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"Nel ricordo di Alessandro Risolo"

CRN, all’avanguardia da 60 anni

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1963 – 2023: sei decadi a cavallo di sue secoli e due millenni in cui CRN ha saputo esportare da Ancona al resto del mondo il know-how di capacità progettuali, ingegneristiche e costruttive realizzate nel solco dell’innovazione e dell’eccellenza artigiana made in Italy

di Olimpia De Casa

Con una flotta di 400 imbarcazioni che navigano in ogni angolo blu del pianeta, CRN ha celebrato i suoi primi 60 anni di onorata carriera al Monaco Yacht Show 2023, la vetrina internazionale di riferimento per i cantieri specializzati nelle grandi costruzioni cui il brand bespoke del Gruppo Ferretti ha partecipato con un’esclusiva Heritage Gallery: un coinvolgente ed emozionale percorso per immagini degli yacht che hanno scritto la storia del cantiere nato ad Ancona nel 1963. Dal Super Conero a Bagheera, da Fath Al Khair all’F100, primo Explorer nel mondo della nautica da diporto, passando da Azzurra, Il Vagabondo e Numptia: unità con approcci rivoluzionari e innovazioni straordinarie, concepite, progettate e costruite da CRN in collaborazione con yacht designer di fama internazionale. Fin dai primi progetti, il marchio specializzato nella realizzazione di superyacht custom in acciaio e alluminio sino a 90 metri di lunghezza ha collaborato, infatti, con i più importanti architetti e studi di design al mondo: Jon Bannenberg, Gerhard Gilgenast, Paola Smith, Terence Disdale, Alberto Pinto, Francois Zuretti, Laura Sessa Studio, Zuccon International Project, Studio Nuvolari Lenard e, più recentemente, Omega Architects, Studio Vallicelli Design, Vripack, Nauta Design.
Il carattere forte e il dna di CRN, forgiati da una tradizione di maestria, artigianalità e innovazione made in Italy lunga 60 anni, sono testimonianza di una realtà produttiva che ha voluto e saputo raccogliere sfide sempre più impegnative, varando, insieme al Cantiere Navale Morini acquisito nel 2002, oltre 400 esemplari, tra navi da diporto, navi mercantili, navi militari, traghetti e pescherecci, che continuano a solcare i mari portando la qualità costruttiva italiana nel firmamento delle eccellenze realizzate per armatori provenienti da ogni latitudine del globo.

