Emergenza Salento
"Nel ricordo di Alessandro Risolo"

Cristiano Gatto, Yacht designer or artist?

Pubblicato il:

Condividi:

Cristiano Gatto è uno specialista in interior design e decorazione di grandi yacht custom. Scultore per passione, progettista a tutto tondo, è in grado di raccogliere con successo ogni sfida che gli viene proposta

by Francesca Portoghese

Quello su Cristiano Gatto è un racconto che forse dovremmo lasciare ad un bravo sceneggiatore, perché metta nero su bianco la vita di un artista visionario e dall’animo fanciullesco per poi trasformarla in un film. Le note della colonna sonora, prese in prestito dal grande Ennio Morricone, a far da base ai titoli d’apertura che scorrono sulle immagini di una Venezia che si sveglia all’alba, insieme ad un viandante poeta che guarda al mondo, alle persone e all’arte come a un tutt’uno. Perché quando si racconta, Cristiano Gatto è un fiume in piena, divaga e si emoziona, anticipa e corre, senza mai sottrarre, senza mai sottrarsi. Comincia la sua formazione tra i banchi dell’Accademia delle Belle Arti di Venezia, nella sezione scultura. Il panino della pausa pranzo lo consuma al Museo, davanti alle opere del Giorgione, o contemplando il lavoro dell’artista turca Füsun Onur e di Lorenzo Viani, uno dei padri della scultura informale, della trasformazione tra il figurativo e l’astratto, in contrapposizione all’arte di Fabrizio Plessi. In quegli anni, Gatto si arricchisce di una mescolanza di influenze legata alla tradizione didattica dell’Accademia, improntata sullo stile cinquecentesco. “Abbiamo cominciato in 28 e finito in 14”, racconta. “Il mio professore mi diceva che avrei dovuto fare l’architetto ed io, con l’ingenuità della giovane età mista ad un fare teneramente gradasso, gli rispondevo che sì, quello sapevo già farlo”. Diventa Maestro d’Arte in Scultura giovanissimo, aveva solo ventidue anni.

Il Majesty 160 di Gulf Craft.
Il Majesty 160 di Gulf Craft.

«Abbiamo realizzato yacht sia classici, sia innovativi, prodotti e progetti personalizzati per una clientela molto esigente e diversificata. Tra i nostri clienti siamo orgogliosi di annoverare i principali cantieri navali internazionali». Cristiano Gatto

Cristiano, cosa le ha dato l’Accademia? Oltre allo studio dei programmi, in Accademia ho imparato a saldare, a fare il falegname, a scolpire la pietra, a lavorare le plastiche, a soffiare il vetro. Ho sperimentato e messo a confronto pensiero e azione, nel mio mestiere l’uno è al servizio dell’altra. All’epoca volevo fare l’artista, pensavo che avrei cambiato il mondo con le mie idee, avvicinando la scultura a progetti concettuali.

Quali sono state le sue prime esperienze? Ho cominciato con i disegni tecnici per gli stampi delle soffiature dei vetri. Poi ho collaborato con lo studio italiano di Philippe Starck: dai suoi schizzi progettavo gli stampi per la fusione dell’alluminio ed è allora che ho avuto la conferma che il designer è uno scultore contemporaneo. Se negli anni ’80 la funzione era in contrapposizione all’estetica, con l’avvento di quel tipo di design l’idea diventava il fulcro dell’oggetto ed era come il latte nelle salse: ce n’è sempre un po’ ma nessuno lo sente. Per un periodo, ho esposto le mie sculture e i miei quadri in una galleria, ma sapevo che si trattava di un passaggio effimero. Infatti, ho annullato presto il contratto e mi sono ripreso i miei pezzi che oggi conservo e che uso quando devo fare bei regali di matrimonio…

«Mentre i nostri riferimenti progettuali sono radicati nel ricco patrimonio artistico e architettonico italiano, noi abbiamo una visione internazionale grazie alla nostra esperienza lavorativa in diverse aree geografiche dal Nord Europa agli Stati Uniti, da Singapore agli Emirati, Nuova Zelanda, Turchia, Spagna». Cristiano Gatto

