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CMM Yacht Service, la nautica secondo Matteo

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La sua «creatura», CMM Yacht Service, ha appena spento 20 candeline. Quattro lustri tondi tondi di ottima semina ed eccellente raccolta. Perché lui, Matteo Cervasi, classe 1979, marchigiano puro sangue, ha saputo impastare energie e idee con tempismo e maestria. L’azienda, infatti, fondata nel 2004 in quel di Senigallia, è senza dubbio tra le più virtuose e apprezzate nel panorama dei servizi e del refit dedicati allo yachting.

La schiena dritta Cervasi se l’è fatta per anni su e giù a smontare, rimontare «e capire» i cattivissimi Pershing, che, neanche a dirlo, conosce palmo palmo e che hanno fatto da volano a un colpo grosso, grossissimo a dire il vero: CMM è Service Point per tutti i marchi del Gruppo Ferretti. Che, contando Pershing per l’appunto, sono sette. Il che, evidentemente, si traduce in un’enorme mole di lavoro che non spaventa affatto l’imprenditore, anzi. La fiducia del colosso timonato dall’Avvocato Alberto Galassi è linfa e motivo di orgoglio: «Intendiamoci, sarei in grado di mettere le mani su imbarcazioni di qualunque altro brand, ma ho sposato una causa e sono felice di averlo fatto. Quando, come nel mio caso, si ha a che fare con imbarcazioni importanti, anche di grossa taglia, la conoscenza del prodotto deve essere a 360 gradi. Il cliente ha aspettative molto alte e la possibilità di errore deve essere prossima allo zero. Ecco perché perseguo con tenacia, senza distrazioni, la mia strada».

In effetti Matteo Cervasi restituisce all’interlocutore un’immagine di sé granitica, ben piantata a terra, fedele, immune da lusinghe dell’ultima ora. Colpisce di lui anche un dettaglio che, come è noto, spesso può raccontare molto più di ciò che è ritenuto essenziale: la foto del suo profilo WhatsApp. In quel tondino che rimbalza ogni giorno sugli smartphone di armatori milionari appare sorridente, zaino in spalla, occhiali da sole, ma soprattutto abbracciato a tre splendide donne, le due figlie Mia e Martina e la compagna Julia Sarah. Ora, non è che si vuol proprio spaccare il capello in quattro o elucubrare a caso per allungare il brodo, ma è abbastanza inusuale per un imprenditore mostrare uno spaccato di vita privata. «Il punto è proprio questo. Io non mi sento affatto un imprenditore, piuttosto un artigiano, e come tale posso permettermi il lusso di palesarmi per quello che sono, senza etichette, senza filtri. Non devo nascondermi dietro a una giacca e una cravatta» argomenta. Approccio lodevole. E coraggioso. Resta tuttavia la convinzione che Cervasi sia un imprenditore, eccome, anche parecchio in gamba, con la giusta (e innata) dose di ambizione che contraddistingue i cosiddetti businessman. A dimostrarlo basterebbero i metri quadrati guadagnati negli anni: alla sede di Senigallia, cuore pulsante dei refitting, si sono aggiunte le sedi di Mondolfo e Antibes. La prima, headquarter, accoglie uffici e magazzini, la seconda, più operativa, gestisce tutta la parte dei servizi agli armatori Ferretti che gravitano in Costa Azzurra. «Il prossimo settembre inaugurerò un’altra sede a La Spezia, e nel radar ci sono nuove acquisizioni. Sono in trattativa con diverse strutture, ma non posso aggiungere altro se non che CMM metterà per la prima volta i piedi anche in acqua» afferma.

La mission di Cervasi è del resto quella di creare una rete il più capillare possibile nelle aree strategiche del Mediterraneo per essere, come si suol dire, sul pezzo h24, affinché gli armatori ovunque si trovino possano avere la soluzione che cercano a portata di mano. In attesa di mettere altri preziosi tasselli lungocosta, “l’artigiano” va dritto come un fuso, potendo contare su un team coeso e compatto, 32 dipendenti che lui chiama «famiglia» e una settantina di collaboratori. Personale super selezionato e di indiscusse capacità, anche perché per CMM si tratta di mettere testa e mani a bordo di imbarcazioni come… «un Pershing 90 di un cliente storico. Stiamo lavorando al suo refitting proprio in questi giorni» svela «e di recente abbiamo rimesso a nuovo e consegnato un Custom Line Navetta 42 e un Custom Line 120».

Decisamente abbottonato sui conti dell’azienda, se non fa mistero di un 2022 zoppicante in quanto messo a dura prova dall’alluvione che purtroppo ha danneggiato la sede di Senigallia, riferisce di un 2023 più che buono e di un 2024 iniziato alla grande con ottime prospettive, non soltanto in termini di refitting. Il ricco carnet di CMM contempla anche la vendita di imbarcazioni nuove, usate e in pronta consegna, oltre al noleggio.

Ma il successo non piove certo dal cielo, passa anche dalla schiettezza di quest’uomo: «Capita talvolta che alcuni armatori chiedano interventi impossibili. Io non sono uno yes man. Se ritengo che una cosa si possa fare, mi adopero molto volentieri, diversamente declino, spiegando naturalmente il perché. Non mi interessa assecondare per risultare simpatico. Anche perché un armatore deve sempre tenere a mente una cosa: “soluzioni strampalate oggi, renderanno difficile la vendita della sua barca domani”. Tempo fa un cliente mi chiese di rivestire in acciaio i mobili del suo yacht e di applicare alla base degli stessi dei bottoni metallici piuttosto kitsch. Mi rifiutai. Lì per lì non accolse di buon grado la mia decisione, ma poi capì che sarebbe stato un errore. E alla fine mi ringraziò. Chi viene da noi sa che amiamo le barche Ferretti come se fossero nostre e questo è un valore aggiunto, un’ulteriore garanzia di serietà, qualora servisse. In CMM non si guarda mai l’orologio, alle 17 non cade la penna».

Se la passione per i motori, ereditata dal padre Loris, risale alla giovanissima età: «A 12 anni già riparavo e preparavo cinquantini che compravo per poche lire e che poi rivendevo a un prezzo decisamente più alto. A Senigallia io ero “quello dei motorini più belli e più performanti”», la capacità di “saperci fare” con gli altri Cervasi se l’è costruita nientepopodimeno che in discoteca. «Fermi tutti, non ho un passato da ballerino e per la verità non so nemmeno ballare. La discoteca in questione era dei miei genitori ed io oltre a dare una mano laddove fosse stato necessario, mi dedicavo all’accoglienza. È un’arte sa? Anche complessa. Ne ho fatto tesoro». È innegabile.

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