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I natali ad Ancona, città simbolo della tradizione navale
Da tempo considerato trend setter nel mondo dello yachting, CRN ha rivoluzionato il mondo della nautica con intuizioni e successi capaci di riformare l’esperienza di vita a bordo e influenzare l’intero mercato, dando vita a creazioni uniche e senza tempo che hanno scritto e continuano a scrivere pagine memorabili dell’industria internazionale moderna e contemporanea. Il libro si apre grazie all’intuizione di Sanzio Nicolini, l’imprenditore marchigiano con la passione per il mare che nel 1963 fonda CRN, all’epoca acronimo di Costruzioni e Riparazioni Navali, nome che negli anni esporterà dalla marina di Ancona a ogni dove i valori di prestigio, lusso ed eleganza che hanno decretato l’affermazione e il successo del cantiere navale CRN, dal 1999 parte del Gruppo Ferretti.
Il contesto è quello di un territorio che, nei primi anni Sessanta, ha in Ancona il centro marittimo strategico del Mediterraneo da 2.400 anni: un ruolo che, insieme alla grande tradizione navale, di lì a poco sarà accompagnato da opportunità e anni di massimo splendore grazie, anche, alla recente fondazione (nel 1959) dell’Alma Mater, poi Università Politecnica delle Marche. Nel molo sud del capoluogo, nei pressi della Mole Vanvitelliana, si sviluppano diverse realtà imprenditoriali, testimonianza dello stretto legame tra la nautica e il territorio anconetano: il cantiere navale CRN, il cantiere Castracani, il cantiere minore Vincenzo Marsili, la Cooperativa Tommasi e il cantiere navale Mario Morini. Risale a tre anni prima, nel ’56, la fondazione da parte di Sanzio Nicolini, di Navalcraft, attività imprenditoriale che anticipava la visione innovativa e futuristica che sarà propria del cantiere navale CRN.
È nell’epoca in cui si producevano principalmente pescherecci e rimorchiatori che parte la costruzione di scafi in metallo per il trasporto veloce delle maestranze, un’esigenza nata dalla crescita di piattaforme estrattive in Adriatico. Con grande perspicacia e attenzione al mercato, Nicolini introduce così un’attività che ad Ancona mancava, elevando rapidamente la sua visione avanguardista al mondo del diporto. Specializzatosi nella costruzione di barche in acciaio e alluminio, inizialmente con sovrastruttura in legno e poi in alluminio, colloca immediatamente l’azienda in una fascia alta, puntando a una nicchia di mercato interessata a yacht di lusso.
L’estrema competenza delle figure professionali specializzate, unita a una ricerca maniacale di eccellenza e qualità, con il coinvolgimento di artigiani ed ebanisti altamente qualificati, rappresentavano la cifra personale di Nicolini. Una visione che ha permesso a CRN di crescere moltissimo evolvendosi presto in uno dei massimi punti di riferimento europei per la nautica, capace di competere con le più grandi realtà attive entro e fuori i confini del Belpaese. CRN poteva attirare attorno a sé i più grandi esperti del settore – maestri d’ascia, impiantisti, tecnici della progettazione e del disegno di interni ed esterni, ebanisti, meccanici, copertisti, carpentieri, saldatori, tubisti, falegnami -, diventando in breve anche un prestigioso polo di formazione per giovani talenti, in un processo di creazione del valore transgenerazionale che, solitamente appannaggio esclusivo delle imprese di famiglia, trova da sempre in CRN un esempio altissimo.

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1963 – 1970: l’introduzione del metallo e i primi successi
Sanzio Nicolini inizia a costruire le prime barche in acciaio e alluminio nel 1963, epoca in cui si prediligeva l’utilizzo del legno. L’esordio è una scommessa: l’utilizzo del metallo è ancora poco diffuso e i “consumatori nautici” particolarmente affezionati al profumo del legname. L’innata capacità di Nicolini a guardare avanti si dimostra vincente: il successo immediato lo spinge a rivolgersi ad una clientela evoluta ed esigente. In poco tempo riesce a conquistarsi una solida fama in una cerchia di appassionati armatori tra Italia, Costa Azzurra, Grecia e Medio Oriente. La produzione si allarga e già alla fine degli anni Sessanta le dimensioni degli yacht CRN vanno da 14 a 38 metri, un range allora né comune né banale cui corrisponde un design immediatamente riconoscibile. Si apre così un decennio molto prolifico con 32 costruzioni e il lancio della prima iconica linea di 23 metri, la Super Conero. Che pone le basi per il futuro di CRN, sino ad essere fonte di ispirazione per Latona, il 50 metri varato nel 2018 che ne ha ripreso il concept esterno. Meritano una menzione d’onore anche Papo, 21 metri del 1966, le dodici barche tra 10,40 e 21,61 metri uscite dal cantiere fra il 1965 e il ’68, le otto moto navette della linea Micoperi, oltre a New Caravelle (21,61 metri del 1967) e Bagheera (38,40 metri del 1969, nella foto sopra), la nave da diporto con cui il cantiere supera la soglia dei 38 metri. Tutto questo viene alla luce in uno stabilimento già molto ben strutturato, con l’ufficio tecnico che lavora in sinergia con quello dedicato all’allestimento e con la sala tracciati riservata al disegno della barca in scala 1:1. C’erano poi l’officina dove si tagliavano e preparavano i pezzi con il pirotoma, precursore dell’odierno pantografo, i meccanici e i motoristi, i tubisti e la falegnameria, che si occupava di tutti gli allestimenti esterni e della coperta, che veniva posizionata doga per doga (in teak di 5 centimetri) che dovevano piegarsi seguendo il movimento della barca. Un’opera precisa e di grande qualità che richiedeva giorni e giorni di lavoro, a cui si sommava l’esperienza del team di ebanisti, falegnami e operai specializzati, impegnati negli allestimenti degli interni.