Quando è arrivata la svolta?
Da obiettore di coscienza, ho lavorato per cooperative che si occupano di bambini autistici. Il mio compito, che svolgevo seguendo le indicazioni di una pedagogista, era progettare e costruire oggetti in legno che li aiutassero a stimolare le reazioni. È stato uno dei tasselli fondamentali che mi hanno aiutato a costruire il puzzle della mia vita che oggi ruota attorno all’oggetto come rappresentazione di estetica e pensiero. L’incontro che cambiò tutto arrivò in una copisteria: un ragazzo osservava di sottecchi i miei schizzi, quelli che facevo per i ristoranti e per le case dei miei amici, mentre io guardavo i suoi disegni di barche. Dopo reciproci convenevoli lusinghieri, decidemmo di fare qualcosa insieme. Cominciai con gli interni, poi sono passato agli esecutivi, ma nel 2000 decisi di smettere, non volevo più fare il designer di barche. Mi ero annoiato, era diventata una cosa troppo seria… Sono ritornato alla scultura, ma è durata poco perché nella mia mente avevo ancora tanti progetti di design. E così ho fondato la Cristiano Gatto Design. Ho lavorato tanto in Francia per la Rodríguez Group e in Italia con ISA Yachts per cui ho disegnato tutta la serie dei 120, dei 133 e quasi tutti gli interni dei 47 metri. Poi sono arrivate anche le collaborazioni con Astondoa e Canados Yachts. Durante la crisi del 2008, un cliente mi consigliò di mettere la testa sotto la sabbia e respirare poco, per aspettare che passasse. Così feci e passò. Ripartimmo con l’idea di costruire due barche gemelle e nacque I Nova, una barca varata nel 2013 dal cantiere ellenico Cosmo Explorer, con un’enorme area per water toys e tanto spazio a poppa per le immersioni, con una piccola camera di decompressione. Era uno yacht Ice Class pensato per il piacere di andare per mare, capace di raggiungere l’Antartico o circumnavigare il Cile. È stata la prima barca per cui ho disegnato esterni, interni e concept. Stava nascendo la mia identità in questo mestiere, quello che disegnavo aveva un significato. Anche i disegni tecnici dovevano (e devono) essere il più accurati possibile, i linguaggi grafici dovevano portare il cliente e il cantiere vicinissimi alle aspettative e all’oggetto realizzato. Tra l’idea e il fare deve esserci un collegamento, io non posso disegnare una cosa senza pensare: come la realizzo?

I layout di Cristiano Gatto sono acquerelli fatti a mano. “Chi non è abituato a leggere i disegni tecnici deve capire cosa sta guardando”, spiega. Questi disegni, che sono veri e propri quadri, raccontano bene l’ambiente, i colori, i materiali e le finiture in uno spazio che si lascia interpretare perfettamente e che restituisce anche l’idea di tutti i materiali. Molti sanno di questa tradizione e spesso sono gli armatori stessi a richiedere i layout fatti a mano. Un regalo preziosissimo che anticipa l’amore con cui Cristiano Gatto disegnerà quella barca e in cui il cliente comincerà a vedere il suo sogno.

Uno dei cantieri con cui collabora maggiormente è Heesen.
La nostra collaborazione dura dal 2012 e se in questi anni hanno imparato, sorprendendosi, che un italiano sa rispettare i tempi di consegna, hanno anche capito che lo stesso italiano non accetta mai un no come risposta. Ormai conoscono il mio modo di pensare ad una barca e di progettarla, un modo che è cambiato radicalmente da quando un comandante mi disse che se volevo disegnare barche, avrei dovuto trascorrere una settimana a bordo con la crew. Un’esperienza che mi ha insegnato cosa significa lavare la barca alle 6 del mattino, come gestire i turni, insomma cosa c’è davvero nel dietro le quinte dello yachting. Ho imparato a disegnare pensando a come la barca verrà utilizzata dalla crew e come questo non interferisca con la vita degli armatori e dei suoi ospiti. Ora disegniamo anche piatti, lenzuola, asciugamani, maniglie, pensiamo a quale tipo di carta mettere sullo scrittoio della cabina armatoriale o al profumo che si lega di più al colore degli ambienti.

