Emergenza Salento
"Nel ricordo di Alessandro Risolo"

Cossutti & Ganz, attenti a quei due

Pubblicato il:

Condividi:

Sarebbe tranquillamente potuto salire sul palco da solo e avere la scena tutta per sé. Quando è stato contattato perchè interessati a intervistarlo, Maurizio Cossutti ha invece preferito che l’incontro avvenisse insieme ad Alessandro Ganz, suo socio dal 2013. Nonostante il nome dell’ingegnere sia tra quelli più autorevoli e titolati, oltre che decorati (vale la pena scorrere i premi e i podi ottenuti dalle barche da lui progettate), il protagonismo non gli appartiene. Nel corso della lunga e intensa intervista, la posizione è sempre stata una fila indietro. Non solo all’ingegner Ganz, animato in verità dallo stesso basso profilo tipico dei grandi professionisti, ma anche alla sottoscritta che, nel gioco delle parti, si sarebbe aspettata una partecipazione molto più defilata. Mi ero prefigurata l’incontro immaginando non dico una “lezione” da parte di chi nel campo della progettazione di imbarcazioni a vela da regata ha solo da insegnare, ma certamente non una simile modestia. Apprezzata, s’intende.

C’era poi l’aspetto dell’intervista doppia, uno scoglio nella maggior parte delle (mie) volte, un bell’esercizio di ping pong nel caso specifico. La palla, su questo tavolo, l’ha schiacciata ogni volta chi era nella posizione di colpirla meglio. E sono stati punti su punti conquistati a suon di belle maniere reciproche. Nessuna piaggeria, per carità, tanto che alla domanda molto adolescenziale “Qual è il vostro progettista preferito?”, Alessandro Ganz ha risposto Bruce Farr, salvo aggiungere subito dopo: «Maurizio a parte». Ah, già, a proposito di “botta e risposte”, Maurizio Cossutti ha fatto il nome di Rolf Vrolijk: «Mi è sempre piaciuto, sia come persona sia come professionista».

Cossutti-Yacht-Design_il-team

Nell’infografica ideale inserita come sottopancia ai primi piani degli intervistati, sui lati opposti dello schermo passerebbe: Maurizio Cossutti, ingegnere navale, classe 1958; Alessandro Ganz, ingegnere navale, classe 1985. Stessi studi, stessa Università, quella di Trieste, diverso anno di nascita, anche se, curiosa casualità, 58 e 85 sono palindromi. Non si fanno complimenti reciproci, si stimano, si completano («Alessandro è più creativo, più “architetto”, io più concentrato sui numeri»), fanno squadra. E si conoscono, neanche a dirlo, in barca, su quella di famiglia di Alessandro: «Maurizio era venuto a bordo del nostro Grand Soleil 40, un progetto di Massimo Paperini del 2000 a cui sono tuttora molto affezionato, per fare la stazza. All’epoca ci regatavo. Oggi la utilizziamo per diletto, per fare crociera». Qual è stato, invece, il primo progetto realizzato insieme a Maurizio? «Ho iniziato con l’NM38, che però era già stato impostato dallo studio. Sono seguiti il 10.98 di Italia Yachts, primo modello del cantiere, e il 13.98 che nel 2013 vinse l’European Yacht of the Year».

Cossutti Yacht Design – poi “Cossutti Yacht Design – Cossutti & Ganz Consulting” – nasce nel 2008 con un’attività orientata alla progettazione di imbarcazioni da regata, piccole, medie e via via un po’ più grandi, ma è soprattutto con l’arrivo di Alessandro che il respiro si allarga verso un mercato più ampio e meno di nicchia. «Desideravo che lo studio – spiega Cossutti – non fosse ancorato unicamente al nome di un singolo professionista o al “personaggio”, ma a una struttura in grado di offrire un servizio completo, dall’architettura navale sino al design, che il solo filone della vela agonistica non poteva consentire appieno. Bisognava allargare gli orizzonti e questa possibilità ci è stata offerta dalla nascita di Italia Yachts, che ha rappresentato per noi il primo vero prodotto non puramente da regata». Un impegno, ripagato da un apprezzamento trasversale importante, che ha aperto quindi la strada a tutte le collaborazioni successive. Non ultima, quella con Bavaria. «Progettare per un cantiere che produce in serie – ricorda Maurizio – ha significato confrontarsi con richieste e necessità completamente differenti. Abbiamo dovuto imparare a ragionare in termini di produzione, non solo di pura tecnica. Non abbiamo dovuto snaturarci perchè il fine continuava a contemplare barche che navigano bene, che hanno prestazioni a vela considerevoli, che sono ben costruite e ben progettate ed è su questa strada che abbiamo intenzione di continuare». Del resto, se un colosso come Bavaria ha scelto voi, un motivo ci sarà… «Avevano apprezzato alcuni nostri progetti e deciso che andava fatto un taglio netto con il passato. Abbiamo quindi studiato due/tre proposte completamente diverse da tutto quello che il cantiere aveva prodotto sino a quel momento. Sono state apprezzate e la scelta è ricaduta su quella che è poi diventata la loro barca più grande, il C57. È stato per noi un lavoro davvero difficile perchè si trattava di disegnare un 17 metri che, se avesse avuto successo, avrebbe dovuto prefigurare tutta la nuova linea degli anni a venire». Successo puntualmente arrivato, tanto che oggi lo studio italiano timonato da Cossutti e Ganz è al suo sesto Bavaria. «Evidentemente le idee e la linea sono piaciute, tanto che anche gli ultimi nostri, tra cui il 46 che sta per uscire, sono chiaramente un’evoluzione di quel primo modello. Sono stati bravi a scegliere la proposta “giusta” e anche a immaginare lo sviluppo che quella prima soluzione di rottura con il passato avrebbe significato per l’intera gamma».