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1970 – 1978: l’incontro con Carlo Riva e il varo del primo yacht sopra i 45 metri
Gli anni Settanta segnano l’incontro fra Sanzio Nicolini e l’ingegner Carlo Riva che, alla ricerca di qualcuno in grado di costruire in Italia grandi yacht in acciaio, trova nel cantiere navale CRN un competente alleato. Per conto di Riva, prendono vita così due barche – Marco Polo, che traeva ispirazione dalla Super Conero, e Vespucci – oltre che una collaborazione tra due grandi innovatori foriera di un momento molto importante per entrambe le aziende e, più in generale, per l’industria internazionale del diporto. In questo decennio, i tratti distintintivi degli yacht CRN si individuano chiaramente nel particolare disegno con “spigolo di prua” che, ispirato all’universo delle barche da pesca, diventa un distintivo che travalica epoche e mode, oltre che una scelta fortemente voluta da Nicolini. Per ragioni stilistiche, ma anche tecniche, consentendo il particolare layout maggiore sicurezza in navigazione e un volume interno più importante da dedicare all’equipaggio. Sono di questo periodo Gazella (31 metri del 1974), Moneikos (35 metri del 1976), Caribe III (35 metri del 1979), Santa Cruz Tres (36 metri del 1979) e Fath Al Khair (47,20 metri del 1978, nella foto sopra), il primo yacht sopra 45 metri commissionato dall’emiro del Qatar. Un esemplare che segna un cambiamento decisivo in termini progettuali e produttivi e che anticipa di fatto l’evoluzione delle richieste di un mercato sempre più complesso e attratto dalle grandi dimensioni. La capacità interpretativa di Nicolini travalica l’inclinazione creativa e abbraccia un risultato commerciale supportato da risorse specifiche e da una gestione aziendale via via più strutturata.

1980 – 1989: prende forma la customizzazione
Se oggi, anche tra i non adetti ai lavori, è ormai risaputo che il livello di personalizzazione richiesto cresca con l’aumentare delle dimensioni dello yacht, è con gli anni Ottanta che si sviluppa il concetto moderno di fidelizzazione del cliente. Che, nel caso specifico, al cantiere navale CRN si (ri)affida per l’alta qualità costruttiva, ma anche per le capacità artigianali e sartoriali insite nel concetto di realizzazione full custom. L’armatore inizia ad essere seguito passo passo, dai momenti precedenti la firma del contratto sino alla consegna e oltre, diventando così il fulcro di un processo che lo fa sentire davvero unico.
A metà del decennio, Sanzio Nicolini avvia una collaborazione con Mario Sardella, al timone dello storico cantiere navale Mario Morini specializzato in costruzioni e riparazioni navali, attivo nella città di Ancona dal 1945 al 2002. La sinergia, che porta allo sviluppo di quattro yacht a marchio Cantiere Navale Nicolini – Yahala (1983), Luwida (1985), Alhaja (1986), Al Menwar (1988) – vede Morini occuparsi della parte in acciaio e lega leggera e dell’impiantistica, mentre Nicolini si dedica agli allestimenti. Una joint venture che porta in Morini l’expertise nella lavorazione delle lamiere sottili, la grandissima attenzione al dettaglio e, non ultimo, quell’approccio tailor-made nelle fasi di progettazione e costruzione che diventerà fondamentale nella storia del cantiere CRN.
La crescita porta con sé anche la collaborazione con professionisti di fama internazionale, che affiancano Nicolini tanto nella gestione del cantiere quanto nella vendita. In un periodo caratterizzato da clienti molto esigenti con, in prevalenza, armatori greci e famiglie regnanti del Medio Oriente, il visionario George Nicholson, riferimento dello yachting internazionale e personalità a sua volta rivoluzionaria, diventa “ambasciatore CRN” tanto che molti clienti di riguardo si avvicinano al cantiere grazie al suo endorsement.
La continua ricerca di innovazione, perfezione estetica e funzionale porta il cantiere a collaborare con prestigiosi nomi del design internazionale, come lo yacht designer Jon Bannenberg con cui il cantiere firma tre progetti per una famiglia di armatori greci: Varmar (32,40 metri del 1982 con interni di David Hicks), Akitou (52,50 metri del 1983) e Vanina (32,80 metri del 1986), ispirata a Vespucci e caratterizzata dalla stanza dei bambini posizionata a mezzo ponte e realizzata in cirmolo (pino cembro), pianta virtuosa per via delle caratteristiche del legno, un’essenza pregiata che concorre a ripristinare il ritmo fisiologico del sonno.
È il quadro in cui, gradualmente, continuano a crescere le dimensioni degli yacht, che da 32 metri arrivano sino a 61. Fra questi si ricordano Awal (47 metri del 1980), l’esemplare firmato Kevin Calhoun e Merritt Knowles (autori, rispettivamente, del design esterno ed interno) che per la prima volta ospita la piattaforma touch and go per l’elicottero, e New Santa Maria (53 metri del 1984), con Francois Zuretti alla sua prima collaborazione con il cantiere per gli interni e lo studio inglese Francis Design coinvolto nell’elaborazione degli esterni.
La fama del cantiere conquista armatori dai gusti molto sofisticati. È il caso dell’Avvocato Gianni Agnelli, che da grande appassionato di barche commissiona a CRN la progettazione e costruzione di uno yacht unico in tutto, l’M/Y F100 (sotto), un 32,80 metri con linee esterne disegnate dall’architetto navale Gerhard Gilgenast che aprirà la strada a una tipologia di yacht, quella degli Explorer, che spopolerà trent’anni più tardi.

CRN-MY-F100_3280-m_1983L’F100 non è l’unico traguardo decisivo di questo decennio. Nel 1988 viene infatti realizzata Azzurra, 47 metri commissionata dall’armatore americano Edward Sacks, che al cantiere si rivolge su suggerimento dello stesso Gerhard Gilgenast, autore così del suo secondo CRN. Gli interni sono invece di Paola Smith, prima interior e yacht designer donna a ottenere importanti riconoscimenti internazionali. Lo yacht diventa un successo mondiale, come testimoniato dalle cifre a cui viene noleggiato nel circuito del charter.
La lista dei designer di spicco che firmano le barche del cantiere CRN diventa sempre più lunga e di rilievo. Nel 1986, Terence Disdale si occupa di progettare sia gli esterni sia gli interni de Il Vagabondo, lasciando la sua inconfondibile cifra su una creazione esclusiva, ispirata a un lusso più tradizionale, che vede per la prima volta l’installazione degli ascensori a bordo di uno yacht da diporto. Il Vagabondo rappresenta anche l’ultimo progetto costruito utilizzando la storica sala tracciati del cantiere, fondamentale strumento di misurazione dell’epoca, andato in pensione solo con l’avvento della progettazione su computer. Su un grande spazio a terra veniva disegnato l’intero scafo con rapporto 1 a 1, dal mezzo verso prua e dal mezzo verso poppa: un lavoro di massima precisione eseguito a mano e in ginocchio da tracciatori esperti. Si passava, quindi, al posizionamento sul disegno delle sagome di compensato flessibile e, successivamente, allo sviluppo delle lamiere che, una volta assemblate, sarebbero poi andate a costruire la nave. La meticolosità e l’accuratezza erano fondamentali per sviluppare lo scafo: un errore anche minimo in questa fase avrebbe significato ricominciare tutto da capo.
Parallelamente alla crescita delle commesse, CRN punta a investire anche sull’immagine del marchio, sottolineando l’italianità e le specificità del design e dell’eleganza delle sue produzioni, da sempre fra i suoi punti di forza. Altre barche di spicco realizzate negli anni Ottanta sono Jameel (44 metri del 1985), Abdulaziz (45 metri del 1987) e Nourah of Riyad (40,90 metri del 1987), con le ultime due progettate in collaborazione con l’architetto navale e yacht designer Aldo Cichero per gli esterni e l’interior designer libanese Elie Gharzouzi per gli interni. Tra il 1980 e il 1989 toccano l’acqua anche 11 traghetti di lunghezza compresa tra 32 e 54 metri. Ultimo yacht della decade, Maracunda (50 metri del 1990), che ha visto l’intervento del noto interior designer Alberto Pinto.
In questo decennio, contraddistinto dal varo di unità entrate nella storia della nautica italiana, ha inizio anche la costruzione della nuova sede del cantiere, quella attuale, dove CRN si trasferisce nel 1986, dando contemporaneamente vita a una riorganizzazione che punta con maggiore decisione sul ricco mercato nordamericano.

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F100, lo yacht molto speciale dell’Avvocato Gianni Agnelli
Nei primi anni Ottanta, parallelamente allo sviluppo dell’opera di fidelizzazione, con i clienti ripetitivi che si affidano al cantiere navale CRN per realizzare diversi yacht, e della personalizzazione sempre più marcata e dettagliata, arriva una commessa destinata a scrivere una nuova pagina di avanguardia e innovazione nella letteratura nautica internazionale. L’armatore in questione è Gianni Agnelli. L’Avvocato a capo del Gruppo Fiat è un grande appassionato di barche, oltre che persona dai gusti raffinati e tutt’altro che ordinari. La sua richiesta è per la progettazione e costruzione di uno yacht di 32,80 metri (nella foto sopra) che verrà ricordato per lo stile inconfondibile, ma soprattutto per gli alti contenuti di innovazione e tecnologia presenti a bordo. In quel momento storico, siamo nel 1983, F100 rappresenta, infatti, lo yacht più evoluto del settore, oltre che il primo vero Explorer della produzione nautica da diporto.
Come molte tendenze lanciate da CRN, e dall’Avvocato più famoso d’Italia, la filosofia del lusso “minimal” espressa dall’F100 diventa subito di culto. Unico vezzo, la linea di bellezza realizzata in oro zecchino sotto al bottazzo, che da prua a poppa caratterizzava l’estetica dello yacht. Concepita e progettata per lunghe navigazioni in ogni condizione meteo marina, si distingueva da ogni idea classica di lusso al punto da guadagnarsi, per via delle linee minimaliste, la definizione di barca “quasi monacale”. È stata la prima costruzione realizzata con imbonaggi fluttuanti su gomma: soluzione finalizzata a raggiungere il più alto grado di silenziosità possibile e, quindi, di comfort a bordo. Un’insonorizzazione che anticipava di diciasette anni la tecnologia Active Noise Cancellation, che verrà infatti sviluppata solo a partire dal 2000. Sul ponte superiore riesce inoltre ad atterrare l’elicottero con cui l’Avvocato si spostava abitualmente, una prima assoluta a bordo di uno yacht di 33 metri. Fu una progettazione articolata, frutto dell’expertise e del know-how del cantiere e dell’ufficio tecnico e della collaborazione di un team di esperti della NASA. Dalla sinergia prese forma e sostanza un progetto pionieristico che, grazie all’impiego di piastre anti vibranti adatte a una struttura in acciaio, annullava la progazione delle vibrazioni provenienti dalla sala macchine. Le comptenze acquisite da CRN consentirono anche di progettare e installare un generatore elettrico notturno per poter navigare in completo silenzio. Per permettere di raggiungere i 4 nodi voluti dall’Avvocato per muoversi senza alcun rumore in sottofondo, CRN creò invece una frizione ad hoc che separava l’asse dal motore principale ed era alimentata da un piccolo motore elettrico capace di trascinare l’asse per mezzo di cinghie. L’introduzione della prima elica a passo variabile su una barca CRN consentì così di ridurre la velocità, come espressamente richiesto dal committente. Un’altra peculiarità rilevante di F100 era rappresentata dal timone che, anziché essere fisso, poteva scorrere all’occorrenza su un binario verso destra per permettere di ormeggiare in maniera più agevole e vedere meglio la banchina. La soluzione, nel solco di un’innata capacità a guardare avanti, e spesso oltre, può essere considerata antesignana delle moderne ali di plancia.

1991 – 2000: l’apporto degli yacht designer internazionali e l’ingresso nel Gruppo Ferretti
Lo scoppio della Guerra del Golfo, nel 1990, segna profondamente questo decennio. La clientela di CRN è molto concentrata nell’area mediorientale e il conflitto mina tutto il mercato della nautica da diporto. È così che CRN decide di puntare sulla diversificazione, allargando le attività al refitting e alla parte puramente commerciale. Le dimensioni delle barche possono essere considerate notevoli e le firme di rilevo continuano a collaborare con il cantiere italiano. L’architetto italiano Walter Franchini realizza insieme a CRN Aqualibrum (40 metri del 1994), Terence Disdale sigla due nuovi yacht – Awal II (65 metri del 1991) e Sahab IV (50 metri del 1997) -, mentre allo yacht designer Francois Zuretti vengono commissionati altri tre capolavori di avanguardia: Pegaso (48 metri del 1996), che nella progettazione degli esterni vede coinvolti anche George Nicholson e lo Studio Scanu, Pestifer (50 metri del 1998) e Numptia (61 metri del 2000). Ognuna di queste navi ha una storia speciale e segna un periodo di transizione che si chiude proprio con l’ultima citata. Chiara espressione della visione e del gusto del suo armatore, è stata disegnata da CRN in collaborazione con lo Studio Scanu all’insegna delle unicità. Prima fra tutte la “poppa rotonda” molto accentuata che la rende immediatamente riconoscibile in tutto il mondo. Numptia è anche l’ultima creazione realizzata da CRN sotto la gestione di Palmerini, esattamente a cavallo di una delle trasformazioni del cantiere che cambierà il destino di CRN. Nel 1999 entra infatti a far parte del Gruppo Ferretti, che già allora riveste un ruolo di primo piano nella progettazione e costruzione di yacht di lusso, annoverando alcuni tra i più esclusivi brand della nautica mondiale: Custom Line, Ferretti Yachts, Riva, Pershing, Itama e Mochi, a cui vent’anni più tardi (siamo nel 2019) si aggiungerà Wally.

2001 – 2013: Ancona diventa uno dei maggiori poli europei dedicati ai grandi yacht
Per CRN, l’era Ferretti Group si inaugura con il progetto Magnifica (43 metri del 2001), nome quanto mai azzeccato visto l’enorme successo ottenuto dallo yacht, che porta la firma di Nuvolari Lenard. Nello stesso anno CRN e Custom Line si uniscono per formare ad Ancona, all’interno del Gruppo Ferretti, il polo nautico dei super e megayacht dedicato alla produzione CRN e in particolare alle navi in alluminio e all’intera gamma in composito.
Nel 2002 il raggiungimento di un nuovo traguardo: CRN acquisisce l’attiguo cantiere navale Mario Morini, che con la sua flotta di 280 navi costruite, tra mercantili, pescherecci e navi militari, viene integrato in CRN portando un grandissimo valore aggiunto, data la sua expertise nelle costruzioni in acciaio. Con la consegna, nel 2003, di Acquamarina, nave mercantile di 130 metri in acciaio inossidabile e un innovativo motore diesel elettrico, Morini completa il passaggio dalla produzione mercantile alla parte yachting.
L’unione fra CRN e il cantiere Mario Morini dà origine a un’imponente realtà di 80.000 metri quadrati, in cui già allora era possibile costruire sino a quindici yacht contemporaneamente. I vari di navi da diporto si susseguono, arrivando a cinque in un solo anno e la flotta CRN cresce rapidamente, così come la fama acquisita. Nascono Kooilust Mare (2003) e Saramour (2005), due 46 metri ispirati a Magnifica, a firma di Nuvolari Lenard e realizzati interamente sulla stessa piattaforma navale, un’innovazione che segna un passaggio fondamentale nello sviluppo di CRN. L’articolato sistema di piattaforme navali del cantiere garantisce, infatti, flessibilità e affidabilità nella costruzione, facilita la pianificazione del lavoro sul campo e ha un impatto decisivo sui tempi di produzione, collaudo e consegna.