C’è qualche barca a cui vuol fare riferimento per la sua particolarità?
Penso all’Heesen 50 metri Crazy Me, una barca che ci ha impegnati in ricerche approfondite perché tutto doveva essere fatto in bambù. Oppure al 50 metri Home, sempre di Heesen, uno yacht dagli interni completamente bianchi per cui abbiamo selezionato ben quattordici materiali, tutti dello stesso identico Ral, il 9010, ma con la capacità di riflettere la luce in maniera diversa. Per riuscire in progetti come questi, è determinante avere accanto la squadra giusta e devo dire che oggi lavoro con il miglior gruppo di sempre. Le nostre ricerche e il nostro lavoro non possono però prescindere dall’artigianalità: il nostro è un mestiere totalmente basato sull’artigianato e questo ci consente di rimanere umani e di capire che alcuni oggetti non sono replicabili e hanno un’anima, un valore affettivo e creano un’intensa connessione con il corpo e con la mente. Stiamo facendo sopravvivere la cultura del “saper fare”.

Cristiano Gatto Design è stata fondata nel 2001 e da allora Cristiano, i suoi soci e il suo team hanno lavorato su un portafoglio di oltre 200 progetti che comprendono yacht su misura, case di lusso, hotel e ristoranti.

Quanto è contaminato il suo lavoro dai viaggi?
Ogni volta che torno da un viaggio, arrivo con una valanga di nuove idee. Io sono un po’ folle: se mangio libanese, il giorno dopo faccio pensieri legati a quel Paese; se vado in Cina, se sono nel deserto in Giordania o sono a Dubai o se mi trovo a New York sono una persona diversa e le risposte che do ai miei progetti cambiano.

Cosa la diverte di più del suo lavoro?
Posso dire cosa non mi diverte: non mi diverte parlare con gli avvocati, discutere sui cambi di ordine. Per il resto, credo che la passione sia il motore per tutto. Anche le sfide, le difficoltà, il terrore del foglio che resta bianco per giorni, fanno parte del mio mestiere ed io sono pesantemente innamorato del mio mestiere.

È riuscito a fare l’artista da grande?
Ci sto riuscendo. Grazie all’artigianato di alta gamma, ho creato oggetti che pensavo irrealizzabili, spesso illogici da un punto di vista economico e temporale. Tutto questo è artigianato d’arte.

Cristiano Gatto e la sua pasta alla carbonara
Chi conosce Cristiano Gatto non lo conosce solo per il suo lavoro, ma anche per la sua leggendaria carbonara. Un rito da rispettare sempre a progetto finito. Tutto nacque quando, poco prima della consegna diHome di Heesen, durante la sua tradizionale passeggiata solitaria a bordo, Gatto chiese al comandante di usare la cucina per preparare qualcosa all’equipaggio come ringraziamento del lavoro svolto insieme. Una volta in cucina, sebbene fossero in Olanda, riuscì a trovare gli ingredienti per un’italianissima carbonara. Da quel momento, tutti tra crew, fornitori e armatori vogliono farsi preparare la carbonara da Cristiano Gatto.

Progetti nuovi?
Stiamo lavorando a progetti in Medio Oriente, in Olanda e in Spagna, ci stiamo dedicando ad una penthouse a Miami e abbiamo tanti piccoli sogni, come quello di realizzare una fragranza o di produrre il nostro prosecco. Oggi io sono la parte migliore di me, mi pongo in maniera onesta e trasparente nei confronti dei miei clienti e delle persone con cui lavoro, sono alla ricerca costante di una visione comune perché tutto il mio team riesca a realizzarsi in maniera serena. Quando fai un mestiere come il mio, prima sei affamato di progetti, poi di successo, poi di soldi e poi di felicità ed io sono qui, a desiderare la mia felicità e quella delle persone che lavorano con me. Facciamo un mestiere bellissimo, da un foglio bianco vediamo un oggetto che nasce da un’esigenza sociale, dal sogno di qualcuno. Spesso, quando parlo con i clienti che mi raccontano cosa vogliono, lo stanno raccontando anche a loro stessi per la prima volta. Esiste un mestiere più bello del mio?

(Cristiano Gatto, Yacht designer or artist? – Aprile 2024)

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui