Pescaia. Ho raccontato una storia di saperi artigiani fatta di conoscenza, amore e rispetto per la fauna e la flora sottomarina e costiera del mare che frequentano, portandoli poi in barca e facendo vivere loro una giornata di pesca sostenibile che ha avuto lo straordinario effetto di interessarli e motivarli come raramente avviene se non direttamente coinvolti».
Ed evidentemente, visto il ruolo che il mare e l’acqua hanno ad ogni latitudine del globo, ognuno di noi dovrebbe essere coinvolto direttamente alla causa. «Se non altro ad avere rispetto per ciò che la natura in cui viviamo ci offre. Ognuno, a partire dal pescatore artigianale, può facilmente portare a termine la sua missione, quella di guardiano della casa, dei pesci e nostra». Un progetto che, iniziato nel 2012, è diventato realtà grazie alla straordinaria donazione di 100 blocchi di marmo da parte di Franco Barattini, proprietario delle Cave Michelangelo di Carrara. Oggi, grazie all’opera di un nutrito gruppo di artisti di diverse nazionalità e, ancora una volta, al crowdfunding (già dimostratosi fondamentale per far decollare la posa dei dissuasori raccontata nella prima puntata), La Casa dei Pesci è un museo a 4/5 metri di profondità di 44 sculture calate in tre momenti (le prime venti nel 2015, altre diciannove nel 2020 e le ultime cinque la scorsa primavera) di fronte a Talamone e lungo la costa dei Monti dell’Uccellina. Opere che nel giro di pochi mesi si sono ricoperte di alghe che come folte chiome che incorniciano i volti scolpiti nel marmo danzano al ritmo delle correnti dando ricovero, e soprattutto una casa destinata a durare millenni, a orate, spigole, salpe e polpi. Scultura dopo scultura, la fauna e la flora marine si sono così riappropiate dei loro spazi, portando in superficie quella bellezza sommersa in cui ad avere diritto di cittadinanza è unicamente la pesca sostenibile. Quella che artigiani come Fanciulli praticano e trasmettono a ogni presente e futura generazione e che ognuno di noi può apprezzare rifornendosi ai G.A.S. (Gruppi di Acquisto Solidale) attivi sul territorio o facendo tappa a casa di Paolo, pronto a cucinare quanto pescato solo qualche ora prima, svelando con grande genuinità e generosità le tradizioni e i riti di un mestiere capace di coinvolgere e appassionare grandi e piccini. Con amore, passione e un invito a guardare il mare e, soprattutto, nel mare, per poter osservare una grande e ritrovata bellezza.

2 Commenti

  1. ho praticato la pesca subacquea per diversi anni, molti anni fa, e ricordo che qualche polpo lo portavo sempre, beh ora sono diversi anni che ho smesso, ma posso assicurare che da molti anni sia all’Argentario che all’isola d’Elba non si riusciva più a vedere un polpo

    • Vero Fabrizio: da molti anni, in quelle acque, se ne vedono sempre meno e questo non è altro che lo specchio di quanto testimoniato da Paolo Fanciulli

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