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In questo periodo inizia anche la collaborazione con lo studio di architettura Zuccon International Project. Il primo risultato è il 54 metri Ability, del 2006, con cinque ponti, vetrate verticali, ampi volumi interni e un aspetto imponente che diventerà il marchio di fabbrica di CRN. Sulla sua scia arrivano Maraya (54 metri del 2007), prima barca con terrazza apribile sul mare, Givi (60 metri del 2007), Romance (57 metri del 2008), Tacanuyaso MS (60 metri del 2008), Blue Eyes (60 metri del 2009), Mimtee (60 metri del 2010) e Darlings Danama (60 metri del 2011, nella foto sopra). Nuvolari Lenard collabora invece nuovamente con CRN per la costruzione di Azteca (2010), ex Clarena II, i cui 72 metri di lunghezza rappresentano un primato del cantiere. All’inizio degli anni 2000 CRN decide di sviluppare la progettazione e la costruzione di superyacht anche in composito: scendono in acqua sei CRN 128’ di 40 metri e sette CRN Navetta 43 di 43 metri.

2011 – 2023: l’ingresso del Gruppo Weichai in Ferretti Group e il varo di yacht iconici
Nel gennaio 2012 il Gruppo Ferretti viene acquisito da SHIG-Gruppo Weichai, che con una quota del 75% diventa l’azionista di maggioranza. CRN, come tutti i brand del Gruppo, viene coinvolto nel passaggio alla nuova proprietà cinese, mantenendo la sua forte identità e la storica ragione sociale. L’ingresso del Gruppo Weichai assicura grande solidità patrimoniale e garantisce la realizzazione dei programmi di crescita a lungo termine pianificati da Ferretti Group.
In questi anni vengono varati diversi yacht iconici, a partire da J’Ade (60 metri del 2012), rivoluzionario per la shape degli esterni e per la progettazione all’avanguardia del primo garage allagabile su un 60 metri, un unicum a livello mondiale. Risale all’anno successivo il varo di Chopi Chopi, che con i suoi 80 metri di lunghezza diventa il più grande yacht mai costruito nella storia di CRN.
Le unità che vedono la luce in questi anni testimoniano la grande eccellenza progettuale e costruttiva di CRN, che porta in mare progetti true custom, che soddisfano in ogni dettaglio i desiderata dell’armatore. I primi progetti chiave di questa decade sono navi che faranno la storia contemporanea del cantiere. Il primo è Saramour (61 metri del 2014), “galleria d’arte galleggiante” caratterizzata da linee pulite e filanti frutto della collaborazione con Francesco Paszkowski Design. Il secondo è Yalla (73 metri del 2014), icona di design realizzata in partnership con Omega Architects e prima imbarcazione ad essere prodotta da CRN sulla nuova piattaforma navale di 12,50 metri di larghezza.
Significativi anche i vari del 2015, quando a scendere in acqua sono il 55 metri Atlante e il 46 metri Eight. Il primo si contraddistingue per un’identità stilistica molto forte, che riprende alcuni stilemi tipici delle barche militari e si distingue per un’eccellente progettazione degli spazi: per la prima volta prende forma sul main deck un’innovativa area polivalente a tutto baglio che da tender garage si trasforma in living. Il secondo segna un momento importante in quanto primo refit nella storia del cantiere del nuovo millennio.
Il decennio prosegue con il 74 metri Cloud 9: varato a inizio 2017, è un’imponente combinazione di competenze tecniche e design innovativo, con interiors di Andrew Winch che lo rendono un superyacht ricercato di assoluta eleganza. Nel 2018 viene battezzato Latona, il 50 metri progettato dall’Ufficio Tecnico CRN in sinergia con lo studio Zuccon International Project che racchiude tutte le più importanti soluzioni avanguardistiche sviluppate da CRN, tra cui il balcony utilizzabile anche in navigazione, la terrazza sul mare apribile e godibile in rada, il beach club a poppa e il garage allagabile per il tender, presente per la prima volta su un 50 metri. Sempre Zuccon, nel 2019, si occupa di Mimtee, 79 metri contraddistinto da forme slanciate che ben si raccordano alle linee morbide dello scafo. Lo yacht, i cui interni portano la firma di Laura Sessa, è il risultato del lavoro e della passione di un qualificato team di maestranze di altissimo livello costituito da quasi 200 professionisti.
Nel 2020 i riflettori sono tutti per Voice, primo yacht CRN ad ottenere la certificazione IMO TIER III. Siamo osservando un simbolo di contemporaneità dall’impronta tipicamente italiana, che si contraddistingue per le linee esterne aerodinamiche e per i colori bespoke che riflettono, in ogni senso, la forte personalità del suo armatore.
Tre sono invece gli yacht classe 2022: Rio, Ciao e CRN 141. In ognuno, la capacità di trasformare gli intimi desideri in realtà sublima lo stato dell’arte dell’approccio “su misura”. Il 62 metri Rio interpreta il connubio tra creatività, qualità e sartorialità esibendo una personalità unica, spiccatamente sportiva, fatta di linee esterne tese e fluide raccordate a una prua quasi verticale, e una valorizzazione degli spazi che annulla i confini tra zone living interne ed esterne.
Il 52 metri Ciao, realizzato interamente in alluminio, si distingue, invece, per l’anima fortemente social che pone al centro gli ambienti esterni, esaltandone la continuità e l’interconnessione con gli interni, che portano la firma di Massari Design. Con il 60 metri CRN 141, il cantiere realizza un altro capolavoro: unire al profondo know-how e al costante impegno in Ricerca e Sviluppo l’esperienza e la creatività made in Italy dello studio di architettura Nuvolari Lenard, autore del concept degli esterni e degli interni. Un progetto unico che, come espressamente richiesto dall’armatore, doveva suscitare stupore e meraviglia nei suoi ospiti. Obiettivo pienamente raggiunto grazie a linee esterne aerodinamiche, tese, fluide e potenti che, testimoni di uno stile elegante, ricercato e insieme contemporaneo, richiamano le idee di velocità e fluidità tipiche di un progetto automotive.

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2023 – …: presente e futuro di CRN
Finisce qui il viaggio per immagini, in bianco e nero e a colori, della CRN Heritage Gallery allestita al Monaco Yacht Show 2023. Prosegue, invece, il diario di bordo della storia del cantiere, che nelle pagine dedicate al presente fotografa una realtà in continua espansione, con la Superyacht Yard di Ancona interessata da una serie di ristrutturazioni, per creare spazi più moderni e funzionali alle attività della direzione, della progettazione e di tutto il mondo del metallo. Entro fine 2023 è infatti in consegna una nuova palazzina, che ospiterà tutto l’ufficio tecnico di CRN, l’ufficio acquisti, la pianificazione e controllo, l’ufficio logistica, la direzione di produzione, construction project engineer e capibarca. Rimodernata, invece, quella dedicata agli equipaggi, ai comandanti clienti, agli yacht surveyor e alle banchine CRN riservate alle lunghe soste in cantiere per test, collaudi e consegna degli yacht. Nel 2024, in un futuro tutto da scrivere, ma già ampiamente tracciato, sarà invece realizzata una nuova palazzina per le aree ospitality e showrooms, gli armatori e le loro famiglie.
Sarà il primo traguardo della settima decade di storia di un brand e di un’azienda capaci di ispirare non solo per l’avanguardia delle costruzioni e dei siti produttivi, ma anche per l’attenzione riservata a tutte le persone che con CRN lavorano e si confrontano. D’altronde, la fedeltà è una cosa seria, che nasce, cresce e si alimenta di apporti, rapporti, condivisioni. E verso la costruzione del “weel being”, cardine delle relazioni interpersonali, la rotta di CRN è stata impostata molto tempo fa.

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