Talentuoso sin da bambino, ha intrapreso, ancora giovanissimo, una carriera nel mondo dello yacht design, contribuendo a dare identità a cantieri di spessore. Storia di un vincente
Grande. Con un cognome così, non si ha scampo: fare la differenza, a prescindere dal settore, è un sottinteso da onorare. Un non detto da tradurre, prima o poi, in qualcosa di importante. Il ragazzo nato a Parma il 7 settembre del 1972, sotto il segno acuto e metodico della Vergine, non ha disatteso le tacite aspettative. Christian Grande è meritatamente nella Hall of Fame dei designer che, con la loro creatività, hanno reso riconoscibili “oggetti” agli occhi di tutti. Nel caso di specie, si tratta di imbarcazioni: chi mastica la materia saprà certamente che Grande, tra le altre, vanta longeve collaborazioni con Sacs, Cranchi e Invictus.
Ad oggi, Christian Grande ha disegnato oltre 200 barche diverse. Nonostante abbia realizzato design anche per grandi imbarcazioni, lo studio è specializzato in quelle di taglia media e nelle collaborazioni con case produttrici che devono lanciare nuovi modelli di barca, identificandone insieme il posizionamento nella gamma e definendo una strategia di marketing coerente.
Tutto, però, è iniziato con Sessa Marine, corretto? Esatto. Ero ancora uno studente per la verità, quindi giovanissimo. Benché allora frequentassi una scuola di car design, ebbi l’opportunità di fare uno stage presso questo cantiere. Lavorai fin da subito ai progetti di Key Light 18 e 21, motoscafi open e sportivi, con chiare citazioni del mondo dell’automotive, che divennero, oltretutto, i protagonisti della mia tesi.
E anche l’apripista di una brillante carriera. Ho collaborato con Sessa per diversi anni, progettato oltre una cinquantina di barche, tutte con una forte personalità, geometrie non convenzionali, oserei dire inedite nella nautica, proprio per via della mia formazione di car designer.
Le auto, giusto. Quando è nata la passione per le quattro ruote? Con me. Gli emiliani vengono al mondo già con questo “difetto di fabbrica”. La voglia di motori, di scaricare a terra qualche cavallo, ce l’hanno nel Dna. Da piccolo, poi, avevo una passione smodata per il disegno – disegnavo soprattutto abitacoli – e per il modellismo. Mi piaceva smontare e rimontare qualunque cosa, non soltanto macchine e moto, ma anche un telecomando, un giocattolo, per dire. Dovevo “entrare” a tutti i costi, con le mani e con la testa, negli oggetti per capirli. Mi incuriosiva il dettaglio, anche il più impercettibile. Sono sempre stato un integralista del particolare e anche dell’ordine. Metto in fila le matite per colori e gradienti!
«Sono nato con una PASSIONE SMODATA per i motori. Ho studiato per diventare car designer e questa formazione è sempre e comunque LA BASE di ogni progetto nautico».
Visti i risultati, è stata un’ottima palestra fai da te: dopo la fortunata esperienza con Sessa, ha stretto un patto d’acciaio con Sacs, blasone dello yacht system. Erano i primi anni del 2000. Il cantiere costruiva gommoni, per lo più di piccole dimensioni, in sintesi “faceva tanta gomma”. Era già forte, per carità, ma aveva la necessità di creare un prodotto innovativo, certamente più grande, che avesse l’appeal di uno yacht, ma che fosse più pratico e più accessibile, in senso lato, anche dal punto di vista economico. È nata così l’era dei maxi rib.
L’ispirazione è una dote personale, influenzata da un magazzino di memorie che si è formato nel tempo attraverso viaggi, passioni e suggestioni vissute, che determinano la rielaborazione di tutti questi elementi in forme e cromie che, applicate a un ambito diverso, producono un nuovo progetto di design.
«Non potrei mai lavorare con chi mi chiede dall’alto di fare “IL COMPITINO”. Le sfide si affrontano insieme, intorno a un tavolo, avendo ben chiaro, prima di tutto, il TARGET FINALE».
La collaborazione continua. Anzi, è sempre più salda, o sbaglio? Non sbaglia. Sul tema, però, vorrei aprire una parentesi per me importante. Anzitutto, quando inizio a lavorare con un cantiere, non lo faccio mai per un progetto e tanti saluti. La modalità one shot non mi appartiene come professionista. A me piace compiere un percorso analitico con la proprietà, sviluppare linee a medio-lungo termine. Mi siedo attorno a un tavolo con i diretti interessati per stabilire con loro una strategia con prospettive. Qual è il nostro armatore di riferimento? Il nostro mercato? Dove vogliamo andare? Banalizzo: se compro una scarpa sperando che sia comoda per passeggiare, per andare a cena e a teatro, con ogni probabilità sto acquistando la scarpa sbagliata. Ecco, io cerco di realizzare la scarpa perfetta, su disamine precise e condivise, con un margine di errore prossimo allo zero. Il design, in fondo, è l’abito finale di un’intenzione. Questo, naturalmente, vale per Sacs e per tutte le realtà con cui mi confronto.


La sapiente scelta dei materiali, l’eleganza del design degli arredi, il ritmo armonioso delle luci e delle ombre, generano un caleidoscopio di emozioni a ogni distanza e prospettiva.
Quindi anche con Invictus? Assolutamente. Questo brand è nato nel 2014, a ridosso della crisi che ha coinvolto il settore e che tutti ricordiamo. Ho guardato in faccia il costruttore e gli ho detto: “Attenzione, c’è una fetta di mercato straordinaria e completamente scoperta. Da un lato abbiamo cantieri che si fanno la guerra su imbarcazioni intorno ai 9 metri da 60-80 mila euro, dall’altro, proposte che partono dai 160-200 mila. In mezzo c’è il vuoto assoluto. Dobbiamo posizionarci esattamente lì, sulla soglia dei 100 mila euro, perché chi ha la capacità di spenderne 80 mila, ha anche la forza di investirne cento per fare un salto di qualità”.
Christian Grande è un DESIGNER A TUTTO TONDO. Il suo team è composto da professionisti specializzati in diversi ambiti, che consentono allo studio di gestire contemporaneamente diversi progetti, dagli yacht alla progettazione di automobili, dall’interior design all’architettura civile.
Quello di Christian Grande è un vero lavoro di visione artistica del prodotto e dell’azienda cliente, che trova completamento in eventi correlati, spazi espositivi ed esperienze immersive, proposti per far percepire il valore del progetto e il suo contenuto comunicativo.
Et voilà, Invictus fu. Come è andata? Direi molto bene. Sono state vendute moltissime unità, ma il dato ancora più interessante riguarda l’usato. Tiene alla grande. Una barca uscita anni fa a 90 mila euro, oggi ne vale 140, 150.
Ci ha visto lunghissimo. E con Cranchi? L’incontro con questo cantiere è del 2016. C’è stata una bella sintonia fin dal primo momento. Insieme abbiamo rivisto posizionamento e identità. Cranchi ha cambiato pelle, ma senza stravolgimenti. È stato un percorso di misura, ragionato, condiviso. Coerente. Basato su stima e fiducia reciproche. Del resto, non potrei mai lavorare con chi mi dice “voglio una barca così, lunga così, larga così, alta così, che navighi cosà”. Anche perché bisogna essere onesti: puoi disegnare lo yacht più bello del mondo, ma se non hai una strategia, una visione a lungo termine, non vai da nessuna parte. Hai fatto solo un mero esercizio di stile. Non vinci.
«È molto importante avere la capacità di cambiare il punto di vista. Ci sono occasioni in cui devi saperti avvicinare agli oggetti, devi guardarli da vicino. Devi disegnare una bitta per Foresti & Suardi o una poltrona per Besenzoni. E poi devi essere capace, subito dopo, di allontanarti e capire come starà una barca in mare, o una villa sulla riva del lago».
E lei detesta perdere. Sono del segno della Vergine.
Le stelle non bastano. Probabilmente lei è davvero bravo, non crede? Non amo lodarmi, posso però riconoscere che la combinazione di una strategia di mercato chiara unitamente a uno stile puro, fluido, dinamico, mai aggressivo e resistente alle mode, aiuta in battaglia.
Ogni progetto, grande e mini, si configura per noi sempre come un’opera d’arte multisensoriale.
Aggressivo in che senso? Mi riferisco alle cosiddette imbarcazioni “cattive” dal design d’ispirazione militare. Non mi piacciono. In un momento storico come questo poi… Perché devo fare una barca color nero opaco? Che cosa devo dire al mondo? Che sono un duro? Che ce l’ho fatta? Ma andiamo! Ovviamente, al netto di tutto ciò, esiste anche questo mercato.
Quindi? Che si fa? Si scarta a priori? No, si educa attraverso proposte che tengano conto di questa precisa necessità, senza tuttavia risultare caricaturali. Se decido di andare nella Savana in mezzo ai leoni, posso farlo vestito da Swat con barba lunga, oppure al volante di un Defender all’ora in cui tramonta il sole, con un’elegante sahariana. Mi spiego?
Sì. Ma a questo punto la vera domanda è: quale dei cantieri con cui collabora sta partendo per la Savana? Mettiamola così: con Sacs stiamo valutando alcune opzioni. Non posso aggiungere altro. Mi taccio.
D’accordo. Archiviamo la parte della professione. Salutiamoci così: che cosa fa Christian Grande quando non lavora? Giardinaggio. Monto e smonto piante. Sposto alberi. Spesso – lo riconosco – con grande disappunto del giardiniere, quello vero (sorride). Il verde mi rilassa moltissimo. Armato di cesoie, cammino sull’erba scalzo perché devo sentire la terra sotto i piedi.
(Christian Grande – The Predestined – Tratto da Barche, Agosto 2026)