Oltre che nella selezione dei progettisti, in che cosa sono particolarmente ferrati in Bavaria? «Sicuramente nell’organizzazione» risponde Alessandro. «Per quanto l’industria nautica non possa essere paragonata tout court a quella dell’automotive, probabilmente Bavaria è il costruttore che più si avvicina a quel tipo di produzione seriale. Alludo in particolare alla pianificazione dei processi costruttivi e ai tempi, certi, di assemblaggio e consegna. Altro aspetto che mi ha colpito sin dall’inizio, è la loro capacità di realizzare barche a regola d’arte, anche a livello strutturale, sono costruzioni solide, ben eseguite». «Abbiamo gradito anche la loro apertura» aggiunge Maurizio. «Quando gli abbiamo prospettato qualcosa di diverso, magari figlio di un tipo di costruzione un po’ più sofisticata ma in grado di rendere la barca migliore, non ci hanno mai risposto picche solo perchè probabilmente avrebbero dovuto impiegare dieci ore di lavoro in più. Si sono sempre dimostrati collaborativi e pronti a discuterne».

Parallelamente, per tornare alla necessità di allargare la sfera di attività a mondi diversi, Cossutti & Ganz Consulting ha firmato anche il progetto di “Respiro”, nome quanto mai evocativo scelto da Venmar, storico costruttore del Lido di Venezia, per la prima imbarcazione al mondo ad essere dotata dell’innovativo motore Harmo “Rim drive” di Yamaha. «Il cantiere, una realtà molto artigianale che fa pezzi unici, ci ha contattati perchè aveva in mente una barca con una carena più simile a quella di uno scafo a vela che a quella di un motoscafo» racconta Cossutti, «un sette metri non ad alte prestazioni, ma che consumasse poco e che facesse poca resistenza. Quindi la nostra esperienza su un certo tipo di scafi si prestava ad essere applicata su questa nuova imbarcazione dal design moderno, ma che richiama gli stilemi tipici delle imbarcazioni tradizionali della Laguna Veneziana». A “Respiro”, che proprio al Salone Nautico di Venezia ha ricevuto il premio Barca dell’Anno 2022 di Vela e Motore, è seguito il progetto di Venmar 970, un motoscafo un po’ più grande, ormai prossimo al lancio, che con l’apripista condivide la costruzione molto leggera e la prerogativa di muoversi con il minimo della potenza e, soprattutto, in modo agevole nella particolare formazione ondosa lagunare.

Nel portfolio di Cossutti Yacht Design figurano anche l’opera di engineering per il 48 di Swan e un’interessante collaborazione con il cantiere estone Ridas Yacht, con cui lo studio lavora già dal 2015 avendo firmato l’ottimizzazione in ottica racing di alcune imbarcazioni a vela e i progetti dei regata Ridas 37. «Questa volta – anticipa Ganz – ci è stato chiesto un gommone a chiglia rigida di 62 piedi commissionato da un cliente che ha la necessità di navigare tra i fiordi del Mare del Nord. Un mezzo, quindi, heavy duty, cabinato, che nasce sull’onda della linea dei Rib Explorer del cantiere. È in costruzione, dovrebbe essere pronto a inizio estate. Non possiamo anticipare molto». Almeno qualcosa? «Oltre che per le misure, non secondarie, si farà notare per le alte prestazioni, il design esterno aggressivo e una vivibilità davvero importante». Un “bad rib” che, se tanto mi dà tanto, traccerà una nuova e luminosa rotta verso quella sintesi di sana follia creativa e concretezza progettuale di cui Maurizio Cossutti e Alessandro Ganz sono maestri.

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui